Carlo De Benedetti ha reso esplicito il suo giudizio negativo sull’Italia, andando a vivere in Svizzera e ottenendone la cittadinanza. Un comune cittadino italiano, purtroppo, non può permettersi tanto. Per avere la cittadinanza svizzera bisogna essere ricchi o andarci molto vicino. Ricordo quanto patì la famosa cantante Mina quando, stufa di essere perseguitata dal fisco, se ne andò nel Canton Ticino e tribolò per poterci restare definitivamente.
Carlo De Benedetti non sopportò altrettante lungaggini e resistenze. E all’oppressore italico forse fa maramao da quel tempo.
Ieri Silvio Berlusconi, soprannominato il Caimano (e non so perché visto che è l’uomo più perseguitato al mondo) ha ricevuto conferma in appello di una condanna al carcere di 4 anni e di una interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Non aveva fatto in tempo la Cassazione a respingere la rischiesta dei legali dell’ex presidente del consiglio di trasferire i processi, viziati a loro dire da manifesta parzialità, da Milano a Brescia, che appena due giorni dopo ecco comparire la sentenza di condanna. Tanta fretta è già di per sé abbastanza clamorosa e fa propendere nei cittadini come me verso la tesi saostenuta dal Cavaliere, ossia che il tribunale di Milano vuole condannarlo ad ogni costo per ragioni politiche: togliere di mezzo un avversario che quando va alle elezioni è praticamente imbattibile, e perciò temibile e pericoloso per chi aspiri ad assumere il governo del Paese.
La sentenza, che è di appello e di conferma di quella di primo grado, verrà senza dubbio impugnata in cassazione, e dunque Berlusconi, secondo la costituzione, è ancora un cittadino innocente, e in possesso di tutti i suoi diritti civili, quindi può votare ed essere votato.
Si mormora che entro dicembre dovrebbe arrivare la condanna definitiva. Può essere e non può essere, visto che proprio in queste ore al precedente presidente di cassazione ne è succeduto un altro che si dice più simpatizzante del centrodestra che del centrosinistra.
Ma, se fossi Berlusconi, proprio in relazione a questa sentenza che lo accusa di avere evaso il fisco per 3 milioni di euro circa, quando egli paga ogni anno al nostro erario qualche centiniao di milioni di euro (vicino ai 600), risponderei ai magistrati e all’Italia alla maniera di Carlo De Benedetti. Anzi, farei qualcosa di più. Venderei tutte le attività commerciali ed industriali ad un riccone che facesse vedere i sorci verdi al nostro Paese. Il pensiero corre allo Squalo, ossia a quel Murdoch che nel mondo della comunicazione non ha rivali e può permettersi perfino di decidere il bello o il cattivo tempo nei Paesi dove opera.
E se proprio non bastasse, includerei tra i compratori pure qualche emiro in vena di investimenti, anche politici, in Italia.
Dico queste cose poiché appartengo al numero considerevole di elettori che è convinto che la magistratura milanese odi Berlusconi e lo giudichi con una parzialità al limite dell’impudicizia.
Pensate al processo Ruby. Smania di condannare Berlusconi imputato di aver avuto rapporti sessuali con una allora minorenne, quando questa è la prima ad escluderli. Ossia Bewrlusconi non è accusato dalla vittima ma scagionato. E tuttavia i pm milanesi si basano su intercettazioni telefoniche e testimonianze di persone nessuna delle quali ha assistito alla consumazione del reato. Insomma, si vorrebbe condannare sulla base di pettegolezzi tra ragazze intercettate al telefono e non sulla base di prove inoppugnabili. Che non ci sono. Anche questa condanna arriverà, statene certi, a conferma di un clima di odio che non fa bene al Paese.
Se Berlusconi dovesse seguire il mio consiglio, D’Alema sarebbe sicuramente il primo a congratualarsi con il Tribunale milanese, visto che pronosticò al Caimano un futuro da tregenda, ma tranne lui, tanti si troverebbero a piangere quando alla guida delle aziende berlusconiane salissero uomini meno indulgenti il cui unico scopo sarebbe, come loro solito, il massimo sfruttamente delle attività acquisite, traendone lauti guadagni per poi abbandonarle completamente disossate e sterili. Non solo abbandonerebbero le mura degli edifici, ma anche i tanti lavoratori che a quel punto rimpiangerebbero proprio il Caimano e maledirebbero chi, per ragioni di parte, sarebbe stato causa della loro rovina.