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Il crocifisso e il panino col salame

3 Novembre 2009

Mi sento di fare mie le parole di Vittorio Messori (qui) che si sente amareggiato ma non scandalizzato dalla sentenza della Corte europea dei diritti umani.

Però, aggiungo: c’era da aspettarselo, dopo che l’Europa aveva bocciato l’inserimento nella sua costituzione di un riferimento alle radici cristiane del nostro continente. Negato ciò, queste sono le conseguenze.

Qualsiasi ipotesi che privilegi il cristianesimo rispetto alle altre religioni non potrà mai trovare l’avallo della Corte europea.
Che i cattolici, dunque, si mettano l’animo in pace.

Però, però…

E’ giusto che uno straniero che venga a vivere in Italia, ne acquisisca la cittadinanza e poi si metta a contestare le nostre tradizioni? Quello che è accaduto per la religione, può, infatti, succedere per ogni altra usanza che sia difforme dalle nostre.

Il primo esempio che mi viene in mente è quello di un bambino cristiano che, nella pausa scolastica, estragga dalla sua cartella un panino con il salame e si metta a sbocconcellarselo in classe o tra i compagni usciti a giocare in giardino. La religione musulmana, stando all’esempio, vieta il consumo della carne di maiale. Un genitore musulmano potrebbe sostenere che il bambino che sta mangiando il panino con il salame, magari proprio di fronte al figlio, in realtà offende con il suo comportamento la religione musulmana e, di conseguenza, la laicità dello Stato.

Addirittura si potrebbe arrivare a sostenere con tutta tranquillità che il crocifisso che sta lì in silenzio e non dà apparentemente fastidio a nessuno è meno provocatorio di un bambino che sta masticando e gustando il suo panino e salame.

Suppongo che nessun musulmano (per restare all’esempio che ho fatto) avrà mai l’ardire di presentare un’istanza alla Corte europea per sentirsi dichiarare, in quanto viola la laicità dello Stato, l’illegittimità del consumo di un panimo al salame nelle aule scolastiche e pubbliche.
Sa perfettamente che si renderebbe ridicolo.
Ma se la presentasse, non v’è dubbio che la Corte non potrebbe non accoglierla, sulla scia della decisione odierna, rendendosi, lei sì, sommamente ridicola.

Come lo è stata, secondo me, vietando l’esposizione del crocifisso.

Articoli correlati
Intervista a Vittorio Messori. Qui.”L’inutile Europa ci toglie pure il crocifisso” di Ida Magli. Qui.”Allora aboliamo calendari, affreschi e domeeniche” di Andrea Tornielli. Qui.

La reazione della Chiesa. Qui.

“Ma io difendo quella croce” di Marco Travaglio. Qui.

“Caro Gesù, chi vuole cancellarti ha già perso” di Giancarlo Marinelli. Qui.

Poiché l’articolo di Marco Travaglio sta per sparire dal link, lo riporto qui:

Marco Travaglio
Ma io difendo quella croce
5 novembre 2009

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.

Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).

Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.

A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

da Il Fatto Quotidiano n °38 del 5 novembre 2009

“Santanchè: Maometto era pedofilo e poligamo”. Qui.

“Messa vietata a scuola per paura dell’islam” di Marino Smiderle. Qui.

“La moltiplicazione dei crocifissi” di Michele Brambilla. Qui.

Scritti di Oriana Fallaci. Qui. Qui.


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3 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 4 Novembre 2009 @ 18:38

    Questa Europa, che vuol toglierci valori, vuol condizionare nostre tradizioni e costumi, vuol cancellare certi nostri prodotti tipici è un ammasso di burocrati senza anima. Mi auguro che l’Italia e gli Italiani siano fermi nell’opporsi all’insensibilità ed alla “sciattaggine” di certe decisioni europee. Vogliono farci togliere il Crocifisso, per sostituirlo con le zucche vuote di Halloween? Ma che scherziamo? Mi sento profondamente offeso ed indignato, sia come Italiano sia come Cristiano
    Gian Gabriele

  2. Commento by Tosca Pagliari — 5 Novembre 2009 @ 20:14

    E’ già successo, ma da oltre dieci anni, qualcosa di simile al panino con il salame: in qualche mensa scolastica è stata eleminata completamente la carne di maiale e derivati per non creare problemi ai bambini provenienti da un’altra cultura. Si sarebbe potuto optare per pasti diversificati, invece per questione di praticità si è preferito togliere la pietanza suina e basta. Io credo che le intolleranze verso l’altro si creino proprio per una mancanza di equilibrio di punti d’incontro. L’accoglienza, l’accettazione e il rispetto da una parte e dall’altra l’integrazione e lo stesso rispetto senza esagerazioni e senza prepotenze, così per tutti.
    Tosca Pagliari

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 5 Novembre 2009 @ 20:48

    D’accordissimo Tosca, Per vivere insieme dentro una società ci vuole tolleranza e buon senso.

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