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Il Corriere della Sera

18 Settembre 2011

Ne ero ghiotto. Negli anni del cambiamento (1968 – 1970) leggevo varie testate, anche di sinistra estrema (“Quindici”, a cui collaborava Giuliano Ferrara, “Quaderni Piacentini”, “Il Verri”). Essendo nato nel 1942, ero ancora assetato di conoscenza. Ma il Corriere li batteva tutti. Vi trovavo sempre l’occasione di sentirmi soddisfatto.

Alla direzione in quel tempo c’era Giovanni Spadolini, che aveva chiamato a collaborare uomini di cultura del calibro di Leonardo Sciascia, Alberto Arbasino, Giacomo Devoto, Goffredo Parise, Gaspare Barbiellini Amidei, Giovanni Grazzini, Manlio Cancogni, Guido Calogero, Denis Mack Smith, Piero Chiara, Virgilio Lilli, Leo Valiani, Carlo Laurenzi, Mosca, Giorgio Bassani, Panfilo Gentile, Arrigo Benedetti, Mario Tobino, Carlo Bo, Giovanni Macchia, Cesare Angelini, Riccardo Bacchelli, Roberto Ridodlfi, Dino Buzzati, nomi che si aggiungevano alla penna più illustre d’Italia, Indro Montanelli. Quante volte Dino Buzzati ha ricordato di aver lavorato gomito a gomito con lui, vantandosi di quella fortuna.

Erano le firme illustri e nobili del quotidiano di Via Solferino, e animavano soprattutto la famosa Terza Pagina, che valeva quanto e più di dieci lezioni all’università.
Le ho conservate, ed oggi che mi sono messo a rileggerle per editarle sulla mia rivista Parliamone, mi commuovo quando rivedo le mie sottolineature. Su quei tratti sono trascorse la mia gioventù e la mia formazione.

Ecco perché mi dolgo a vedere come si è ridotto oggi il grande quotidiano.
Lo si reputa ancora prestigioso, ma chi lo leggeva in quegli anni, come me, non può che constatarne la caduta.
Pensate a cosa avrebbe potuto insegnarci oggi, quando molti di noi hanno perso ogni punto di riferimento!

Invece, guardate in queste settimane le scelte di Via Solferino. Non si distingue dagli altri quotidiani assai meno nobili e prestigiosi.

Anch’esso ha scelto il terreno del gossip. Ha abbandonato, come gli altri, i gravi problemi del Paese. Dimentica di annotare gli effetti che la manovra economica ha avuto sui mercati. Dimentica il consenso europeo sull’azione di governo, e consuma paginate per parlare delle donne di Berlusconi, ammiccando irresponsabilmente alle richieste di dimissioni delle opposizioni, che porterebbero allo sfascio il Paese.

Se tutta la stampa è diventata gossipara e scadente, non mi fa meraviglia. Ma mi fa meraviglia che lo sia diventato il Corriere che fu di Albertini, di Spadolini e di Montanelli.
E ciò non è senza significato, ahimè. Vuol dire che l’Italia è alla deriva poiché non ha più una classe dirigente preparata e seria, la quale sappia distinguere il grano dal loglio.

Anziché delle buone Terze Pagine, il Corriere che cosa ci offre oggi? Ci offre in pompa magna nientemeno che le centomila intercettazioni che hanno riguardato il presidente del Consiglio mentre era alla ricerca di avvenenti ragazze per le sue allegre serate.

Non vi è chi non veda la mancanza di discernimento, una vera e propria follia che sceglie di elevare il lettone di Putin ad altare della nostra politica nazionale.
Stando a questa linea editoriale, tanto del Corriere che delle altre testate, sembrerebbe che l’Italia non abbia di meglio da offrire.
Ma è proprio così?

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“Il vero conflitto d’interessi in Italia va cercato nei giornali” di Daniela Coli. Qui.


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Bart