Uno straordinario articolo di ieri apparso sul Sole 24 Ore a firma dell’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt (qui), in cui invita la Germania alla solidarietà con gli altri Paesi europei, e soprattutto nei confronti di quelli in difficoltà, mi ha dato un po’ di speranza che qualcosa si stia muovendo anche all’interno di quella importante Nazione.
In particolare mi sono piaciuti i seguenti passi, che esprimono concetti ai quali anch’io faccio riferimento da qualche mese:
“Noi tede schi abbiamo buone ragioni per essere ricono scenti e abbiamo l’obbligo di ricambiare con digni tà la solidarietà ricevuta. Sono convinto che rien tri nell’interesse strategico a lungo termine della Germania non isolarsi e non farsi isolare. L’isola mento all’interno dell’occidente sarebbe pericolo so, ma nell’Unione europea o nella zona euro an cor più rischioso. Ritengo che questo vada ben ol tre qualsiasi altro interesse di partito.”
E poco più avanti:
“Per forza di cose divente rà inevitabile anche un indebitamento comune che noi tedeschi non dobbiamo rifiutare per ra gioni di egoismo nazionale.”
Era importante che qualche illustre tedesco ricordasse al suo Paese quanto esso debba alla solidarietà europea, e che se oggi è la potenza che tutti conoscono, ciò è dovuto al rifiuto dei Paesi vincitori dell’ultima guerra di tenere isolata la Germania, come avrebbe meritato la follia del Terzo Reich.
Spero dunque che non ci sia bisogno di un nuovo sbarco in Normandia e che l’Europa sappia ritrovare la sua unità applicando quello spirito di solidarietà necessario a fronteggiare un futuro assai complesso e difficile.
Ho pensato allo sbarco in Normandia, perché gli Usa si stanno mobilitando con continue richieste all’Europa e in specie alla Germania di assumere decisioni rapide per evitare il crollo dell’euro.
Per gli Usa l’ostinazione della Germania a non assumere responsabilità comuni con gli altri Paesi europei equivarrebbe infatti ad una nuova Pearl Harbour, naturalmente finanziaria, senza bombardamenti dall’alto, ma egualmente distruttiva.
Il limite massimo per poter avere un’idea più precisa su ciò che accadrà non solo in Europa, ma nel mondo, è dunque affidato al vertice europeo di fine giugno.
Fino a quel momento non dobbiamo rifiutare la speranza.