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Grillo li costringerà alle riforme

4 Marzo 2013

Per lo meno ad alcune di quelle più importanti: una legge elettorale che consenta la maggioranza alle due camere di chi vinca anche con un solo voto di scarto, il dimezzamento del numero dei parlamentari, la riduzione dei loro stipendi e dei costi della politica, tra cui il finanziamento dei partiti.
Se tutto questo avverrà, come credo (altrimenti – ha ragione Grillo – la prossima volta il suo movimento farà il pieno dei voti), l’ex comico genovese avrà diritto al mio ringraziamento e a quello di molti cittadini.

Con il governo Monti, questi erano anche gli obiettivi assegnati dal capo dello Stato ai partiti maggiori, i quali invece se ne sono del tutto disinteressati, portandoci colpevolmente all’attuale e pericolosa situazione di stallo.
In più, in questi giorni assistiamo a scene invereconde come risultato della corruzione politica che ha dominato in lungo e in largo questi ultimi anni. Si tratta del mercato delle vacche, che l’ipocrita Pd (passano gli anni ma non cambia mai), per ammantarlo di una qualche positiva suggestione ha ribattezzato con una parola straniera, nella convinzione di buggerare i cittadini: “scouting”. Grillo non gliel’ha fatta passare liscia e, con uno dei suoi tanti insulti, lo ha chiamato per quello che è: appunto il contestato mercato delle vacche quando a esercitarlo era il centrodestra.

Sergio De Gregorio, più che Scilipoti, ne è l’espressione più inquietante, dimostrando quanto in basso si possa scendere nel tradire i propri elettori. Dopo aver accettato dal centrodestra una cifra astronomica (la stampa parla di 3 milioni di euro!) per far cadere il governo Prodi passando dallo schieramento del centrosinistra allo schieramento del centrodestra, per ragioni non ancora del tutto chiare e forse legate alla sua esclusione dalla lista dei candidati alle elezioni del febbraio scorso, ha deciso – lui dice per una questione di coscienza – di denunciare l’atto corruttivo. Con ciò provando ad elevarsi da peccatore a santo. Non vi è chi non dubiti che questo pentimento si scontri con una realtà assai misera di risentimenti e vendette.

Come sia possibile che uomini di questa specie abbiano potuto sedersi sugli scranni del nostro parlamento è faccenda che grida vendetta.
Eppure l’art. 67 della costituzione consente il mercato delle vacche, nel momento in cui libera il parlamentare da ogni vincolo con coloro che lo hanno eletto.
Scrissi un articolo in proposito (qui) dal titolo eloquente: “Il mercato delle vacche e l’art. 67 della Costituzione”. Era il 21 novembre 2010.

È tempo che l’art. 67 (forse giustificato nel 1948, quando eravamo appena usciti dal fascismo) sia rimosso dalla costituzione. Oggi se ne fa portavoce Grillo e il suo movimento (qui), sia pure con parole colorite tipiche del suo linguaggio. Ma non v’è dubbio che ciò che prevede l’art. 67 ha assunto oggi un significato molto subdolo, consentendo ad uomini fragili e corruttibili di cambiare casacca non per un repentino mutamento della propria fede politica, ma bensì ricevendo in cambio una contropartita personale.

Non so se De Gregorio abbia già messo in conto, per dare concretezza al suo pentimento, la restituzione dell’enorme quantità di denaro ricevuto, ma un tale gesto è il minimo che ci si aspetta da uno che sostiene di volersi redimere. L’arrivo di Grillo in parlamento potrebbe dunque rompere anche questo tabù, visto che sono anni che l’art. 67 suscita molte perplessità senza che alcuno abbia sentito il dovere di abolirlo nell’interesse degli elettori.

Intanto si deve annotare con amarezza che, a differenza di quanto avviene in altre democrazie, è già passata una settimana dal voto e tutto è ancora tragicamente fermo a causa di una procedura lenta e complessa la quale mostra oggi, al limite del ridicolo, le sue rughe profonde e tutta la sua inadeguatezza.


P.S. NUOVE ACCUSE A NAPOLITANO. Leggo su “il Fatto Quotidiano” di ieri sera una nuova e grave accusa al capo dello Stato il quale sarebbe intervenuto presso la magistratura in favore del leader del partito Südtiroler Volkspartei, Luis Durnwalder. Dunque Napolitano non sembra restio a fare interventi di questa specie, visto anche il caso Napolitano-Mancino. Mi domando che cosa occorra ancora perché si dimetta?
Di seguito l’articolo di Marco Lillo.

