Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Gli italiani non perdonano i traditori

20 Novembre 2013

Da qualche tempo, almeno in politica, gli italiani hanno acquistato una memoria da elefante. Prima dimenticavano facilmente. Forse il relativo benessere li rinchiudeva in un malsano egoismo che li faceva propendere verso il quieto vivere. Chi se ne fregava dei traditori, badassero loro alla propria coscienza; a noi era più che sufficiente che la mesata ci consentisse di toglierci qualche soddisfazione in più.

E poi di tradimenti ne avevamo consumati un po’ tutti, specialmente in occasione delle due ultime guerre mondiali. Partiti alleati con Tizio, lo abbiamo abbandonato quando le cose si son messe male e siamo passati armi e salmerie al nemico. Da qui la diffidenza che tante nazioni continuano a nutrire per il nostro Paese.

Ma i tempi sono cambiati e le vacche grasse sono un ricordo del passato. Dobbiamo fare il conto del centesimo per non sgarrare a fine mese. Così siamo diventati più attenti a ciò che ci circonda e soprattutto ai comportamenti umani. I politici sono i primi ad essere stati messi sotto il mirino. Mentre noi tiriamo la cintola e continuamente siamo bersagliati da nuove tasse, essi attraversano la lunga crisi senza mai essere scesi dalla carrozza a sporcarsi le scarpe nel fango. Sanno proteggere i propri privilegi e si sono circondati di lacchè (burocrati e giornalisti in primis) i quali fanno a gara a mettere la sordina alla protesta popolare che li vorrebbe coinvolgere nei sacrifici.
Si mantengono incipriati come tanti aristocratici e cicisbei, mentre s’ingrossa sempre di più la fetta dei cittadini che vanno in giro con le toppe al sedere.

Il popolo si è incattivito, e nella cattiveria inasprita dall’ineguaglianza dei diritti e dei doveri ha messo in conto perfino la tolleranza di qualche proprio gesto inadeguato, visto che non c’è più tempo ne ci sono utilità per fare distinzioni.
I politici sono considerati i più responsabili del degrado morale ed economico, più ancora del potere economico e finanziario vero e proprio, poiché quest’ultimo fa il suo mestiere, mentre i politici, anziché difendere gli interessi dello Stato e dei cittadini, si sono messi al loro servizio. Un peccato diventato odioso ed intollerabile ora che la crisi morde sul vivo della carne e annulla anni di lavoro e di sacrifici.

Così succede che il nostro capo di Stato è il simbolo ormai di colui che si è messo alla guida di una governabilità precaria, spocchiosa ed irreverente, piena di contraddizioni e manifestamente inadeguata, se non addirittura incapace. La sua caparbietà ad intervenire sui processi democratici onde far prevalere il proprio punto di vista ha prodotto tolleranze e devianze che hanno modificato una consolidata interpretazione della democrazia, così che, ad esempio, il ricorso alle urne onde correggere un pasticcio che sempre di più si avvita e si ingarbuglia, viene considerato un insulto nei confronti di una regia superiore che ha preso il posto della sovranità popolare, e che viene considerata intoccabile per interessi che nessuno riesce a capire, visto che sono gli stessi interessi sempre richiamati nei momenti precedenti all’avvio di una consultazione elettorale, e che puntualmente smentiscono gli allarmismi partigiani e ingannevoli.

Napolitano, non vi è dubbio, sta tenendo in piedi, per ragioni prigioniere della sua sola fantasia, un governo i cui componenti, a partire dal presidente del consiglio, hanno tutti o un braccio o una gamba rotti e ingessati, incapaci di movimenti e di decisioni sensate, sballottati dai marosi di una rotta intrapresa senza nocchiere, poiché il capo dello Stato non è senza alcun dubbio il nocchiere che la situazione richiede, confusionario e contraddittorio.
Osservate con quale vigore si è permesso (e non gli compete affatto) di difendere il ministro Cancellieri, colpevole di una telefonata assai più grave di quella per cui Silvio Berlusconi è stato condannato a 7 anni con sentenza di primo grado.

Può uno Stato andare alla malora guidato com’è da un presidente della repubblica incapace e confusionario e da un governo, sua emanazione, composto da personaggi che paiono usciti, ingessati e incerottati, da tanti incidenti di percorso?

La confusione e il disordine sono arrivati ad un punto tale che il tradimento e la mancanza di lealtà nei confronti dell’elettorato sono diventati i più perfetti paradigmi di questa mortifera situazione, così che, ove non si provveda a tempo, non mancherà molto che l’Italia sarà paragonabile solo ad uno Stato africano o sudamericano.

I tradimenti ultimi di Alfano e compagni e il mancato pudore istituzionale di Vendola e della Cancellieri, non sono altro che il frutto di una degenerazione che ha preso le mosse, senza alcun dubbio, dalla combinazione, nel 2010, intercorsa tra le bordate antigovernative del presidente della camera Gianfranco Fini e la tolleranza colpevole del capo dello Stato.
Da allora tutto è precipitato e non esiste più dignità e moralità politica, andate a ramengo.

La politica è arrivata ahimè al suo degrado massimo, e non sa più riconoscere neppure le menzogne, i mancati impegni, i tradimenti, i voltagabbana. Tutto il corpo politico si è gravemente ammalato, inquinando e infettando le istituzioni.

Ma fortunatamente abbiamo visto, dall’esempio di Fini e anche un po’ di Casini e Monti, che il popolo oggi non è più distratto come una volta, e non dimentica. Chi è un traditore ed un incapace,seppure non sarà riconosciuto tale dal sistema corrotto che guida verso gli abissi la nave Italia, non per questo si dovrà credere al sicuro dalla dura punizione che l’elettorato si prepara ad assestargli. Sarà un uppercut da tappeto.


Letto 1387 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart