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I pm di Palermo sul conflitto col Quirinale «L’immunità assoluta è solo del sovrano »

13 Ottobre 2012

Condivido in pieno la difesa depositata presso la consulta dalla procura di Palermo. Il comportamento di Napolitano ricorda proprio quello dei monarchi assoluti. Ribadisco inoltre che i nastri che contengono quelle telefonate non possono e non devono essere distrutti, essendo diventati parte integrante del processo in corso a Palermo, in cui si sta cercando di pervenire alla verità su di una vicenda tra le più tenebrose della nostra storia repubblicana. Tutto ciò che è venuto in contatto con questa vicenda è per ciò stesso rilevante. Qui sotto l’articolo del “Corriere della Sera” e a seguire il link del documento della procura.

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di Redazione
(dal “Corriere della Sera”, 12 ottobre 2012)

Una «immunità assoluta » può essere ipotizzata per il Capo dello Stato «solo se, contraddicendo i principi dello Stato democratico-costituzionale, gli si riconoscesse una totale irreponsabilità giuridica anche per i reati extrafunzionali ». E una tale «irresponsabilità finirebbe per coincidere con la qualifica di “inviolabile” che caratterizza il Sovrano nelle monarchie ancorché limitate ». È questo il passaggio chiave dell’atto di costituzione in giudizio depositato alla Consulta dai pm di Palermo, nel conflitto di attribuzioni che li vede opposti al Quirinale per le intercettazioni che coinvolgono il presidente Napolitano nell’ambito dell’inchiesta su presunta trattativa Stato-mafia.
TRENTA PAGINE – Il documento – una trentina di pagine redatte dal collegio difensivo dei pm palermitani e costituito dai professori Alessandro Pace, Giovanni Serges e Mario Serio – è stato depositato in mattinata alla Consulta, che terrà udienza il prossimo 4 dicembre. Il Quirinale ha sollevato il conflitto ritenendo le intercettazioni delle telefonate del senatore Nicola Mancino – indagato nell’inchiesta – a Napolitano lesive dei poteri che la Costituzione attribuisce al presidente. Con specifico riferimento «alla posizione del presidente della Repubblica -sostengono i pm di Palermo – non può ritenersi che l’essere egli rappresentante dell’unità nazionale possa costituire la fonte di ulteriori poteri, quale, nella specie il potere di esigere la distruzione della documentazione delle intercettazioni di tutte le telefonate a lui rivolte ancorché inviate da soggetti sottoposti ad indagine penale ». «Quindi -argomentano ancora- la posizione del presidente della Repubblica si affianca a livello paritario agli altri poteri dello Stato. Non si può, dunque richiedere ai pm di distruggere la documentazione delle registrazioni delle intercettazioni, quando il pm non ha siffatto potere, poiché l’ordine di distruzione spetta solo al giudice ».

QUATTRO INTERCETTAZIONI – Secondo la memoria quindi «l’intercettazione della conversazione del Presidente della Repubblica che sia occasionale, del tutto involontaria, non evitabile e non prevenibile, non può per la ragione di tali caratteristiche, integrare in se alcuna lesione di prerogative previdenziali quale che sia il contenuto della conversazione stessa ». Delle conversazioni telefoniche dell’ex ministro Mancino «solo quattro hanno riguardato sue interlocuzioni » col Presidente della Repubblica. Mancino, accusato di falsa testimonianza, è stato intercettato durante un arco di tempo che va dal 7 novembre 2011 al 9 maggio 2012. L’ex ministro dell’Interno, si ricava dal documento, ha parlato con il capo dello Stato il 24 e il 31 dicembre 2011, il 13 gennaio e il 6 febbraio 2012.

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Qui il documento dei pm di Palermo. E qui.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart