Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Giuliano Ferrara nel solco di Scalfari

14 Maggio 2012

È da qualche tempo che seguo l’analisi politica di Giuliano Ferrara, i cui articoli leggo sempre volentieri.
Si dice che sia una persona intelligente, e non lo dubito. Ricordo (la mia età me lo consente) quando scriveva le sua analisi su “Quindici”, allora smanioso di cambiamento e addirittura assetato di rivoluzione.

Da sconosciuto quale era allora, ne ha fatta di strada fino a far parte di un governo Berlusconi, fino a diventarne consigliere personale, fino ad avere una trasmissione tutta per sé nel corso della quale, in pochi minuti, sfruculia sui vari temi del momento.
In sovrappiù dirige “il Foglio”, il quale passa, a mo’ del suo direttore, per un quotidiano intelligente. Guai – si mormora nei salotti buoni – non dare una scorsa al Foglio di Ferrara.

Ma Ferrara comincia a portare scalogna come porta scalogna Eugenio Scalfari. Ho letto infatti, ad opera di influenti penne giornalistiche, che quando Scalfari pontifica sia in qualche convegno sia nei suoi editoriali, chi segue le sue indicazioni fa capitombolo, e di quelli che lasciano le ossa malconce e doloranti per un po’.
Ferrara comincia a puzzare di Scalfari. Non credo che lui lo desideri, ma i fatti stanno proprio così.

Quando Fini lasciò il Pdl, la maggior parte dei pidiellini desiderava andare ad elezioni anticipate, da tenersi entro la fine dell’anno. Era l’estate del 2010. Avrebbero fatto cappotto. Contro questa eventualità non solo si scagliò la sinistra, consapevole di una sonora sconfitta nelle urne, ma anche Gianni Letta e Giuliano Ferrara, i quali facevano le ore piccole con Berlusconi per convincerlo ad essere più ragionevole. Che per loro significava e significa ancora oggi, praticamente, non urtare la suscettibilità del capo dello Stato.

Non vi è dubbio che entrambi devono soffrire una qualche empatia nei confronti di Napolitano; dal che si potrebbe dedurre che la sua figura domini spesso i loro irrequieti sogni e li induca, come fossero sonnambuli, a precipitarsi all’indomani e in tutta fretta da Berlusconi per consigliarlo di essere ragionevole. Così è accaduto che a forza di essere ragionevole Berlusconi è stato sbattuto fuori di casa.

Se Berlusconi, da coriaceo e combattente quale lo abbiamo conosciuto nel 1994, è diventato oggi una pavida marionetta nelle mani politicamente capaci ed abili del capo dello Stato, ciò lo deve alla sua infantile credulità, che lo porta ad enfatizzare chi gli mostra simpatia e gli sta vicino, riconoscendogli una infallibilità negata a se stesso. Finché non ritornerà a ragionare con la propria testa, Berlusconi potrà dirsi un ectoplasma politico.

Leggete cosa ha scritto ieri Ferrara:

“E l’occasione la pone proprio il governo Monti, e quel che ha significato come tregua fattiva, come continuità istituzionale, come cultura e logica sottratta alle tendenze belluine espresse dal vecchio sistema del bipolarismo imperfetto, anzi impazzito.”

È ancora il ritornello che va cantando da qualche settimana (insieme con Giampaolo Pansa). La santificazione dell’ammucchiata, l’unica scelta possibile per il bene del Paese.

Che la politica recessiva e merkeliana di Monti ha messo sul lastrico imprese e famiglie desertificando il Paese e facendo tabula rasa di ogni possibilità di crescita laddove si è generato solo cenere, non sfiora minimamente Giuliano Ferrara. Che gli elettori di Germania, Francia, Grecia e Italia abbiano sonoramente respinto la linea politica della Merkel,   massacrante per gli altri Stati salvo che per la Germania, non sfiora minimamente Giuliano Ferrara. Che la politica filo tedesca di Napolitano-Monti abbia commissariato il Paese, facendo del parlamento uno zombi inginocchiato al nuovo potere, non sfiora minimamente Giuliano Ferrara. Mi viene da chiedere che cosa sognasse quando scriveva su Quindici, se poi oggi considera democratica una maggioranza costruita, non dagli elettori, bensì da un colpo di mano, e considera deleterio dare la parola agli elettori, che nelle occasioni in cui l’hanno avuta, e da ultimo le amministrative, hanno chiaramente fatto capire che si deve cambiare rotta. E il governo non lo fa.
È diventato il popolo, per il giovanile rivoluzionario Ferrara, una massa di ignoranti che è bene tenere rinchiusa nell’ovile della insipienza e della nullità?

I popoli si stanno ribellando all’egemonia tedesca, perfino nella stessa Germania, e Ferrara si augura un’ammucchiata ben sapendo – come lo sa Napolitano – che ciò che i partiti dell’Abc potranno partorire, in seguito alle profonde differenze che li separano nei fini, è il classico topolino che nulla potrà contro la montagna di inefficienza del nostro Stato.

Sono già passati 6 mesi (e ormai ne mancano otto o nove al termine della legislatura) e le capacità di questo governo e della sua posticcia e sgangherata maggioranza, sono sotto gli occhi di tutti.La Confindustria, così critica ai tempi di Berlusconi, è tornata ad esserlo di nuovo nei confronti del governo Monti e denuncia la mancanza di prospettive per la nostra economia, finita in una recessione che più nera non si può.

Oggi anche il procuratore Grasso si è accorto che il governo Berlusconi non era quel demonio che l’opposizione e lui stesso dipingevano. Addirittura vorrebbe che lo si premiasse per l’efficace lotta condotta contro la mafia e per i notevoli obiettivi raggiunti.

Scrivo questo non per invocare il ritorno di Berlusconi, che non è augurabile almeno fino a quando resterà nelle mani di consiglieri troppo prudenti, o troppo furbi per essersi accorti della permeabilità dell’uomo politico, nonché della sua paura a trasformarsi, come gli aveva chiesto il suo elettorato, in un  bulldozer spazza tutto e porre le nuove basi per una democrazia moderna ed efficiente, ma piuttosto affinché i cittadini che ogni giorno stanno tribolando e si sentono impotenti reagiscano contro questa politica inconcludente e confusionaria.

Un altra occasione l’avranno la prossima domenica, in cui si terranno i ballottaggi.
Chiedano nei dibattiti di questi giorni ai vari sindaci in pectore, che cosa, ad esempio, intendano fare per l’Imu. Monti girerà infatti a loro la patata bollente. Tasseranno la prima casa? Metteranno definitivamente in ginocchio quei cittadini che faticosamente stanno pagando il mutuo per assicurarsi un tetto per la loro vecchiaia? Considereranno, come Monti considera, la prima casa una ricchezza da tassare come fosse il frutto di una rendita? O di una vincita al superenalotto?


Letto 1588 volte.


1 commento

  1. Commento by Fiorella — 14 Maggio 2012 @ 10:06

    :oops MA NON SI E’ ANCORA CAPITO CHE E’ STATA SOSPESA LA DEMOCRAZIA? CI RENDIAMO CONTO O NO DI COSA STA ACCADENDO??? NIENTE ALTRO DA AGGIUNGERE. CASSANDRA

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart