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LETTERATURA: La particella di Dio

20 Dicembre 2010

di Vittorio Bacelli

  1. LHC

Dal Large Hadron Collider (LHC, grande collisore di adroni) dovrebbero nascere le microsingolarità e queste dovrebbero essere alla base della tecnologia dei viaggi nel tempo. Così si legge nei post di Titor. Ma cosa sta realmente succedendo a Ginevra? Gli americani dicono “the devil   is in the details” che in italiano vuol dire che il diavolo abita nei dettagli, ma anche dio, per la verità, non se la cava male quando si da da fare. L’LHC è l’acceleratore di particelle costruito presso il Cern di Ginevra, il più grande e il più potente mai costruito dall’uomo, lungo 27 chilometri a 100 metri al di sotto della superficie, immerso nel vuoto assoluto a -271 ° di temperatura, è costato ai contribuenti europei cinque miliardi di euro e dovrebbe confermare l’esistenza del Bosone di Higgs detto anche la Particella di dio, che fornisce la massa alla materia del multiverso e simula il big bang. E si è per la seconda volta inspiegabilmente fermato. Stavolta ci hanno trovato una mollica di pane. Si è saputo che una briciola aveva messo fuori uso una delle unità esterne di raffreddamento che mantengono la temperatura 1,9 gradi sopra lo zero assoluto. Si suppone che la briciola sia stata persa da un volatile o che sia caduta da un aereo. La vicenda ad una prima lettura sembrerebbe assurda e paradossale: una macchina progettata per accelerare i protoni e gli ioni presenti, fino al 99,9% della velocità della luce e scoprire l’origine del multiverso, è stata bloccata da una briciola di pane! Il più grande e costoso esperimento della moderna fisica, sconfitto da una panetteria anonima. Si potrebbe tirare in ballo il principio d’indeterminazione di Heisenberg per il quale i sistemi più sono complessi, più facilmente collassano. Giusto! Comunque quanto accade sembra materiale per il Vernacoliere   o per scienziati fortemente dotati del senso dell’umorismo. Ma c’è un precedente che rende più inquietante la storia. Quando l’LHC venne inaugurato , il 10 settembre   del 2008, un’esplosione di scintille, fiamme ed elio refrigerato lo ha spento. Fu un incidente bislacco e mai esaurientemente chiarito. Ma tre settimane prima della fatidica briciola, e precisamente il 13 ottobre del 2009, Denis Overbiye del N.Y.Times ha scritto: “ il LHC è pronto per ripartire, sarà il momento di verificare una delle più bizzarre e rivoluzionarie teorie scientifiche mai sentite. Sto parlando dell’ipotesi secondo la quale, a sabotare il travagliato sincrotrone sarebbe niente meno che il suo stesso futuro. Una coppia di affermati fisici ha suggerito che l’ipotetico Bosone di Higgs, che gli scienziati sperano di produrre grazie all’LHC, potrebbe essere a tal punto scabroso per la natura che la sua creazione sarebbe sufficiente a produrre un ritorno al passato da fermare il soncotrone prima che ne produca uno. Come un viaggiatore del tempo che tornasse indietro per uccidere il proprio nonno.”

I fisici di cui si parla sono Holger Bech Nielsen dell’Istituto Niels Bohr di   Copenaghen e il giapponese Masao Ninomiya dell’Istituto Yukawa di fisica teorica di Kyoto.

“È nelle nostre previsioni che ogni macchina che produca Bosoni di Higgs abbia cattiva fortuna. Si potrebbe quasi dire che abbiamo un modello di dio. Anche lui odia alquanto le particelle di Higgs e cerca di evitarle” questo è quanto ha scritto il dr. Nielsen. Tornando ai post di Titor, nella sua linea temporale, le microsingolarità ottenute dal LHC sono state la base della tecnologia dei viaggi nel tempo. Questo susseguirsi di fattori improbabili e incongrui continuerà a verificarsi al fine d’impedire la funzionalità del LHC, potrei ipotizzare che   una linea temporale del multiverso stia operando   per far sì che la nostra realtà non riesca a realizzare la funzionalità dell’LHC e di conseguenza resti tagliata fuori dalla tecnologia dei viaggi del tempo. C’è chi avrà giudicato che già fin troppe linee temporali stiano incasinando il tempo del multiverso.

  1. ROSWELL

 

Non soltanto gli ufo esistono e il Pentagono americano ne è a conoscenza da quasi sessanta anni, ma proprio agli alieni dobbiamo l’introduzione nel nostro quotidiano del laser, del transistor e delle fibre ottiche. A sostenere la tesi che non siamo soli nell’universo è stata una fonte autorevole: il colonnello Philip Corso, ufficiale dei servizi segreti statunitensi sotto Mac Arthur e Eisenhower e, responsabile in Italia dei servizi alleati durante la seconda guerra mondiale. Nel 1997 a Roma in occasione della presentazione del suo libro “The day after Roswell”[1] , Corso ha parlato del suo incontro ravvicinato con la tecnologia degli extraterrestri. Ecco la registrazione delle sue affermazioni, tra l’altro riprese anche dalla stampa italiana in quei giorni.

«La notte del 4 luglio 1947 una astronave aliena si è schiantata a Roswell nel New Mexico. Sui radar della vicina base militare apparve una serie di blip seguita da un’esplosione; poi si trovarono i rottami del disco volante e i cadaveri degli alieni. Quella notte io ero responsabile della sicurezza di Fort Riley nel Kansas. Due giorni dopo uno dei miei sergenti mi incitò ad aprire una delle casse di legno provenienti da Roswell. Fui sconvolto: dentro c’era qualcosa sommerso in un liquido gelatinoso e bluastro, una forma soffice e lucida come la pancia d’un pesce. Sulle prime pensai al cadavere d’un bambino, invece era una figura umanoide lunga un metro, con braccia e gambe lunghe e sottili, mani e piedi con quattro dita e una testa enorme a bulbo. Toccai quell’essere: la pelle grigiastra era come tessuto. Il corpo era destinato all’obitorio militare per l’autopsia. La vicenda non ebbe alcun seguito, per quindici anni il Pentagono mantenne il più stretto riserbo. Solo nel 1961 divenni capo della Divisione Tecnologica Straniera dell’esercito. Il generale Trudeau mi affidò lo studio di un archivio speciale: il Roswell filed. Mi resi conto che era stato deciso di studiare quella straordinaria scoperta. Durante la guerra fredda il pentagono era convinto che il governo pullulasse di spie sovietiche e che la stessa Cia convivesse col Cremino: quella documentazione non doveva finire nelle mani sbagliate! Dovetti agire con molta cautela: selezionai venticinque industrie locali leali alla patria e affidai loro dapprima solo informazioni tecniche e poi pezzi disaggregati dei materiali recuperati nel crash spaziale, in modo che nessuna conoscesse l’intero marchingegno. La tecnologia aliena ci è stata utile, straordinariamente. Da essa abbiamo sviluppato apparecchi come i circuiti integrati, i transistor, gli acceleratori di particelle. Nell’astronave c’erano fibre supertenaci, impossibili da tagliare o brucare, la cui struttura era simile a una ragnatela: ne abbiamo ricavato il kevlar. C’era un pezzo di metallo sottile e infrangibile: analizzandone la composizione molecolare scoprimmo l’esistenza di reti a fibre ottiche. Trovai una specie di torcia elettrica: non funzionava e pensai che mancassero le batterie. Invece messa sotto le radiazioni l’oggetto si accese: era il laser. Gli esseri che erano nel disco erano creature prive di corde vocali, in contatto telepatico fra loro, con quattro lobi cerebrali anziché due e con linfa al posto del sangue. L’autopsia[2] ha rivelato che erano dei cloni, degli umanoidi creati da intelligenze aliene per attraversare lo spazio. »

E così lo stilo laser fu consegnato alla Hugues Aircraft, il chip di silicio all’Ibm, il cavo vetroso alla Bells Laboratories, il tessuto kevlar alla Du Pont, il visore notturno fu invece trattenuto subito dal Pentagono, poiché si era a conoscenza che i tedeschi stavano studiando una cosa simile e già alcune ditte americane erano a contratto col Pentagono per una realizzazione similare.

  1. LUVATA E VIAGGI NEL TEMPO

 

Accostamento questo che sembrerebbe alquanto azzardato, ma se andiamo per ordine vedremo che vi sono molte concause che fanno pensare a dei presupposti, meno fantascientifici di quello che sembrerebbe. La LUVATA,   per oltre dieci anni si è impegnata nel progetto LHC per la fornitura di circa un terzo dei cavi superconduttori necessari per i dipoli magnetici di LHC, oltre al cavo per i rivelatori ATLAS e CMS. Dieci anni che hanno visto la partecipazione di numerosi tra giovani laureati e tecnici specializzati che hanno formato una squadra altamente qualificata. Ha sviluppato un metodo innovativo di produzione di fili superconduttori compositi metallici Cu/Nb/Ti. Ciò ha permesso una riduzione dei costi di fabbricazione e un miglioramento della qualità del prodotto, potenziando la competitività aziendale a livello mondiale. Tale metodo potrebbe in futuro essere esteso alla lavorazione ad elevato standard qualitativo di altri materiali compositi metallici. Una volta terminata la costruzione del   LHC (Grande Collisore di Adroni) di Ginevra   i fili superconduttori hanno subito una brusca frenata nelle richieste di forniture che sono attualmente riservate solo ad apparecchiature mediche. Da qui la crisi dell’azienda e la chiusura. Si definiscono superconduttori quei materiali che mostrano un complesso fenomeno non descrivibile dalla fisica convenzionale detto superconduttività o superconduzione. Al di sotto di una determinata temperatura detta di transizione alla superconduttività, in modo repentino cessano di avere alcuna resistenza al passaggio della corrente elettrica, ed espellono (completamente o in parte) i campi magnetici presenti al loro interno (Effetto Meissner). La temperatura di transizione, detta anche temperatura critica, dipende dalla natura del materiale e dalla presenza di campi magnetici e dalla densità di corrente che attraversa il materiale. In particolare il campo elettro-magnetico ostacola l’instaurarsi della superconduttività e abbassa la temperatura di transizione. La temperatura di transizione dallo stato normale allo stato superconduttore è molto diversa a seconda del materiale: nei metalli puri è di pochi kelvin sopra lo zero assoluto, mentre è più alta nelle leghe metalliche. In molti materiali ceramici contenenti rame e ossigeno è particolarmente alta: tali ceramiche hanno una temperatura critica di oltre 120 K e permettono di usare semplice azoto liquido, economico e facilmente disponibile, come refrigerante. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i migliori conduttori elettrici (rame, argento, oro) non sono di fatto superconduttori, o se lo sono presentano superconduzione instabile anche con minimi valori di campo magnetico, e solo a temperature assolute estremamente basse; sono invece buoni superconduttori i cattivi conduttori come il piombo e il niobio, che hanno temperature critiche più alte in assoluto per i metalli puri. Torniamo al Grande Collisore di Adroni, una delle sue utilizzazioni sarà la scoperta del il Bosone di Higgs che è una ipotetica particella elementare, massiva, scalare, prevista dal modello standard della fisica delle particelle. Nell’ipotesi che esista, sarebbe l’unica particella del modello standard a non essere stata ancora osservata. Essa giocherebbe un ruolo fondamentale all’interno del modello: la teoria la indica come portatrice di forza del campo di Higgs, che si ritiene permei l’universo. Il campo di Higgs, mediante rottura spontanea di simmetria dei campi elettrodebole e fermionico, conferirebbe la massa alle particelle. L’importanza del bosone di Higgs nel modello standard è anche dovuta al fatto che esso può garantirne la consistenza: infatti senza l’esistenza di tale bosone il modello standard si rivelerebbe inefficace, dato che descriverebbe processi con una probabilità maggiore di uno. Pur non essendo mai stata osservata, secondo una parte della comunità scientifica vi sarebbero alcuni indizi dell’esistenza di questa particella.   Altre teorie sostengono invece che la materia si originerebbe dal “vuoto quantomeccanico”, le 4 caselle nere tra i 50 elementi di “Classe A” e i 62 di “Classe B”, una sorta di canale del parto da dove viene partorita la massa delle particelle sub-nucleari e sub-atomiche che costituiscono gli elementi dal primo, l’idrogeno, all’ultimo, da poco battezzato Copernecio. Ma sicuramente l’LHC produrrà delle microsingolarità. Anche se questo punto non c’è accordo tra gli scienziati: dei lavori dicono che per ottenerle occorrerebbe una tale quantità di energia che adesso non possiamo disporre. Dal Large Hadron Collider (Grande Collisore di Adroni) dovrebbero comunque nascere le microsingolarità e queste dovrebbero essere alla base della tecnologia dei viaggi nel tempo. Così almeno si legge nei post di Titor. Ma cosa sta realmente succedendo a Ginevra? Gli americani dicono “the devil is in the details” che in italiano vuol dire che il diavolo abita nei dettagli, ma anche dio, per la verità, non se la cava male quando si da da fare. L’LHC è l’acceleratore di particelle costruito presso il Cern di Ginevra, il più grande e il più potente mai costruito dall’uomo, lungo 27 chilometri a 100 metri al di sotto della superficie, immerso nel vuoto assoluto a -271 ° di temperatura, è costato ai contribuenti europei cinque miliardi di euro e dovrebbe confermare l’esistenza del Bosone di Higgs detto anche la Particella di dio, che fornisce la massa alla materia del multiverso e simula il big bang, e se questo non succedesso potremmo dire addio al nostro modello standard dell’universo. E adesso dovremo parlare di John Titor, che è un sedicente crononauta che si è fatto conoscere pubblicamente attraverso alcuni forum di internet ad accesso libero. Il suo primo post, con nickname “TimeTravel_0”, è del 2 novembre 2000 sul forum del sito web del “Time Travel Institute”, che, diversamente da quanto suggerisce il nome, è un semplice gruppo di appassionati sulla tematica del viaggio nel tempo e non un istituto di ricerca scientifica sul viaggio nel tempo. Il suo ultimo post, dopo aver annunciato il rientro nel proprio tempo, è invece del 24 marzo 2001. Ciò che ha reso popolare John Titor a livello internazionale attraverso il tam-tam di internet, tanto da attirare l’attenzione dei media tradizionali, a partire dal 2004 anche italiani (come le riviste Nexus – New Times e Focus e il programma televisivo Voyager – Ai confini della conoscenza), sono state le sue dichiarazioni su come sia possibile realizzare il viaggio nel tempo e soprattutto sui futuri avvenimenti mondiali in quanto crononauta proveniente dal futuro. A prescindere infatti dalla veridicità o falsità di quanto affermato dall’utente di internet presentatosi come John Titor, il suo passaggio su internet ha alimentato molte discussioni su di lui e sul futuro dell’umanità. Sono le microsingolarità alla base della tecnologia usata da Titor per i viaggi nel tempo. Tra l’altro nei suoi post ha detto che questa tecnologia sarà fornita proprio dal LHC di Ginevra e che il CNR scoprirà la dinamica virtuale dei buchi neri, cosa successa anni addietro proprio al CNR di Pisa. Non resta che attendere il futuro quando con l’uso delle microsingolarità si   arriverà ai viaggi nel tempo e quando per ottenerle occorreranno di nuovo i nostri superconduttori. A questo punto chissà se una rinata LUVATA tornerà strategica.

  1. DRONI E ADRONI

 
Assai divertente la confusione dei due termini, causata con molta probabilità dal solito correttore automatico. Un tempo i refusi derivavano da errori nella battitura con la macchina da scrivere, o erano vere e proprie sgrammaticature dovute a chi batteva il testo. Comunque i refusi sono quegli “orrori” di battitura che sfuggono sempre durante la stesura, lettura e rilettura del testo. E più si ricercano, più sono sfuggenti. Così oggi scrivendo un pezzo sul LHC mi sono trovato stampati su carta sul web dei droni al posto degli adroni. Come se a Ginevra si divertissero a far scontrare tra loro dei modellini di aereo spia del tutto robotizzati e armati alla grande! Ma rimettiamo ordine al verbo. Un Unmanned Aerial Vehicle, tradotto letteralmente dalla lingua inglese veicolo aereo senza pilota (autonomo o pilotato a distanza), conosciuto internazionalmente con il suo acronimo UAV, è il termine con cui si definisce la categoria di veicoli che volano senza l’ausilio di un pilota a bordo. Vengono chiamati informalmente droni, italianizzando la parola inglese che significa fuco. Questi mezzi possono essere completamente automatizzati (cioè seguire un profilo di volo pre-programmato) o essere telecomandati a distanza da una stazione fissa o mobile. A lungo i droni sono stati considerati solo un sistema di addestramento per piloti o utilizzati come operatori di batterie antiaeree e operatori radar. Con l’evolversi delle tecnologie implementate hanno fatto la loro comparsa anche i cosiddetti UAV Tattici, aerei senza pilota con strumenti di ELINT (Electronic Intelligence) e macchine fotografiche o telecamere per il controllo del territorio (UAVP,Universal Aerial Video Platform), e anche con dotazioni di armi.

