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Gli effetti del voto di fiducia

21 Dicembre 2010

Chi aveva cercato di attribuire al voto di fiducia del 14 dicembre scorso un valore puramente numerico (Fini tra questi), se ancora non si è reso conto che quel voto aveva ed ha un valore soprattutto politico, oggi ha modo di rivedere le proprie anche troppo affrettate e improvvide conclusioni.

La dimostrazione viene addirittura da Napolitano, il quale non ha potuto che prenderne atto e tagliare di netto ogni ipotesi di ribaltone.
Nel fare ieri gli auguri alle alte cariche dello Stato, ha usato parole molto decise e inequivocabili (il grassetto è mio):

“«Opererò in ogni circostanza, secondo regole e prassi costituzionali cui intendo doverosamente attenermi », ha sottolineato , «nei limiti del mio ruolo e delle obiettive possibilità, tenendo ben conto della volontà espressa dal corpo elettorale nel 2008. Opererò soprattutto perché ora e nel futuro, indipendentemente dalla definizione delle soluzioni di governo, si realizzi quello spirito di condivisione di cui ho detto ».” (Mi meraviglio che Libero e la Stampa abbiano saltato a piè pari questo passaggio fondamentale)

Del resto, Napolitano non ha fatto altro che confermare ciò che ha già praticato nel passato quando, riconoscendo la novità apportata dalla legge elettorale del 2005, assegnò gli incarichi a Prodi e così pure a Berlusconi.

Questa presa di posizione limpida e netta, che deve aver prodotto qualche mal di pancia nelle opposizioni, è una inequivocabile conseguenza della fiducia espressa dal parlamento al governo il 14 dicembre.
Tentare un ribaltone in un contesto di fiducia, sarebbe considerato dai cittadini un affronto e un sovvertimento della democrazia.

Ma non basta. Con le parole di Napolitano è stata posta definitivamente una pietra tombale su qualsiasi soluzione della crisi di governo che non passi dal consenso dei vincitori delle elezioni del 2008, ossia Pdl e Lega Nord. È inutile pensare, dunque, anche a nuove maggioranze in cui magari, insieme con le attuali opposizioni, si possano inserire frange minoritarie della maggioranza.

Sembra incredibile, ma proprio il voto parlamentare ha indotto Napolitano a sottolineare l’altro valore, sempre snobbato dai giochi di palazzo, riconosciuto in quella che è stata chiamata la Costituzione materiale, ossia il rispetto della volontà popolare.

Può essere che, accanto ai molti difetti che ho sottolineato nel passato (primo fra tutti il silenzio sugli affronti istituzionali di Fini), Napolitano possa accreditarsi come il primo presidente della Repubblica che ha consacrato il valore irreversibile del risultato elettorale.

In presenza di una turbolenza istituzionale che non ha precedenti (ieri proprio sull’Unità un articolo di Francesco Piccolo segnalava l’esigenza che Fini abbandoni la presidenza della Camera, rimproverando il silenzio della sinistra), l’affermazione di Napolitano è destinata a produrre nell’opposizione  qualche ripensamento.
Me lo auguro.

Opposizione che, come si legge sempre sul Foglio, conferma il suo sbandamento: «Crescono intanto i “mentecatti”, come Massimo D’Alema ha cortesemente definito quelli che non capiscono che Gianfranco Fini e Casini sono i naturali alleati della sinistra. »” (Anche qui, il grassetto è mio).
L’attenzione di D’Alema per Fini, come vedete, non demorde.

Ma anche Fini, sia pure indirettamente e sia pure mescolato ad altri, ha ricevuto la sua bella ramanzina dal capo dello Stato:

“Per questo, per farcela, è necessario guardare in modo impietoso alle debolezze da superare, alle sfide da non perdere e serve una piena consapevolezza dei rischi che si corrono. «Una consapevolezza dalla quale oggi siamo lontani », ha detto. «Ne sono lontani i fatti e le amare cronache della politica, i contenuti e i toni di una continua contesa che tanto incide negativamente sulla vita delle istituzioni repubblicane, soprattutto a livello nazionale, impedendo loro più fecondi confronti, precludendo loro più soddisfacenti risultati ».”

