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Vari articoli sul caso Amanda Knox e Raffaele Sollecito

5 Ottobre 2011

Ignoranti e senza garantismo
di Ruggero Guarini
[da “Il Tempo”, 5 ottobre 2011]

La scena della piazza di Perugia allietata dai muggiti con cui alcuni armenti di colpevolisti locali hanno espresso l’altra sera il loro sdegno per la sentenza del processo Meredith √® solo uno degli innumerevoli piccoli o grandi show con cui la coscienza delle masse provvede da sempre a dimostrare ogni tanto qui e l√† la profonda verit√† dello strepitoso esametro con cui il grande Lucrezio, due millenni e rotti fa, defin√¨ l’inferno. ¬ęHic Acherusia fit stultorum denique vita ¬Ľ (¬ęL’Inferno sar√† l’esistenza degli imbecilli quaggi√Ļ ¬Ľ): cos√¨ suona quel memorabile verso, che nel De rerum natura chiude il celebre passo (III, 978-1023) sulle pene dell’aldil√†. Nelle quali Lucrezio ovviamente non credeva affatto, mentre considerava davvero infernali proprio e soltanto quelle che gli umani infliggono a se stessi e al loro prossimo con la loro stupidit√†. Nello sconcertante groviglio di odio, presunzione e sadica ingordigia punitiva che ha mosso quel piccolo branco di perugini all’attacco degli avvocati della difesa evidenti erano i segni di un’abissale idiozia. Il pi√Ļ deprimente dei quali, per√≤, non √® affatto il sospetto, del tutto legittimo, che Amanda e Raffaele potrebbero essere realmente gli assassini di Meredith, e nemmeno l’intimo convincimento che quella sentenza di piena assoluzione sia ingiusta, bens√¨ la manifesta, assoluta refrattariet√† di quegli invasati alla comprensione del pi√Ļ antico, semplicissimo principio di ogni possibile garantismo. Del quale c’√® chi crede che sia un’invenzione piuttosto recente. Ma questa √® una sciocchezza che pu√≤ circolare impunemente solo in ambienti sprovvisti della pi√Ļ elementare cultura giuridica. L’idea che il ¬ęgarantismo ¬Ľ sia una trovata moderna sembrerebbe confermata dal fatto che l’espressione √® entrata nel nostro linguaggio in anni abbastanza vicini. Ma la parola non √® l’idea. E l’idea, se con essa si intende il principio della pi√Ļ rigorosa tutela dei diritti dell’imputato nella prassi giudiziaria, √® cosa molto antica. Antica almeno come l’antica Roma. Giacch√© le sue radici affondano appunto nella sapienza giuridica dei legislatori latini dei primi secoli dell’√®ra cristiana. Una mentalit√† giuridica che oggi potremmo forse definire ¬ęgarantista ¬Ľ si riscontra gi√†, del resto, nella cultura greca dell’et√† classica. Per esempio, in alcuni passi dei Problemata, un testo che si suppone redatto nel IV secolo a. C., si affermano princ√¨pi del tutto conformi alle esigenze del garantismo moderno. Ma si tratta di timidi indizi. Che furono poi sviluppati appunto, cinque o sei secoli dopo, con straordinaria coerenza e vigore, dai giureconsulti romani della tarda et√† imperiale. Non √® anzi esagerato sostenere che tutto l’edificio teorico del ¬ęgarantismo ¬Ľ moderno √® racchiuso, come un albero nel proprio seme, in quell’ammirevole motto latino che in quattro sobrie parole √Ę‚ā¨‚Äú ¬ęin dubio pro reo ¬Ľ √Ę‚ā¨‚Äú afferma che nei casi giudiziari dubbi si deve decidere sempre a favore dell’imputato. Con esso infatti emerge, forse per la prima volta in forma esplicita e rigorosa nella storia del diritto occidentale, la concezione per cui il criterio della tutela del possibile innocente deve prevalere su quello della punizione del probabile colpevole. Il principio fu enunciato con la massima chiarezza, all’inizio del II secolo d. C., dall’imperatore Traiano, che secondo un commentatore del IV secolo, Domizio Ulpiano, soleva dire che rischiare di lasciare impunito un colpevole fosse meglio che rischiare di punire un innocente. Lo stesso concetto fu ribadito pochi anni dopo da Antonino Pio, sotto il cui regno un insigne magistrato di quel tempo, di nome Giulio Paolo, su esplicita richiesta di quel saggio imperatore, stabil√¨ una norma in base alla quale, nel caso di equipollenza delle ragioni dell’imputato e di quelle dell’accusa, si debba decidere sempre a favore del primo e mai del secondo. Di squisita ispirazione garantista √® inoltre anche il pensiero giuridico di Gaio, un altro insigne giurista di quel tempo, il quale sostenne l’esigenza che gli ¬ęauctores ¬Ľ e i ¬ęrei ¬Ľ, ossia gli accusatori e gli imputati, fossero posti sempre a confronto diretto. Notevole infine √® una frase di Seneca il Vecchio, cos√¨ chiamato per distinguerlo dal suo pi√Ļ famoso figliolo, che in un passo di un suo trattatello giuridico (Controversiae, 1,5,3) infil√≤ questo mirabile fioretto garantista: ¬ęInter pares sententias mitior vincat ¬Ľ (¬ęTra due pareri equipollenti prevalga il pi√Ļ moderato ¬Ľ). Insomma il seme del ¬ęgarantismo ¬Ľ diede i suoi primi frutti decisivi a Roma fra il I e il II secolo d. C. E questa circostanza inoppugnabile autorizza a riconoscere agli energumeni che l’altra sera, a Perugia, hanno inveito minacciosamente in piazza contro gli avvocati di Amanda e Raffaele, il titolo e il rango di antichi bestioni pre-giuridici.