Il Quirinale ha fatto pressioni sui vertici della Corte dei conti per aiutare il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, il leader del partito Südtiroler Volkspartei, Luis Durnwalder, citato in giudizio per un danno erariale di 1 milione e 600mila euro.

La denuncia proviene dal procuratore regionale della Corte dei Conti in Trentino Alto Adige, il procuratore Robert Schulmers, che racconta tutto in una serie di lettere indirizzate al suo capo, il procuratore generale della Corte dei Conti Salvatore Nottola, dal quale si è sentito abbandonato, e anche al presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Contabili, Tommaso Miele, oltre che ai colleghi della mailing list dell’associazione magistrati. Il Fatto pubblica i contenuti delle lettere nelle quali è citato anche il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, perché avrebbe chiesto al procuratore Schulmers di darsi una calmata con i politici.

La lettera più devastante è del primo marzo scorso. Schulmers scrive al procuratore generale Nottola contestandogli il suo comportamento: “In data 5 giugno 2012 il Presidente provinciale Luis Durnwalder si reca in visita ufficiale al Quirinale e, tra una chiacchiera e l’altra – scrive il procuratore del Trentino al suo capo – chiede un intervento del Capo dello Stato, come già scritto in precedenza. Dopo neppure un paio di giorni arriva una tua (di Nottola, ndr) telefonata in cui, come prima cosa, mi chiedi se ho un numero di telefono diverso da quello della Corte su cui chiamare. No, mi dispiace, io uso solo quello. Ma ho già capito”. Cosa c’era di così delicato da riferire, dopo l’incontro al Colle Napolitano-Durwaldner? Prosegue Schulmers: “Mi metti al corrente che la settimana entrante, credo di martedì, ti attende un appuntamento con un personaggio importante che ti deve raccontare delle cose su di me e non vuoi essere impreparato. Mi chiedi di predisporre una relazione sulla situazione. Ma di spedirtela non all’indirizzo della Corte, ma al tuo indirizzo di posta elettronica privata. Non vuoi che resti nulla sul server della Corte”.

Il giovane procuratore altoatesino si trova improvvisamente sul banco degli imputati di fronte a un’autorità potentissima: la presidenza della Repubblica. Schulmers sa benissimo che il leader di Svp è un personaggio chiave per gli equilibri nazionali. Il partito guidato da Durwaldner è il collante politico che tiene queste terre legate all’Italia e in particolare al centrosinistra. L’ennesima conferma dell’importanza di Svp si è avuta nelle elezioni della scorsa settimana. Il distacco tra i due poli alla Camera è stato di 124 mila voti e con i 146.804 della Sud Tirol Volkspartain, il centrosinistra ha agguantato il premio di maggioranza alla Camera. Svp è stato premiato con cinque deputati. Schulmers, dal 2006 sostituto della Corte dei Conti e dal 2011 capo della Procura regionale, è visto come un rompiscatole troppo attivo, che magari con l’intenzione di far rispettare la legge italiana, rischia di far prevalere la minoranza secessionista. Ecco perché ogni volta che il presidente Durwaldner va al Quirinale e sorride con Napolitano, Schulmers si rattrista. Il 9 giugno 2012, dopo la telefonata di Nottola, scrive: “Quando settimana scorsa il Presidente Durnwalder si è recato in visita ufficiale al Quirinale ho sperato (per il rispetto e la fiducia che ho nelle Istituzioni) che non si ripetesse quello che è già successo qualche anno fa quando Napolitano venne in visita a Bolzano”.

A cosa si riferisce il Procuratore regionale? Nel 2008 il magistrato contabile aveva contestato ai politici della Provincia di avere buttato dalla finestra i soldi pubblici investendo nel carrozzone dell’aeroporto di Bolzano. La Procura era arrivata a chiedere e ottenere il sequestro dei beni dei consiglieri. Anche in quel caso, secondo Schulmers, c’era stata una strana coincidenza temporale: poco dopo un incontro tra Napolitano e il presidente della Provincia, era stato disposto il dissequestro dai giudici contabili.