Mi sa che quella guerriglia parlamentare, tipo Vietnam, minacciata contro il governo da Fini e dai suoi, sia stata prontamente cancellata dall’ordine del giorno, stoppata sul nascere direttamente da Napolitano.

Forse qualcosa di buono si sta muovendo. Con gran fatica. A piccoli passi. Ma dobbiamo coglierli. Se son rose fioriranno.

P.S. Apprendo che l’on. Catia Polidori, per aver respinto la sfiducia al governo Berlusconi, è fatta oggetto di minacce e da martedì vive sotto scorta. Ho espresso qui la mia solidarietà. La vicinanza di tutti noi può confortarla.

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“Ma Berlusconi considera fugato il pericolo del ribaltone, anche in caso di crisi. E non soltanto per il recente voto di fiducia. Quel richiamo del Colle alla volontà espressa dagli elettori dimostra che «Napolitano non è Scalfaro ».”

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“Ma ciò che colpisce al termine di un’altra giornata ad alta tensione sono le parole di Vendola che dal suo osservatorio si domanda esterrefatto come faccia Bersani a stare con Fini. E Fini con Bersani e Di Pietro?”

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4 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 21 Dicembre 2010 @ 09:26

    Bart, scrivi: che la dichiarazione di Napolitano è una “inequivocabile conseguenza della fiducia espressa dal parlamento al governo il 14 dicembre”.

    Mi pare un’affermazione bizzarra, la tua.

    Napolitano tiene conto della volontà del corpo elettorale perché il Pdl ha vinto largamente le elezioni l’altr’anno; non perché il governo ha appena confermato di disporre di una risicata maggioranza (meno risicata, peraltro, di quella che aveva il precedente governo).

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 21 Dicembre 2010 @ 09:33

    E’ proprio questa esplicita dichiarazione di Napolitano, fatta per la prima volta in questi mesi, che è la novità portata dal voto di fiducia.

    In questi lunghi mesi di diatriba politica, quando l’opposizione richiamava la possibilità del ribaltone, Napolitano è rimasto in silenzio. Le volte che lo hanno tirato per la giacca, si è limitato a rispondere che nessuno può arrogarsi le sue prerogative e che quando arrivasse il momento lui agirebbe secondo la Costituzione. Il che induceva a pensare che avrebbe potuto anche acconsentire ad un ribaltone. Da ieri sappiamo esplicitamente che ciò non sarà possibile.

    Per me, questa dichiarazione esplicita è il frutto del voto di fiducia del 14 dicembre.

  3. Commento by Mario Di Monaco — 21 Dicembre 2010 @ 14:08

    E’ indubbio che il fallito tentativo della spallata al governo ha indotto Napolitano ad uscire finalmente dal guscio e a chiarire una volta per tutte che non esistono possibilità per ribaltoni di qualunque tipo.

    Il suo invito ad un maggior senso di responsabilità, e quello assai più influente rivolto ai cattolici dal Cardinale Bagnasco a tutela della governabilità nell’interesse del paese, hanno fatto breccia su Casini tanto da indurlo a dichiarare una sua possibile disponibilità per un sostegno esterno che consenta il proseguimento della legislatura.

    Ciò che resta da chiarire è se le aperture di Casini siano il frutto di un’ iniziativa assunta nella  veste di rappresentante del partito dei cattolici o anche in qualità di portavoce del nascente terzo polo.

    Le sue inclinazioni per la politica dei due forni è cosa nota, per cui, in ogni caso, la previsione che si prospetta per la futura navigazione del governo è quella di un mare in tempesta.

  4. Commento by Ponza — 23 Dicembre 2010 @ 23:28

    Secondo me è tutto fermo in attesa della sentenza sul “legittimo impedimento”. La questione è tutta lì. Sono tutti alla finestra ad aspettare, con Berlusconi che ritira fuori la riforma della giustizia, che detta da lui ha tutto un’altro significato.

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