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LETTERATURA: I fratelli Grimm, Jakob e Wilhem #1/2

15 Agosto 2011

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

Tutti conoscono i Fratelli Grimm, personalità di cui la loro patria, Hessen, e la Germania intera vanno giustamente fieri. Le loro fiabe,  raccolte, rielaborate, limate e pubblicate nella prima metà dell’Ottocento, con l’ambizioso titolo “Fiabe per bambini e del focolare”, costituiscono il libro più letto nel mondo dopo la Bibbia; ma pochi sanno che questi due studiosi rappresentano un vero “miracolo” di scienza, avendo la loro instancabile attività spaziato in settori diversi e molto significativi della cultura tedesca. I due fratelli, che non erano gemelli, essendo nati in rapida successione ad Hanau nerll’Assia – Jakob a gennaio del 1785 e Wilhelm a febbraio del 1786 -, incarnano quelle “stimmate” da molti considerate tipiche del popolo tedesco, dimostrandosi fin dagli anni della giovinezza  precisi, metodici e soprattutto infaticabili lavoratori. Presto orfani – il padre Philipp Wilhelm apprezzato funzionario muore a soli 45 anni (1796) lasciando la famiglia in precarie condizioni economiche… – toccherà al figlio più grande, Jacob di appena undici anni, assumere la responsabilità di capo famiglia, di lì a poco “costretta” ad emigrare a Kassel, ospiti della generosità della zia materna Henriette Zimmer, che consentirà a fratelli più grandi di frequentare il locale liceo. In questo periodo i fratelli cominciano a distinguersi per la loro sete di sapere, nutrita dalla lettura di una serie molto nutrita di libri e scolasticamente premiata da una prematura maturità, contraddistinta da voti semplicemente esemplari (soprattutto quelli di Jacob). Iscritti alla elitaria Università “Philippina” di Marburg, dove vigeva già allora il “numerus clausus”, frequentano la facoltà di giurisprudenza, anche se avrebbero preferito dedicarsi a studi diversi, Jacob a materie scientifiche e Wilhelm alla medicina. In quella cittadina romantica avviene l’incontro col professore Carl von Savigny, un luminare nelle   materie giuridiche. Questo insigne studioso, intuita la particolare indole dei due fratelli, sarà il loro più convinto estimatore e metterà subito a disposizione di quei precocissimi “ curiosi” la sua ricca biblioteca privata. In questo contesto nasce e si afferma l’ammirazione di Jacob per i “Minnelieder”, antologia di poesie scritte in un linguaggio incomprensibile, che rimarrà tra le esperienze più significative della sua vita. Per quegli strani scherzi del destino – più tardi definiti da Karl Marx “la ragione d’essere del caso” –   cognato di Savigny doveva diventare Clemens Brentano, allora impegnato assieme a Achim von Arnim nella raccolta di vecchi “Lieder” popolari, tramandati per scritto o oralmente, che alcuni anni dopo avrebbero costituito il nocciolo di quella pubblicazione in tre volumi – “Des Knaben Wunderhorn” -, che l’autorevolissimo Goethe saluterà come l’opera più significativa del Romanticismo tedesco. La  passione dei due studiosi, caratterialmente diversi e provenienti da regioni lontane – da Francoforte Brentano, da Berlino von Arnim – e considerati tra le figure più eminenti del nascente “Romanticimo”, si dimostrerà contagiosa per i due giovani fratelli. Infatti proprio in quegli anni di inizio secolo (1800) Wilhelm   avrebbe scoperto i primi bagliori del nuovo movimento letterario tedesco, nato dalle esperienze dello “Sturm und Drang”, constatando al contempo che il loro futuro sarebbe stato indissolubilmente legato. Così i due fratelli, approfittando delle loro enormi doti intellettuali, che per certi versi si compendiavano, avrebbero dato vita ad un binomio di vitale importanza per la cultura tedesca. Tutto questo accadeva all’inizio del secolo; che avrebbe assistito alla nascita e alla affermazione del “romanticismo” tedesco, periodo tra i più prolifici dell’intera storia letteraria della Germania; un periodo in cui veniva finalmente superato il complesso di inferiorità che aveva fino ad allora caratterizzato la letteratura tedesca,   ancora convinta di non poter tenere testa alla cultura di altre nazioni europee. Era questo un periodo in cui la “Teuschland” era letteralmente soffocata da una miriade di staterelli responsabili della “Deutsche Misere”, triste retaggio di un periodo di oscurantismo cui non aveva dato lustro il far parte del “Sacro Impero della Nazione Germanica”. Un periodo in cui l’intellighenzia letteraria guardava con invidia e ammirazione all’Italia di Dante, Boccaccio e Petrarca, all’Inghilterra di Shakespeare, alla Francia di Voltaire, alla Spagna di Cervantes…  La pubblicazione del 1805 “Des Knaben Wunderhorn”, impreziosita da una introduzione redatta dallo steso Goethe, avrebbe in un sol colpo ridato dignità alla letteratura germanica, portandola a quel livello auspicato fin dal XVII secolo dalla letteratura tedesca. Questa antologia di vecchi “Lieder”, recuperati grazie alla laboriosa e minuziosa ricerca di due giovani studenti, già famosi per i loro studi iniziati ad Heidelberg e poi continuati nelle Università di Marburgo e Gottinga,  avrebbe avuto l’incommensurabile merito di dare  una tradizione  alla storia e alla letteratura   di quel Paese il cui ruolo era stato fino ad allora inesistente nella cultura europea. I fratelli Grimm restarono letteralmente ammaliati da quell’opera che in qualche modo coincideva con i loro sogni editoriali e si “sposava” mirabilmente con l’attività da tempo intrapresa. Tutta questo tra l’altro avveniva in un periodo storico che avrebbe finito col favorire l’attività culturale dei giovani studiosi dell’Assia. Capitale del Regno della Westfalia, appena creato in occasione della pace di Tilsit da Napoleone Bonaparte nel 1807, sarebbe inaspettatamente diventata Kassel e per il governo del Regno designato dallo stesso Imperatore il fratello più giovane, Geronimo. Jakob Grimm, che grazie al suo “maestro” Savigny aveva già fatto un’esperienza di ricerca scientifica, accompagnandolo nel 1805   a Parigi, era in quel periodo senza occupazione essendogli stato negato il posto di direttore della locale   biblioteca, doveva ricevere la proposta di diventare bibliotecario “privato” del nuovo Re della Westfalia, Geronimo, e così, grazie allo stipendio non disprezzabile di 2000 Franchi, presto aumentati a 3000, avrebbe potuto permettere alla numerosa famiglia, proprio allora privata dell’affetto della madre (deceduta il 27 maggio 1808), un decoroso tenore di vita. La sua carriera presso la corte di Geronimo doveva tra l’altro essere contraddistinta da diverse “promozioni”, grazie alla stima di cui godeva da parte del  giovane sovrano. Un altro evento decisivo si sarebbe verificato in quel periodo, e precisamente il trasferimento da Heidelberg a Kassel di Clemens Brentano che, assieme a Arnim, era fermamente intenzionato a dare seguito alla fortunata pubblicazione del “Wunderhorn”.   Il sodalizio letterario di questa nuova “fatica” si sarebbe per l’occasione arricchito della collaborazione dei fratelli Grimm, da tempo impegnati in una ricerca simile,   e che proprio allora era sul punto di ottenere i meritati riconoscimenti, puntualmente concretizzatisi subito dopo con la pubblicazione del secondo e del terzo volume (1808).Ma non fu solo la collaborazione a quell’opera, che, potendosi anche   fregiare dell’introduzione di Goethe, fu considerata il capolavoro del Romanticismo tedesco, a monopolizzare l’attività dei due Grimm. Essi, muovendosi nel solco delle tradizioni popolari, continuarono ad arricchire i loro studi, consultando vecchi libri di poesie e ricopiando interi testi allora   totalmente sconosciuti, nonostante i lavori che sull’argomento aveva pubblicato il poeta e critico letterario Ludwig Tieck e il letterato di Weimar Carl August Musäus. Loro obiettivo era quello di pubblicare una “storia della poesia popolare” e a questo ambizioso progetto rimasero   fedeli per tutta la vita.


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Bart