GIUSTIZIA DISASTRO
SILVIO COME AMANDA ¬ęI PM MI PERSEGUITANO ¬Ľ
I procuratori definiscono ¬ęfolle ¬Ľ il verdetto d√¨ assoluzione per l’omicidio di Meredith. E non pagheranno per quei quattro anni di carcere ingiusti Fininvest contro il tribunale di Milano: sentenza taglia e cuci per toglierci 564 milioni

di MAURIZIO BELPIETRO
[da “Libero”, 5 ottobre 2011]

Per i pm di Perugia la sentenza che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Solleci ¬¨to non fa giustizia. A caldo, una delle to ¬¨ghe che ha sostenuto l’accusa ha ag ¬¨giunto che il verdetto √® folle. Detto da una signora che conosce bene il settore ce da crederle. Ma se la scarcerazione dell’americana dagli occhi dolci e del suo fidanzato √® una decisione da matti, se scagionare i due imputati con formu ¬¨la piena √® un’ingiustizia, perch√© un cit ¬¨tadino normale dovrebbe fidarsi dei giudici e delle loro decisioni?
Lo so, i soliti puristi del diritto obiet ¬¨teranno che quanto accaduto a Perugia rientra nella normale dialettica del pro ¬¨cesso. Il pm sostiene l’accusa, i giudici emettono la sentenza. In primo grado Amanda e Raffaele sono stati condan ¬¨nati, l’appello li ha assolti: si vedr√† in Cassazione se la decisione passer√† il va ¬¨glio dell’ultima istanza. Gi√†, tutto appa ¬¨rentemente normale. Peccato che nel mezzo ci siano quattro anni di carcere. Se ci fosse stato un normale processo, con gli imputati a casa in attesa del ver ¬¨detto, nulla da eccepire. Ma qui una ra ¬¨gazza e un suo coetaneo hanno trascor ¬¨so 1.400 giorni in galera. Privati della li ¬¨bert√† e in attesa di giudizio. Un giudizio che alla fine li ha assolti. Si dir√†: gli errori giudiziari ci sono sempre stati. S√¨, trop ¬¨pi.
E a proposito di errori, uno dei pm che ha sostenuto l’accusa contro Aman ¬¨da e Raffaele √® a sua volta sotto processo a Firenze. Anni fa, per un’indagine sul mostro di Firenze, fece arrestare un giornalista. Per quella detenzione, rite ¬¨nuta un abuso, in primo grado (…) (…) √® stato condannato a un anno e quattro mesi e fra qualche settimana si sottoporr√† all’appello. Nella sentenza i colleghi che lo giudicarono scrissero che il pm aveva man ¬¨cato di adeguata ponderazione e senso del limite, avvertendo che l’azione penale √® s√¨ obbligatoria, ma non significa che si debba considerare illecito ci√≤ che non lo √®.
L’altra pm, quella per intenderci che ha parlato di sentenza folle, √® invece pi√Ļ nota per essersi occupata del cardinale di Napoli, mandando i finanzieri in Curia per una fac ¬¨cenda di usura. Quando l’inchiesta arriv√≤ di fronte al giudice, questi assolse sua eminen ¬¨za e scrisse che gli elementi indiziari non avevano assurto la dignit√† di prova. Insom ¬¨ma, tanto rumore per nulla.