Non finisce qui però. Dopo la telefonata Schulmers nel suo sfogo ricorda anche un incontro con Nottola: “Qualche giorno dopo mi chiedi di raggiungerti presso una località termale trentina perché mi devi mettere al corrente sugli sviluppi della situazione. Passeggiamo lungo un bellissimo parco, scegli una panchina isolata, e giù a raccontarmi del personaggio quirinalizio, che non mi nomini, ma che ti avrebbe raccontato cose su di me, pregandoti di “non prendere appunti” perché il Quirinale non voleva essere formalmente coinvolto nella vicenda. Mi dici che mi riferisci solo il 10% di quello che ti è stato detto. Ma a me basta. Mi riferisci di come si sia cercato di delegittimarmi, parlandoti di miei presunti insuccessi processuali. Mi dici di come tu abbia cercato di spiegare che ciò non è vero, perché appartiene alla fisiologia del processo. Mi dici che comunque stai dalla mia parte, che le pressioni le conosci, per averle subite in passato, e mi chiedi di predisporti quanto prima uno specchietto delle sentenze (…). Ti serve perché comunque vuoi rispondere al Presidente della Repubblica”.

Con una mail, mercoledì 27 giugno 2012, Schulmers elenca le sentenze scaturite dai suoi procedimenti. Si difende come può. Il 29 giugno 2012 addirittura il Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, è a Bolzano “con un calice in mano e qualcosa nell’altra, mi dice quello che mi deve dire. Ma senza tanta convinzione, con bonomia, perché forse, sentendomi parlare durante il giudizio di parifica, ha già capito la persona. Mi dice che sarebbe contento di vedermi a breve a Roma. Ma io devo andare in ferie e non ci penso proprio”. Schulmers spiega in un’altra lettera del 26 febbraio: “Giampaolino, mi ha chiesto – nelle mie funzioni di Procuratore regionale – di stare più tranquillo nei confronti dei vertici politico-istituzionali della Provincia autonoma di Bolzano, ‘altrimenti questi ti-ci distruggono’. Stando infatti ai nostri vertici istituzionali, Il Presidente provinciale, già condannato una volta dalla locale Sezione per una questione bagatellare, in attesa di giudizio in due altri processi pendenti (…) e al tempo sottoposto a altre due indagini, si era lamentato del Procuratore regionale, agli inizi di giugno 2012, nientemeno che presso il Quirinale”. Si arriva così all’epilogo: “a fine gennaio, quando mi “consigli” caldamente di archiviare la vertenza di cui sappiamo (…) di punto in bianco, venerdì 25 gennaio 2013, alle ore 09.22, mi arriva una mail che per noi in Procura è a dir poco un fulmine a ciel sereno. E lo sai benissimo. Mi rappresenti le tue conclusioni sulla vicenda, che però nessuno ti ha chiesto, “affinché tu possa regolarti” (regolarmi? Ma non era un consiglio?). Mi dici che, a distanza di più di un mese, ti saresti improvvisamente accorto che il decreto di sequestro impugnato dalla Provincia di Bolzano dinanzi alla Corte costituzionale sarebbe illegittimo, (….) Ritieni addirittura che non sarebbe “opportuno” coinvolgere la Presidenza del Consiglio per arrivare a una pronuncia della Corte costituzionale, secondo te, certamente negativa. Come se il governo non fosse in grado di prendere da sé le scelte da esso ritenute più opportune. Mi inviti perentoriamente a “studiare un sistema per uscirne” (studiare un sistema per uscirne? Ma da dove?). Mi scrivi che dovrei “revocare il decreto di sequestro e archiviare la vertenza. Bisognerebbe però trovare una motivazione non basata sulla presentazione del ricorso ma che avesse il senso di un’autonoma decisione.”.

Mi dici di rifletterci “e poi mi farai sapere (ma con una certa sollecitudine)” (ti devo fare sapere con una certa sollecitudine? E perché mai? Per riferire a chi? E, soprattutto, sulla base di quale norma?)”. (….) Ti chiamo subito e ti sento in evidente imbarazzo. Non sapendo cosa raccontarmi mi liquidi dicendo che devi andare in Cassazione. Rimango basito”. E solo a quel punto Schulmers pubblica tutto sulla mailing list.

di Marco Lillo


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Bart