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Il Codacons propone un test antidroga obbligatorio per tutti i politici

4 Novembre 2009

Leggo qui:

“Proprio ieri il Codacons ha lanciato in 100 città italiane una raccolta firme per presentare una legge che preveda che parlamentari nazionali, componenti del governo e amministratori di Regioni, Province e Comuni siano sottoposti a test antidroga.”

E’ ciò che anch’io proponevo ieri qui, suggerendo però un più ampio codice deontologico che includesse anche quei comportamenti eventualmente tenuti dagli uomini politici e soggetti a ricattabilità.

Comunque è importante che l’opera cominci (chi ben comincia è a metà dell’opera, dice un proverbio), poi si perfezionerà cammin facendo.

Ho già scritto una e-mail al Codacons della mia città di Lucca per conoscere l’orario degli uffici riservato alla raccolta di firme, e non appena avrò ricevuto risposta mi recherò a fare il mio dovere.

Perché credo che stabilire per legge certe cose sia un dovere, e una tale rilevante richiesta dovrà salire da tutto il corpo elettorale, a prescindere dagli schieramenti.

Pretendere che chi si presenta a noi, chiedendoci di rappresentarlo in politica, debba anche avere le carte in regola, è diventata una ineludibile necessità, visto il degrado a cui la nostra classe politica è giunta.

E la legge è lo strumento obiettivo che può sancire taluni requisiti indispensabili per poter candidarsi a ricoprire incarichi istituzionali.

Del resto, la Costituzione ne fa cenno, anche se genericamente, all’art. 65, seppure limitatamente agli incarichi di deputato e di senatore:

“65. â— La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore.
Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.”

Un test antidroga è stato programmato da Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dal 9 al 17 novembre, per tutti i deputati e senatori. Ma è volontario. Ossia, vi si sottoporrà molto probabilmente chi non fa uso di droga.
Si potrebbe desumere, dunque, che (tolta una certa percentuale di negligenti) chi vi si sottrarrà ne faccia uso.

Sempre nello stesso articolo di giornale si legge che due o tre anni fa lo stesso Giovanardi, “insieme a Pier Ferdinando Casini, promosse un test volontario tra i deputati. Aderirono in 122. Era uno screening su saliva e urine effettuato da un centro diagnostico di Roma. I deputati risultarono negativi ad anfetamina, cocaina, marijuana, metanfetamina, oppiacei e fenciclidina.”

122 parlamentari rispetto agli oltre 600 che compongono le due Camere, è un po’ pochino, mi sembra.
Che cosa se ne poteva dedurre già allora?
Vediamo questa volta chi si sottoporrà volontariamente al test. E chiediamoci del perché gli altri non l’avranno fatto. Spero che qualche giornale ci terrà aggiornati.

Ma due cose non vanno in queste iniziative estemporanee: la volontarietà e il labile test fondato su saliva e urine. E’ accertato che un test fatto sul capello riesce a recuperare un periodo di almeno sei mesi, ben più lungo del breve periodo captabile dal test a cui andranno a sottoporsi i parlamentari dal 9 al 17 novembre.

Da ciò emerge la necessità di una legge che:

1 – prescriva il test antidroga sul capello:

2 – non si limiti ad una indagine sui soli parlamentari, ma, secondo quanto previsto dal Codacons, estenda l’obbligo del test a “parlamentari nazionali, componenti del governo e amministratori di Regioni, Province e Comuni”.

Spero sinceramente che molti cittadini si metteranno in contatto con le sezioni del Codacons delle loro città per andare a sottoscrivere questa rilevante iniziativa.

Spero anche che qualche altro blog raccolga questo invito.


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Bart