Ora se dei pm dicono che i giudici hanno fatto una sentenza folle e i giudici scrivono che i pm hanno abusato del loro potere, op ¬¨pure aggiungono che il magistrato ha trova ¬¨to degli indizi ma non le prove, come deve regolarsi un semplice cittadino? Soprattutto, con quale animo si sottoporr√† al giudizio di un tribunale? Anche qui immagino le rispo ¬¨ste di chi difende le toghe sempre e comun ¬¨que: ci√≤ dimostra che il sistema funziona e i giudici danno torto ai pm. S√¨, se poi il ma ¬¨gistrato che sbaglia paga ed √® mandato a fare un altro mestiere. Ma cos√¨ non √®. Chi paghe ¬¨r√† per l’ingiusta detenzione di Amanda e Raffaele, se la sentenza di assoluzione verr√† confermata in Cassazione? Lo Stato, cui toc ¬¨cher√† risarcire i due giovani per i loro quat ¬¨tro anni di cella.
C’√® altro da aggiungere? S√¨: che sembra lu ¬¨nare quanto ha dichiarato ieri Ilda Boccas- sini, la magistrata dalla chioma rossa che persegue Berlusconi per il caso Ruby. In un’intervista la pm pare si sia lamentata dell’uso che in Italia si fa delle intercettazio ¬¨ni. Non di quelle da lei disposte, intendia ¬¨moci. Di quelle altrui. ¬ęC’√® stato un cattivo uso delle intercettazioni da parte della ma ¬¨gistratura, ovvero da parte degli uffici del pubblico ministero a livello nazionale ¬Ľ, ha dichiarato. ¬ęAnch’io, da cittadina, leggendo sul giornale delle cose che non dovrei legge ¬¨re, m’indigno ¬Ľ. Lei si indigna. E i cittadini semplici cosa dovrebbero fare? Ma se qual ¬¨cuno fa un cattivo uso di uno strumento a disposizione dell’autorit√† giudiziaria, non si pu√≤ intervenire, vietando il cattivo uso op ¬¨pure punendo chi lo fa? Eh no. Altrimenti si limita l’autonomia della magistratura o quella dei giornali (che a volte sembrano la stessa cosa) e si impedisce di arrestare i cri ¬¨minali.
Ultimo punto: sempre ieri Marina Berlu ¬¨sconi ha presentato un esposto al ministro della Giustizia e al procuratore generale della Cassazione. La figliola del Cavaliere nell’atto sostiene che una manina anonima avrebbe omesso parte di una sentenza della Cassa ¬¨zione pur di dare addosso alla Fininvest e dar ragione a Cir, consentendo a quest’ulti ¬¨ma di incassare un risarcimento di 564 mi ¬¨lioni di euro che non era dovuto. In pratica, con un taglia e cuci il Tribunale avrebbe fat ¬¨to sostenere alla Cassazione un principio giuridico che la stessa si era ben guardata di affermare. Anzi, aveva detto il contrario. Di chi √® la manina che ha operato il giochetto di rimuovere le parole che infastidivano e di ¬¨mostravano il contrario di quel che si voleva dimostrare? Ah saperlo… Probabilmente non si sapr√† mai. Cos√¨ come non si sapr√† se √® vero o falso che in Tribunale c’√® qualcuno che si diletta a far scucire 564 milioni al Cavaliere, facendo un favore all’Ingegnere (De Be ¬¨nedetti, ovvio). Alla fine si concluder√† appurando che la giustizia √® un ginepraio. 0 me ¬¨glio, come dice un collega di sinistra che in fatto di tribunali se ne intende, ogni sentenza √® un terno al lotto. Ma noi, per vincere, su quale numero dobbiamo puntare?

Amanda Sofri e Berlusconi
di Giuliano Ferrara
[da ‚ÄúIl Foglio‚ÄĚ, 5 ottobre 2011]

