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I finti tagli di Re Giorgio

13 Febbraio 2012

di Alessandro Sallusti
(dal “Giornale”, 13 febbraio 2012)

La notizia è stata battuta ieri pomeriggio dalle agenzie di stampa in modo assolutamente inaspettato: il Quirinale risparmia e il suo costo torna a essere quello del 2008, cioè 245 milioni all’anno. La notizia, per la verità, è vecchia di sette mesi (fu annunciata nel luglio scorso) e la domanda è: come mai Napolitano sente l’esigenza di spacciarla come nuova in una tranquilla e normale domenica pomeriggio di febbraio? Probabilmente la risposta è che quella che si apre oggi non è una tranquilla settimana di febbraio. Al pettine arriva infatti la questione dell’articolo 18, la riforma del mercato del lavoro, che è lo scoglio sul quale il governo Monti rischia il naufragio come uno Schettino qualsiasi. Così Giorgio Napolitano, come il comandante De Falco, dalla sala operativa lancia ordini e gestisce le operazioni di soccorso. Prima fra tutte convincere la riluttante Camusso (e la sinistra tutta) a non fare barricate e non far scendere il Paese in piazza. Secondo alcune voci di palazzo, ci sarebbe addirittura Napolitano in persona dietro (e forse dentro) l’incontro segreto, svelato ieri da la Repubblica , che Monti avrebbe avuto nelle scorse ore con la leader della Cgil.

Forse per questo il Quirinale, che su sacrifici e risparmi ha una coda di paglia lunga chilometri, ha sentito il bisogno di riaffermare la sua propensione al virtuosismo e alla sobrietà. Pura strategia di marketing, un peccato veniale benvenuto se, come qualsiasi incontro segreto o ufficiale, servirà a schiodare il mercato del lavoro italiano. Ma, detto questo, e Napolitano non ce ne voglia, non prendiamoci in giro. Il Quirinale non ha fatto tagli e risparmi come quelli chiesti agli italiani, semplicemente ha rinunciato ad aumentare le spese come previsto e resta una reggia elefantiaca e costosissima. Re Giorgio e la sua corte costano, nonostante tutto, quattro volte tanto la Corona inglese, tre volte tanto l’Eliseo (e in Francia il presidente è anche il premier di fatto), dieci volte tanto la presidenza tedesca, con il doppio dei dipendenti del re di Spagna e oltre il doppio di quelli della Casa Bianca.

Insomma, se tagli sono stati fatti, gli effetti proprio non si vedono. E poco tranquillizza il fatto che nella nota diramata ieri già si dica che «a partire dal 2014 il fondo di dotazione non potrà essere ulteriormente bloccato ». Scusi presidente, ma dimezzare invece, di peso, organici e costi è chiedere troppo?

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“Un altro giro in carrozza” di Mario Sechi. Qui.


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