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LETTERATURA: Giovanni Tesio: “I più amati. Perché leggerli? Come leggerli?, Interlinea editore

13 Maggio 2012

di Francesco Improta

I più amati. Perché leggerli? Come leggerli? È questo il titolo, fin troppo esplicito, dell’ultimo saggio di Giovanni Tesio, professore universitario, giornalista e critico letterario. Va precisato, però, a scanso di equivoci, che non si tratta di un’opera per addetti ai lavori; non è, cioè, un saggio accademico che si basi su un’im ­palcatura filosofica o più specificamente estetica, ma una confes ­sione a cuore aperto sui motivi, decisamente personali, che lo han ­no indotto a leggere e sulle ragioni, tutte validissime e non solo emotive, che dovrebbero spingere ognuno di noi alla lettura. Non è un caso che Tesio parta dall’infanzia e dal primo approccio al mondo che non avviene tramite un contatto diretto con le cose ma con i segni verbali o visivi (illustrazioni a colori) delle stesse. Non meraviglia, quindi, quell’aura magica che si respira fin dall’inizio e che rimane in sottofondo anche quando Tesio con argomen ­tazioni incalzanti e raffinate citazioni procede alla definizione del ­la sua concezione della letteratura prima e della poesia poi.

Stupefatto sbalordimento e tenerezza disarmante accompagnano la scoperta da parte dell’autore di terre esotiche e di avventure fanta ­stiche nelle opere di Salgari, London e Stevenson e lo inducono a sentirsi come un puledro inesperto ma ghiotto di tutto. Il libro si divide in tre sezioni: la lettura, la letteratura e la poesia, il grande amore della sua vita. Quella poesia che non è solo un sistema secondario di comunicazione o una forma particolare di cono ­scenza che presuppone complicità tra il poeta e il lettore, ma anche un patrimonio di suoni e di voci, di echi e di citazioni, per accostare la quale ci vogliono virtù antiche come onestà, pazienza e umiltà. Ma è difficile se non impossibile definire la poesia e questo Tesio lo sa bene ed infatti evita affermazioni categoriche per evidenziare le caratteristiche e le possibilità che sono in un testo poetico o in un oggetto letterario: dalla musicalità, al ritmo, al fonosimbolismo, alla componente ludica che tutte insieme consentono al lettore di andare al di là del semplice contenuto che esso veicola, di balzare oltre gli steccati e i confini e di incontrare l’altro e l’altrove. Il linguaggio poetico, infatti, è universale “come è universale la ricerca della verità, che è la ragione stessa della poesia, la luce segreta che resiste al soffio maligno di ogni presunzione di certezza.” Non è un caso che nei regimi totalitari, come dice giustamente Hans Magnus Enzensberger, la poesia ab ­bia vita difficile (libri messi al rogo e poeti imprigionati o giu ­stiziati, valga per tutti l’esempio di Garcia Lorca) perché la poesia non solo invoca la libertà e cerca la verità, ma grida anche ciò di cui noi siamo defraudati “ciò che non siamo e ciò che non vogliamo”, direbbe Montale. Certo la poesia, come la bellezza – sempre che non siano la stessa cosa – non potrà salvare il mondo ma è vero che ci aiuta a sopportarlo, consolandoci e talvolta ren ­dendoci migliori; non è un caso che durante l’assedio di Sarajevo, come dice Izet Sarajlic, ricordando le serate di poesie che si protraevano fino all’alba ed erano gremite di persone, “Chi ha fatto il turno di notte per salvare il cuore del mondo? Noi, i poeti”.

Per quanto riguarda la letteratura che occupa la parte centrale del libro va detto che Tesio rifiuta e la letteratura di genere e soprat ­tutto quella letteratura di moda o di tendenza, come si dice oggi, che guarda soprattutto al fatturato e al profitto, come i breviari dei comici televisivi, le memorie della divetta di turno, le ricette facili o elaborate che hanno invaso la nostra penisola, trasformandola in un laboratorio enogastronomico, facendoci perdere quasi il gusto della tavola e della convivialità. Questo rifiuto non nasce da sprez ­zante disdegno ma da motivi ideologici e dalla convinzione che “La letteratura deve farci sognare. Non nel senso che ci induce a uscire dalla realtà, ma nel senso che sa trasformare la realtà nella magia di un riscatto, di una redenzione.” Ed è la scrittura a compiere questo miracolo, a trasferire la realtà su un altro piano e a indicarci una prospettiva di comprensione e di compassione nel momento stesso in cui ci immergiamo nella storia, tra le ferite e le sofferenze del mondo, a contatto con i vari personaggi e le diverse situazioni. Una letteratura, quindi, che deve essere sempre un luo ­go di tensioni e di conflitti, non di fughe ed evasioni, di domande inquietanti e problematiche, non di rassicuranti certezze. Il libro di Giovanni Tesio, che si legge piacevolmente quasi fosse un rac ­conto colto e raffinato, è ricco di citazioni. Non solo le tre sezioni di cui si compone ma i singoli capitoli sono preceduti da citazioni, suggestive, anticipatrici ed esemplificative, e per questo motivo vorrei porre fine a queste mie brevi considerazioni riportandone una di Mila Kundera che mi sembra particolarmente significativa: “La scienza è rozza, la vita è sottile, ed è per correggere questa distanza che la letteratura c’interessa.”


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