I perseguitati a causa della giustizia

Chi ha assistito stamani alla Santa Messa ha ascoltato un’omelia tutta incentrata sulle Beatitudini, che sono una parte del Discorso della Montagna tenuto da Gesù e riferito soprattutto dal Vangelo di San Matteo.
Una di queste Beatitudini recita:

“Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.”

Mi sono chiesto che cosa significasse quel “a causa della”. Mica significherà che il figlio di Dio già prevedesse il baratro in cui sarebbe sprofondata la giustizia del nostro Paese e confortava coloro che ne sarebbero stati perseguitati, promettendo loro “il regno dei cieli”?
La tentazione di darle questa interpretazione è forte, sebbene sia più diffusa l’altra secondo la quale Gesù conforta e promette il regno dei cieli a coloro che si battono per la giustizia.
Ma non vi è dubbio che la beatitudine sui perseguitati a causa della giustizia oggi reclama una interpretazione più attuale, soprattutto per i cittadini del nostro Paese.

Se è vero infatti che non sono ormai molti coloro che si battono per una giustizia migliore, sono invece assai numerosi coloro che vengono perseguitati dalla giustizia, nel senso che sono costretti, prima di vedere riconosciuta la loro innocenza, a percorrere un calvario doloroso e spiritualmente tragico molto vicino a quello sofferto dal figlio di Dio.

Perciò, se la giustizia in Italia non funziona, è dunque vero che essa è diventata uno strumento di tortura e di sofferenza che dovrebbe vedere quanto meno i cattolici uniti nel redimerla da una tale degenerazione.

Il Discorso della Montagna ha posto più di duemila anni fa un vincolo alla politica che riguarda specificatamente la giustizia. Essa mai deve trasformarsi in persecuzione. Al punto che ne potrebbe derivare il corollario che se i perseguitati saranno accolti nel regno dei cieli, non altrettanto accadrà ai persecutori, ossia a coloro che hanno fatto della giustizia uno strumento di tortura fisica e spirituale.

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