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I partiti dell’odio

19 Ottobre 2011

I partiti dell’odio tentano maldestramente di prendere le distanze dai fatti di Roma e lasciano intendere che deprecano e hanno sempre condannato le manifestazioni violente.

Ne sono invece i fomentatori, e mi dispiace che i loro elettori, tra i quali, sono sicuro, ci sono molti che detestano e respingono una politica intrisa unicamente di odio contro l’avversario politico, che diventa il nemico da abbattere con ogni mezzo, anche illegale, si lascino incantare dalle loro dichiarazioni ipocrite e mendaci.

Un articolo interessante dell’altro giorno, a firma di Luigi Mascheroni, portava papale papale alcuni esempi di frasi pronunciate irresponsabilmente da certi politici, i quali, non vi è dubbio, hanno dimostrato: a) o di avere poco discernimento e dunque il cervello ridotto al lumicino; b) oppure di aver voluto alimentare, in direzione della violenza di piazza, i loro malumori contro il governo retto da Silvio Berlusconi.

Ovviamente propendo per la seconda ipotesi, trattandosi di persone navigate in politica, ma se si volesse ammettere anche la prima ipotesi, il monito sarebbe sempre lo stesso: è tempo che gli elettori se ne accorgano e li mandino a casa.

Avere alla guida dei partiti uomini che non si rendono conto delle conseguenze delle loro parole, significa avere innescate nel Paese vere e proprie bombe pronte ad esplodere in qualsiasi momento.
Infatti, la distinzione fra punto a) e punto b) è puramente formale. L’effetto che producono nella società è sempre e comunque devastante.

Seguo la politica minutamente da qualche anno, allorché mi accorsi che stava nascendo un odio viscerale e patologico contro un uomo, Silvio Berlusconi, che era stato eletto dal popolo democraticamente, e che ogni volta che era stato sconfitto nelle urne, era riuscito di nuovo a tornare alla guida del Paese.
Nasceva, in quei lontani giorni, l’antiberlusconismo.

L’ho visto crescere a dismisura, e avvelenare la società, fino a produrre fenomeni eversivi ed anche scellerati esempi lesivi della dignità delle Istituzioni. Se ne avete voglia, leggete qui, qui, qui, qui, qui.

Non solo le manifestazioni violente di piazza, dunque, ma anche il non mai abbastanza deprecato funzionamento della giustizia, nonché lo spregio delle Istituzioni quando, come sta facendo Fini, si abbandona la terzietà, per rilasciare dichiarazioni ostili perfino alle decisioni assunte dalla stessa Aula che si presiede.
Cose mai viste, e sono d’accordo con Maria Giovanna Maglie allorché nell’articolo di ieri apparso su Libero conclude con questo Post Scriptum: “Quando si mette, e ci si mette sul serio, il Pdl a tentare di costringerlo alle dimissioni?”.

Oppure: mi domando come sia stato possibile intitolare un’aula del parlamento a Carlo Giuliani, un black bloc! Ossia, gli italiani hanno un’aula parlamentare dedicata ad uno dei rappresentanti di quegli stessi black bloc che sabato scorso hanno di nuovo devastato Roma e insultato le Istituzioni. A quando la rimozione?

Ma ora è tempo di fare nome e cognome dei partiti dell’odio, e sono principalmente due. Lo dico con discernimento giacché ho seguito molte volte, in parlamento e fuori del parlamento, le dichiarazioni di alcuni dei loro esponenti.

Per il Pd (il primo dei due anche per la sua consistenza parlamentare), Bersani – credetemi – viene dopo, assai dopo,   l’odio tutto acidulo e bilioso di Franceschini e della Bindi, la quale si è messa pure a vomitare, tanto il veleno dell’odio l’ha intossicata, sconcezze in pubblico degne dei peggiori bassifondi, Questa donna ricopre addirittura la carica di presidente del Pd! Qui il ritratto azzeccatissimo che ne fa Marco Pannella.

L’altro partito dell’odio è, senza alcuno dubbio, l’Idv, che, con il suo sgangherato leader, si permette di istigare, direttamente o indirettamente, la più truce violenza fisica. Ricordiamoci che fu l’Idv qualche tempo fa ad occupare l’aula del Senato, gesto sconsiderato e senza precedenti cui si può far risalire l’inizio del degrado istituzionale.
E subito dopo Di Pietro, vengono i suoi compagni Li Gotti e Belisario.

Che riflettano i loro elettori. Il bunga bunga berlusconiano, con il quale si è cercato di sviare l’attenzione sulle proprie e più gravi colpe, è una bazzecola al confronto.
Il bunga bunga non ha fatto male a nessuno, nemmeno alla più che navigata e astuta Ruby, che anzi ci ha guadagnato, oltre ogni sua più rosea aspettativa, in popolarità e in moneta sonante, chiamata ad esibirsi, come già era accaduto alla D’Addario, nei locali di tutto il mondo.

P. S. Ho sentito ieri sul Tg1 la dichiarazione di Berlusconi (anche qui) secondo il quale il decreto sviluppo sarà emanato quando   il governo avrà trovato soluzioni convincenti, aggiungendo che esso non è urgente, giacché mancano i fondi necessari.
Una dichiarazione sconfortante e inattesa. Non siamo messi bene, mi pare, e forse non saremo più in grado di fare alcunché.

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Altri articoli

“Se il Cav può difendersi non c’è pm che tenga” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Caro Vendola, spiegaci il flirt con i violenti” di Giancarlo Perna. Qui. Da cui estraggo:

“Nella scorsa legislatura, l’allora partito di Nichi – Rifondazione comunista, di cui il Sel è oggi parziale erede- portò a Montecitorio due caporioni dei centri sociali, il milanese Daniele Farina e il campano Francesco Caruso. Farina che nei suoi 42 anni di vita ( allora) aveva violato più leggi di Barabba fu fatto, per competenza, vicepresidente della commissione Giustizia. Le sue credenziali erano una condanna a un anno e sei mesi per lancio di molotov contro uno sbirro, altri dieci mesi per lesioni personali, più quisquilie.
Sandro Bondi, che è poeta, quando seppe che era diventato vice alla Giustizia disse: «Incute paura, basta guardarlo in faccia. Io che vengo dal Pci posso garantire che è uno di quei tipi che il partito metteva al bando ». Caruso non era da meno. Scontri a non finire con polizia per vandalismi e occupazioni, un po’ di carcere qua e là. Una volta,stufo di stare in cella all’afa di Trani, brigò con Vendola che lo mandò a Viterbo, fresca e boscosa. In Parlamento un giorno portò delle bottiglie di vino dicendo spiritosamente che erano molotov. Poi rise da solo. Faccia il bravo Nichi, non ci rinnovi l’obbrobrio.”

“I Violenti e il Caso Giuliani” di Nicola Porro. Qui e qui.

“Il falso mito della piazza e la sinistra trendy” di Nicola Porro. Qui.

“Viva la mamma violenta. Adesso Repubblica santifica i devastatori” di Mario Giordano. Qui.

“L’euro-rottura vale un premio” di Mario Sechi. Qui.


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Bart