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Grandi applausi quando Scalfaro varò la par condicio. Ma oggi…

12 Marzo 2010

Oscar Luigi Scalfaro qualche novità in politica degna di attenzione ce l’ha portata.   Cominciò, se non ricordo male, all’indomani del risultato elettorale che vide vincitore Berlusconi nel 1994, affidando a quest’ultimo l’incarico a condizione che firmasse una dichiarazione di fedeltà alla Costituzione, qualcosa di aggiuntivo ai giuramenti tradizionali che ogni compagine di governo rilascia al momento dell’insediamento.

Passarono pochi mesi e, taffete, si arrivò al ribaltone. A questo punto fu giocoforza pensare che quest’uomo era nato con il genio di Leonardo, capace di scrivere anche lui il famoso Codice, che se lo disputano a suon di miliardi i paperoni del mondo.

Non ci si era sbagliati. Un giorno che aveva dormito bene, fatto una buona colazione ed era in vena creativa, e si era perfino ripassato un po’ di Cicerone, s’inventò la par condicio.

Ancora con la speciale lampadina del genio accesa sopra la testa, si affacciò alla finestra del Quirinale e si strofinò il petto con entrambi i pugni, si gongolò e si compiacque, proprio come Nostro Signore quando ebbe costruita la Terra. In quel momento, per la verità, nella piazza non c’era nessuno, solo qualche colombo smagrito e spennacchiato e qualche camionetta della polizia. Ma lui sapeva che di lì a poco per tutta la penisola si sarebbero elevati ovazioni e applausi. Una cosa del genere non l’aveva pensata mai nessuno in tutto il mondo!

È passato qualche lustro, però, e tutto si sgretola. Il lavoro di una vita sta per andare in fumo. Il ribaltone, ormai, costituisce la vergogna di chi lo fa, e i partiti, dopo l’ultimo ribaltone tra Prodi e D’Alema, temono le ire della piazza. La tesi di Scalfaro secondo la quale, una volta che l’elettore si è espresso, il parlamento può anche mandarlo al diavolo, non va giù alla gente. Se fra poco passerà l’elezione diretta della maggioranza e del premier, il ribaltone sarà bell’e sepolto per sempre. Un reperto archeologico tra i più infami. Gli storici dei millenni futuri, se lo scoveranno tra gli archivi, ne resteranno impietriti come rimase impietrito tutto il mondo il giorno che le truppe di liberazione entrarono a Auschwitz.

E la latinorum par condicio?

Finita nello scolapasta. Addirittura chi al tempo di Scalfaro ne doveva essere colpito, ossia Berlusconi, che capeggiava il partito di maggioranza e quindi aveva diritto a più tempo nelle trasmissioni elettorali, oggi è indagato dalla magistratura di Trani perché avrebbe fatto “«pressioni » per arrivare alla chiusura di “Annozero” di Michele Santoro e in cui si lamenterebbe tra gli altri anche di “Ballarò” e “Parla con me”.”

Dovete sapere, infatti, che gli azzeccagarbugli della nostra politica ci vogliono dare ad intendere che i talk show non hanno niente a che vedere con le tribune elettorali, e quindi non si possono impedire trasmissioni del genere in campagna elettorale. Una sentenza del Tar del Lazio (ancora lui!) dà loro ragione.

Ora mi domando se davvero trasmissioni come queste di Porta a Porta, di Ballarò, di Omnibus 7, L’Infedele, Parla con me (non me ne vengono in mente altre) non abbiano natura tale da influenzare e distorcere in qualche modo la campagna elettorale.

Ma siccome sono in numero maggiore i talk show di sinistra, ecco che passa la tesi, autenticata dalla magistratura, che queste trasmissioni sono neutre come il borotalco Roberts.

Come mi sarebbe piaciuto vivere una situazione rovesciata! Chi sa quanti sabato rossi si sarebbero celebrati nella famigerata piazza del Popolo a Roma. Allora si sarebbe gridato allo scandalo, alla dittatura, alla mancanza di libertà e così via gridando.

Ma credo che in futuro avremo altre occasioni in cui galleggeranno in superficie le contraddizioni di questa sinistra incagliata, incongruente e arruffona.

Sta di fatto che prima ancora che intervenisse il Tar del Lazio, si era già trovato il modo di aggirare la par condicio. Come? Leggete l’articolo del Corriere della Sera, che addirittura se ne fa vanto. Ecco come comincia l’articolo:

“Ieri il Corriere ha svolto un’importante funzione suppletiva nell’ambito della comunicazione politica: ha organizzato sul suo web un incontro tra Ignazio La Russa ed Enrico Letta orchestrato da Enrico Mentana con la partecipazione di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. In qualche modo è una data storica, che verrà ricordata nei libri di comunicazione.”

Povero Scalfaro. Chi sa quanto avrà patito. Oggi siamo arrivati ad una spietata resa dei conti. La Storia si fa beffe del suo geniaccio. Leonardo resterà come esempio preclare. Ma Scalfaro?

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“Al Tg1 club delle tessere. Di sinistra” di Alessandro M. Caprettini. Qui.


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4 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 12 Marzo 2010 @ 19:16

    Questo mi è arrivato per posta elettronica

    Ma conviene diffondere anche questo e questo

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Marzo 2010 @ 19:26

    Chi sa Scalfaro, Ambra :-)

  3. Commento by Ambra Biagioni — 12 Marzo 2010 @ 21:10

    I commenti sul Legno

  4. Pingback by Santoro e Mentana , i furbetti della Par Condicio - Politica in Rete Forum — 13 Marzo 2010 @ 00:41

    […] […]

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