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Gli elettori del centrodestra lasciano Berlusconi?

14 Agosto 2011

Sta suonando un campanello d’allarme spaventoso. L’ultima manovra finanziaria, che la sinistra denigra, non piace agli elettori del centrodestra. Parrebbe una contraddizione. Ma che cosa sta succedendo? Sta succedendo che abilmente l’opposizione ha portato Berlusconi (complice Napolitano?) a tradire il programma votato dai suoi elettori. L’uomo che non avrebbe mai messo le mani nelle tasche degli italiani, ce le ha infine messe, e proprio in quelle dei suoi elettori.

Personalmente sono convinto che la manovra anziché contenere la tassa di solidarietà, avrebbe dovuto essere più drastica ed immediata nella eliminazione della voragine delle spese improduttive ed inutili che contagiano da anni il nostro Stato.

Se poi tutto ciò non fosse stato sufficiente a creare un circolo virtuoso, lo Stato avrebbe dovuto convincersi della necessità di vendere perfino i gioielli di famiglia, come farebbe un qualunque capofamiglia quando si trovasse con l’acqua alla gola.

Qualcuno ha già fatto notare che ci sono proprietà immobiliari appartenenti allo Stato, che non solo non sono utilizzate ma sono ridotte ad uno stato di abbandono imperdonabile, visto che non ci sono i soldi per la manutenzione necessaria. Perché allora non si vendono e si fa cassa? Che ci stanno a fare? Spesso sono palazzi di consistente valore economico che troverebbero comunque un compratore.
Vendere, dunque, vendere e poi vendere.

Fossi stato io al governo avrei perfino proposto di vendere, a precise condizioni ovviamente,la Fontanadi Trevi come fece Totò, o addirittura il Colosseo, i Fori Imperiali, e così via.
Sono beni che resterebbero in Italia e a disposizione del mondo intero, come ora.

Naturalmente una tale proposta susciterebbe scandalo, ma i cittadini la preferirebbero molto probabilmente al continuo ed esoso tartassamento.
Infatti, finché non ci saremo liberati dei circa 1.900 miliardi di debito, gli italiani si troveranno continuamente di fronte allo stesso problema. Mettere le mani in tasca per pagare gli interessi ai creditori che hanno acquistato i nostri titoli.

Chi sa, invece, che con la vendita di palazzi e gioielli storici non solo si elimini il debito ma si possa mettere in cassa qualche riserva per far fronte alle emergenze create da una globalità che nessuno riesce più a controllare.

E che dire, poi, del denaro che, eludendo le regole di trasparenza imposte dalla legge sul finanziamento ai partiti, affluisce anonimamente nelle casse delle varie Fondazioni costituite da tutte le formazioni politiche, tanto di destra quanto di sinistra, per intercettare (questo e non altro è il loro vero scopo) una massa, divenuta consistente, di denaro sottratto alle risorse del Paese? Perché non incamerare il loro patrimonio accumulato grazie al raggiro della legge?

Oggi siamo arrivati al punto che Maurizio Belpietro invita il ceto medio a fare un nuovo partito anti-tasse, promettendo di dargli voce.
Mario Sechi, scrive un pezzo che per pessimismo somiglia al mio di stanotte intitolato: La politica e il sesto senso degli artisti”. Franco Bechis dichiara di autosospendersi dal centrodestra, Marcello Veneziani non ne può più, Nicola Porro sottolinea le contraddizioni di questa manovra criticandola aspramente. Alle redazioni dei giornali di centrodestra continuano ad arrivare lettere arrabbiate di elettori che dichiarano di essere delusi e che non voteranno più Berlusconi. Solo Sallusti sta resistendo.

Per parte mia, ho l’impressione che Berlusconi sia caduto in un tranello più sofisticato di quello che lo trascinò nella ormai impantanata guerra libica.

Difficile pronosticare come se ne uscirà. Spero in ogni caso che un sereno confronto in parlamento consenta di dare a questa manovra una direzione più decisa, più sensata (leggo che si vorrebbe chiudere l’Accademia della Crusca), più pragmatica, e il più possibile equa.

Altri articoli

“Le poltrone e i tagli Le scelte non fatte dalla classe politica” di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Qui.

“L’ultima sorpresa? Il presidente differente” di Giuliano Ferrara. Qui. Da cui estraggo:

“Scalfaro fu intrigante e ribal ­tonista, fece carne di porco delle istituzioni, alimentò il sa ­cro fuoco dell’odio antiberlu ­sconiano, del disgusto verso la gens nova che aveva cambia ­to a colpi di voto il sistema poli ­tico italiano, fu moralista aspro e insincero e indulgente con sé stesso.”

“Bruxelles promuove la manovra: “Adesso servono tempi rapidi”. Qui.

“E anche Silvio si è pentito: “Così tradisco me stesso” di Barbara Romano. Qui.

“Il fattore umano di Silvio contro le Borse ciniche” di Paolo Guzzanti. Qui. Da cui estraggo:

“Di fronte a queste falle derivate da antichi vizi la speculazione agisce come le colonie batteriche: dove c’è la ferita attacca, provocano febbri mortali aspettando di guadagnare dalla tua sofferenza e dalla tua morte. In questa situazione feroce, darwiniana, da colpi di clava, abbiamo rivisto in gioco un Berlusconi capace di portare a casa un risultato tecnico e politico in cui ha potuto spendere con successo la sua umana abilità a mediare, fare pressione, assediare umanamente, convincere, riscuotendo quel che aveva seminato con la sua prorompente personalità che nel bene e nel male lo rendono eccezionale e anzi unico sul palcoscenico della politica mondiale.
Naturalmente è improbabile che qualcuno gli darà merito di questa capacità, anche nelle sue stesse file che sembrano scompigliate e spesso impazzite, prese dalla tentazione di separarsi, distinguere, dividersi, «fare corrente ».”

“I soldi non ci sono? Allora non spendete” di Giancarlo Perna. Qui.

“Silvio fermati: lettera aperta” di Maurizio Belpietro. Qui.

“Bossi e Giulio mi han fregato. Sospetti: c’è un patto segreto?” di Salvatore Dama. Qui.

“Quel patto non rispettato” di Mario Sechi. Qui.


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Bart