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I gay e le adozioni

14 Gennaio 2013

In Francia c’è stata una grande manifestazione per impedire che il governo Hollande consenta alle coppie gay di adottare bambini.
Qualche giorno fa una sentenza della nostra Cassazione ha consentito ad una coppia di omosessuali di adottare un bambino.
In pochi giorni ci siamo trovati di fronte ad un problema delicatissimo, forse il più importante in assoluto.

La nostra carta costituzionale al Titolo II – Rapporti etico-sociali presenta due articoli importanti al riguardo. Eccoli:

“Art. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 30.
È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.”

Negli ultimi tempi   si è sviluppato il dibattito sul significato che si deve dare all’aggettivo “naturale”. Qui e qui si può trovare la storia dell’art. 29, e qui una posizione in favore dell’attualizzazione del concetto e quindi a favore dell’adozione.

Dall’esame comunque dei documenti relativi al dibattito dei padri costituenti, non si trova un accenno alla famiglia costituita da una coppia di omosessuali; caso mai si discusse se dovesse intendersi come famiglia anche quella che si fosse formata fuori dal matrimonio. In nessun caso si ipotizzò una unione diversa da quella tra uomo e donna.

Non vi è dubbio perciò che la definizione di famiglia naturale comprenda unicamente l’unione di due persone eterosessuali le quali possano generare la prole. E ciò a prescindere da difetti o malattie che possano impedirlo.

La diversità sessuale è dunque la sola discriminante presa in considerazione per definire l’istituto della famiglia.
La quale può anche non avere prole, ma mantiene ugualmente i caratteri della famiglia contemplata dalla nostra costituzione.

Ora veniamo all’attualità e all’evoluzione che ha avuto il rapporto tra individui ai fini di una convivenza di tipo familiare.
La novità più importante è data dalla unione tra omosessuali.
Essa rientra nella famiglia presa in esame dai padri costituenti? Credo proprio di no, visto che non se ne trovano tracce. Ma il legislatore ha il dovere di tutelare queste unioni che hanno tutto il diritto di essere tutelate, visto che la loro esistenza non solo è consensuale ma non produce danni a chicchessia.
Lo scandalo? Non credo che rilevi ai fini del rispetto dei diritti della persona, tutti degni di tutela.

Altro discorso è invece se si parli del diritto di queste unioni ad adottare figli.
Infatti, in mancanza di consenso espresso dal figlio minorenne, nessuno può attribuirsi il diritto di violarne la naturalità. Il minore deve essere educato solo nell’ambiente che i padri costituenti hanno previsto per loro, ossia la famiglia naturale composta da individui di sesso diverso in grado, quindi, di poter generare. Nel corteo parigino spiccavano cartelli dove stava scritto: “Un papa . une maman. On ne ment pas aux enfants” (Un papà, una mamma. Non si mente ai bambini).

Consentire diversamente significherebbe distorcere nel bambino la sua naturalità, ossia sottrargli il concetto che la prosecuzione della specie si può avere in un solo modo, ossia nell’incontro sessuale tra uomo e donna, ai quali soltanto può essere riconosciuta la definizione di padre e di madre naturali.

Dunque il termine famiglia usato nella nostra costituzione si riferisce unicamente a quella costituita da individui eterosessuali, mentre le altre convivenze sono unioni omosessuali, degne di tutela, ma non in grado di procreare, e quindi non assimilabili alla famiglia naturale.
Una società che sviluppasse un concetto diverso grazie al quale un figlio può anche avere due padri oppure due madri, contrasterebbe il principio naturale della procreazione e quindi della prosecuzione della specie.

Nessuna legge può consentire ciò, ossia che si perda nel figlio il senso e l’importanza della perpetuazione della specie, che avviene solo attraverso l’incontro tra uomo e donna.
Solo l’uomo e la donna possono, dunque, dare al bambino quella piena educazione tutelata dalla costituzione nel primo capoverso dell’art. 30.

Ogni altra interpretazione è, a mio avviso, abusiva.
Che senso avrebbe, ad esempio, l’ultimo capoverso, sempre dell’art. 30, che recita: “La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.”?


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Bart