In fisica, un adrone (dal greco adrí³s, forte) è una particella subatomica soggetta alla forza nucleare forte. Non è una particella fondamentale, bensì è a sua volta composta da fermioni come quark e antiquark, e bosoni come i gluoni. Questi ultimi sono responsabili della forza cromodinamica che lega i quark   gli uni agli altri. Come tutte le altre particelle subatomiche, il numero quantico degli adroni è stabilito secondo le rappresentazioni del gruppo di Poincaré : JPC(m), dove J è lo spin, P la parità, C la coniugazione di carica e m la massa. Inoltre gli adroni possono avere un “sapore” come l’isospin (o parità G) o strangeness etc. La famiglia degli adroni è ulteriormente suddivisa in tre sottogruppi: barioni: formati da tre quark, come i protoni e i neutroni; barioni esotici, incluso il pentaquark, una particella composta da cinque quark; mesoni: formati da coppie quark/antiquark, come i pioni e i kaoni. La branca della fisica subnucleare che si occupa dello studio degli adroni è detta fisica adronica.

Sempre scorrendo gli ultimi testi da me scritti, ad un certo punto vedo che il principio d’indeterminatezza di Heisenberg , s’è muta in principio d’indeterminazione: altro errore del correttore, o distrazione dell’Autore?

E con questo penso d’aver rimesso a posto il vocabolario, anche quello dei termini esotici.

  1. APPUNTI SUI VIAGGI NEL TEMPO

 

Cercando di capire ciò che Titor ci ha scritto, alla base della tecnologia dei viaggi del tempo ci sarebbero:

1)       le microsingolarità, e queste saranno ottenute dagli esperimenti del LHC e il loro modello virtuale è già stato ottenuto dal CNR;

2)       gli orologi atomici, tre per ogni macchina del tempo;

3)       il raggiungimento della teoria unificante che comprende e unifica: magnetismo, elettricità e gravità. Teoria unificante che né Einstein, né Tesla riuscirono pienamente ad ottenere. Le equazioni di Maxwell, che ebbero come punto di partenza le scoperte di Faraday, saranno ulteriormente ampliate fino al raggiungimento della teoria unificante. Il matematico italiano Sabato Sala ha già dato un forte contributo a questo con la simmetrizzazione delle equazioni di   Maxwell con l’introduzione del campo gravitazionale.

Microsingolarità, tempo, elettricità, magnetismo e gravità, sempre secondo Titor ci permetteranno di raggiungere la tecnologia necessaria per i viaggi nel tempo. Non ci resta che attendere.
______________


[1]       In italiano “Il giorno dopo Roswell”, ed. Pocket Books, acquistabile dal catalogo Hera Books.

[2]     Santilli footage?


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3 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: La particella di Dio — 20 Dicembre 2010 @ 08:33

    […] Approfondimento fonte:   Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: La particella di Dio […]

  2. Commento by Carlo Capone — 20 Dicembre 2010 @ 20:21

    Complimenti per la tua opera divulgativa. E però a sentir parlare di multiverso mi manca l’aria. Tutta l’ impalcatura ancorata, pur se non voglio ammetterlo, a un’idea di universo venuto da zero, all’eco di quel suono si contorce. Multiverso!   parola dal sublime orrore, tu generi un vento freddo che annichilisce, susciti pensieri i più cupi sul far della sera, provochi nella mia anima stanca, ammesso esista, un senso di finitezza che nessun angelo potrà lenire. Meglio, assai più caldo e consistente, al diavolo Oddifreddi e le sue sarcastiche considerazioni, l’alito di quel bove e di un asinello, la soffice coperta della neve, il canto notturno di quel pastore errante. E il sonno, senza fine, sincero,  di Benino.

     

    Buon Natale a tutti

     

    Carlo Capone

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 20 Dicembre 2010 @ 23:31

    Anche a te, Carlo, e ai tuoi cari.

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