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Il Levin di Tolstoj e Michele Santoro

13 Marzo 2010

In Anna Karenina, il celebre romanzo di Tolstoj, Costantino Levin dice alla giovane moglie di aver finalmente capito lo scopo della sua vita: l’amore verso il prossimo e, nel suo caso, l’amore verso i contadini. Uno di essi, il più anziano, Fiodor, gli ha fatto capire molte cose e Levin ha deciso di prodigarsi per loro.

Mi è venuto in mente Costantino Levin – uno dei personaggi tolstojani più vicini al suo autore, che fu trovato morente e in misere condizioni sdraiato su di un panchina di una piccola stazione ferroviaria – quando nella manifestazione tenutasi a Roma e indetta dalla stampa contro la chiusura da parte della Rai dei talk show televisivi – ho sentito Michele Santoro esordire ricordando la ribellione dei braccianti agricoli guidati da Di Vittorio e paragonare la protesta dei giornalisti a quella rivolta.

Ho pensato che non c’è più limite all’impudenza. Mi sono chiesto se davvero certi giornalisti sanno quello che dicono.

Sul palco abbiamo visto succedersi conduttori televisivi che niente hanno a che spartire con la classe operaia. Strapagati, vivono in ville lussuose collocate nei posti più belli d’Italia, e sicuramente possiedono anche qualche modesto (si fa per dire) pied-à-terre in altre parti del mondo.

Che cosa hanno a che fare Michele Santoro (che – si legge sui giornali – possiede una bella villa ad Amalfi), Giovanni Floris, Bruno Vespa con la povera gente? Certo, se ne interessano nei loro programmi, ma agiscono come il Levin del romanzo di Tolstoj, oppure sulla povera gente ci marciano, ossia ci fanno i soldi?

Quando ho visto il pubblico applaudire, per esempio, Michele Santoro, mi sono chiesto se sapessero chi applaudivano. Uno di loro? A me parrebbe proprio di no. Non esiste un Santoro-Levin. C’è un abisso tra i due. Arrivare a confonderli significa aver preso una solenne sbronza, significa aver mandato il proprio cervello all’ammasso.

Il 17 settembre 1995 Il Giornale pubblicò una lettera di un certo Carlo Portesani, lavoratore dipendente, il quale si domandava che cosa avesse a che fare lui con Veltroni. È riprodotta nel mio libro “Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile” (scaricabile gratis) e permettetemi di riprodurla anche qui nella sua interezza poiché è molto significativa nei confronti di certa sinistra ricca e miliardaria, che millanta di sentirsi vicina alla classe operaia:

““Chi sono: Carlo Portesani. Toscano, sessantottino e comunista vero, lettore del Manifesto, ma ultimamente anche degli altri giornali (ai quali indirizzo questa mia lettera), per vedere come affrontano lo scandalo INPS. Vacanze estive passate presso il campeggio di Santa Pomata in località Rocchette di Castiglione della Pescaia. Sposato civilmente, con moglie ed un figlio abito in un appartamento di 3 locali e servizi, di circa 90 mq in un paese dell’hinterland di Firenze, pago di affitto 400.000 al mese + le spese condominiali. Sono laureato in chimica e sono dirigente presso un centro di ricerca.

Chi è lui: Walter Veltroni. Direttore dell’Unità, ex comunista (ma lo è mai stato?). Vacanze estive presso Hotel Roccamare località Rocchette di Castiglione della Pescaia a circa 400.000 (diconsi quattrocentomila) lire al giorno a persona. Ha in locazione un appartamento di proprietà di un ente pubblico, in una zona certamente più bella di quella in cui io abito, con una metratura certamente superiore e ad un prezzo quasi uguale a quello che verso io al mio padrone di casa! Cosa abbiamo in comune: la località dove trascorriamo le vacanze e la cifra che spendiamo per l’affitto! Adesso lui dice «mi incazzo! »; e no, se permettete adesso m’incazzo io! Abbia almeno la faccia tosta di lasciare la sua casa a chi ne ha bisogno visto che è grande, magari a 2 o 3 famiglie, oppure paghi, ma paghi il giusto prezzo di mercato e non il prezzo di regime che gli fa comodo! Ognuno ha il diritto, in base alle proprie entrate finanziarie, di fare le ferie dove vuole e negli alberghi più belli e più cari del mondo, ma almeno non parli dei diritti dei lavoratori o delle vessazioni dei padroni borghesi comportandosi poi da parassita e mantenuto statale! Continuerò a passare le mie vacanze in campeggio, andrò alle manifestazioni di Rifondazione, resterò un idealista, ma spero di non essere accostato mai ad una persona che dirige un giornale letto da tanti comunisti ai quali fa credere di essere uno come loro! »”

Questi conduttori televisivi con il portafoglio gonfio come un uovo dovrebbero destinare gran parte della loro ricchezza in favore dei più bisognosi e riservarsi per sé quanto basta per vivere serenamente.

È un dovere che dovrebbe essere avvertito dagli uomini che dicono di essere vicini alla povera gente. Come Veltroni per il lavoratore comunista Portesani, anche Santoro che cosa ha da spartire con l’operaio che tira avanti a fatica la giornata, quando è fortunato, e la sua casa qualche volta è composta da un bagno e da una sola stanza?

Costantino Levin (come del resto suo fratello Nicola), si pose queste domande e scelse – come fece il suo autore Tolstoj – la vita dei più umili per sentirsi uno di loro.


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1 commento

  1. Commento by Ambra Biagioni — 14 Marzo 2010 @ 23:49

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Bart