Cari giornalisti stranieri, ora che √® tornata libera una cittadina americana accusata e condannata senza prove per omicidio molti di voi, salvo la gossipara pazza Barbie Nadeau, si sono resi conto che qualcosa di serio non funziona nella giustizia italiana, e nei media italiani. Siete dovuti venire da fuori, dagli Sta ¬¨ti Uniti e da mezzo mondo, per rendervi con ¬¨to personalmente che non tutti si comporta ¬¨no in Italia come Cyrus Vance Jr., quello che ha fatto cadere l’accusa contro Strauss-Kahn in assenza di prove, anzi spesso la giustizia fa il contrario, condanna prima di avere le pro ¬¨ve e senza prove. Meglio tardi che mai.
Da anni qui abbiamo cercato di spiegarvi che il nostro principale problema non √® Ber ¬¨lusconi, che ha difetti giganteschi e notevoli conflitti di interesse, oltre a molte virt√Ļ pub ¬¨bliche e vizi privati, ma un circuito mediati-co-giudiziario che fa di questo paese il con ¬¨trario di uno stato di diritto. Voi non avete be ¬¨vuto la storia di Jessica Rabbit, la deliziosa e amorevole e leale fidanzata, trasformata in una Venere in pelliccia alla Sacher-Masoch, una diavolessa sensuale capace di dare do ¬¨lore al prossimo per appetito sessuale per ¬¨verso, C’√® un condannato per l’omicidio di Meredith Kercher, che ha patteggiato una pe ¬¨na relativamente minore e che ha tirato in ballo le responsabilit√† di Amanda e del suo fidanzato, ma ora si vede che c’√® soprattutto un’investigazione pasticciona e un processo grottesco all’origine di tutte la storia. Dio, che sa, provveder√† a tutti, ma voi avete assedia ¬¨to il tribunale di Perugia perch√© sapevate che la colpa giudiziaria deve essere provata, non bastano i romanzetti noir scritti con l’in ¬¨chiostro del falso Dna e trascritti da una ca ¬¨sta di colleghi giornalisti che non √® capace di evitare il partito preso. Per non parlare del processo (nove processi) ad Adriano Sofri, che si √® fatto gi√† quindici anni di galera e do ¬¨miciliari nel rispetto pi√Ļ ferrigno della giu ¬¨stizia: chi lo ha accusato diceva di essersi re ¬¨cato da un prete per dire la sua verit√† di co ¬¨scienza, ma appena iniziato il primo proces ¬¨so √® venuto fuori incontestabilmente che il teste di accusa aveva trascorso segretamente, prima di avere la “crisi di coscienza”, tre set ¬¨timane e pi√Ļ in una caserma dei carabinieri per parlare e accusare con comodo. Invece di interrompere il processo, e chiedere scusa, la giustizia italiana fece seguire appunto nove dibattimenti, tra cui un’assoluzione tradita dalle motivazioni a tradimento di un giudice che non accettava la decisione della giuria, e condanne bestiali ottenute a viva forza. Co ¬¨me Amanda, Sofri doveva essere un assassi ¬¨no, doveva dare un mandato a uccidere che non ha mai dato. Lo avevano deciso i forcaio ¬¨li di destra e di sinistra, investigatori obliqui e giudici prevenuti. Anche su questo non ci avete seguito.
Pensate ora a questo. Dal 1993, che in un fa ¬¨scicolo in inglese del Foglio vi abbiamo rac ¬¨contato alcuni anni fa come l’anno del Terro ¬¨re in cui furono fatti fuori i partiti politici che avevano firmato la Costituzione, la questione della giustizia, dei magistrati che fanno poli ¬¨tica con investigazioni ad personali! Contro Berlusconi, il loro Arcinemico, √® la pi√Ļ grave delle questioni italiane. Il nostro spread giu ¬¨ridico √® a mille, siamo il paese in cui la mo ¬¨neta dell’imparzialit√† vale pressappoco zero, ci vogliono anni, e solo se si sia fortunati, per essere risarciti di una cupa oppressione giu ¬¨diziaria combinata con una triste sindrome culturale da paese sotto-borbonico.
Berlusconi non vi piace, √® troppo esplici ¬¨tamente un italiano, √® il campione di un mo ¬¨do di essere che non accettate. E sia. La vo ¬¨stra libert√† di giudizio ci √® cara come tutte le libert√†. Ma vi piace che a giudicarlo non sia il popolo, n√© una giustizia celebrata in nome del popolo, che tribunali composti di gente che fa politica e lo odia come usurpatore del ¬¨le √©lite dominanti pretendano di buttarlo gi√Ļ con mezzi di dubbia legalit√† da diciassette anni? Voi Amanda, noi Berlusconi e Sofri; a ciascuno il suo ostaggio, la sua indignazione, la sua tristezza davanti a certi spettacoli. Ogni tanto il Wall Street Journal e l’Economist, mentre impazzano varie scemenze su tanti giornali europei incapaci di vedere il pregiu ¬¨dizio, sollevano obiezioni sulla giustizia all’i ¬¨taliana, Ma non basta: questo √® un paese in cui i salotti corrompono il cuore e la testa del ¬¨la gente, in cui un ceto dominante di funzio ¬¨nari e di editori di giornale, per non parlare dei guru della tv giudiziaria, ci raccontano ogni giorno la favola del Berlusconi cattivo, della casta politica cattiva, e della societ√† ci ¬¨vile buona, e i corrispondenti romani dei giornali europei e americani spesso ci casca ¬¨no. Con la sentenza di Perugia, avete smesso di credere alle favole?

Altri articoli

“La giustizia pasticciona che non trova colpevoli. Da Perugia a Brembate la verit√† scappa di mano” di Stefano Zurlo. Qui.


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Bart