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Il degrado delle Istituzioni

20 Giugno 2012

Se si andasse ad elezioni in autunno è probabile, stando alle rilevazioni statistiche, che il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo possa risultare il primo partito italiano, al quale il capo dello Stato dovrebbe assegnare l’incarico di formare il nuovo governo.

Dico il primo partito perché ogni settimana che passa, anche il Pd fa passi indietro come i gamberi e tra poco si posizionerà dietro il partito di Grillo.

Si darebbe quindi per la prima volta il caso che in parlamento siederebbe una maggioranza la quale più che avere un programma di governo, avrebbe l’obiettivo di azzerare le nostre Istituzioni per ripartire da capo. Una delenda Carthago.
Sarebbe ciò che il nostro Stato meriterebbe.

Oggi non merita più neanche occuparsi delle cose italiane, così scese in basso da far inorridire chi ha conosciuto in politica personalità di grande rilievo, un nome per tutti: Alcide De Gasperi. Siamo retti da un governo scelto non dal popolo ma imposto da una Nazione straniera, la Germania della Cancelliera Angela Merkel, alla quale il presidente del Consiglio deve presentare periodicamente i compiti che gli sono stati assegnati per ottenerne l’approvazione o per eseguire le correzioni. L’ossequio alla Merkel è tale che il governo italiano non è in grado, pur essendo la terza economia europea, di far sentire la propria voce, né di aggregare altri Paesi al fine di contrastare la politica egemonica ed egoista dei tedeschi.
Lo stesso che accadeva ai tempi di Hitler e di Mussolini, il quale era diventato il suo cagnolino.

Vile condizione in cui siamo precipitati, e tutto ciò a causa anche di Berlusconi che si è fatto abbindolare dal capo dello Stato troppo impaziente di obbedire alla potente ed autoritaria Cancelliera.
Dunque viviamo da vassalli, e potrebbe bastare ad umiliarci.

Ma da qualche mese, e in questi giorni in specie, abbiamo potuto misurare con prove e testimonianze certe quanto le nostre Istituzioni siano menzognere, prive di dignità e inaffidabili.

Mi riferisco alla trattativa Stato-mafia che cominciò a presentare aspetti inquietanti dal momento in cui l’ex guardasigilli Giovanni Conso rivelò di aver ceduto alle pressioni della mafia (si trattò di attentati) affinché fossero liberati dal carcere duro centinaia di mafiosi. Conso dichiarò di avere preso questa grave decisione da solo, ma le indagini stanno invece rivelando delle complicità inimmaginabili che arrivano a toccare l’allora capo di Stato, Oscar Luigi Scalfaro e l’allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, oltre che Nicola Mancino, protagonista del caso di questi giorni, ossia delle sue pressioni sul capo dello Stato Napolitano affinché facesse un suo intervento, diciamo di alleggerimento delle pressioni su di lui messe in atto dalla procura di Palermo.

Il Quirinale ha fatto pubblicare la lettera con la quale il capo dello Stato è intervenuto nella vicenda per dimostrare che tutto è stato fatto nei limiti delle prerogative che gli competono, ma Il Fatto Quotidiano, che ha rivelato l’accaduto, ieri ha pubblicato ben tre articoli coi quali vuole provare che in realtà è stato fatto molto di più.

Su questo caso una domanda è lecita. Sarebbe intervenuto il capo dello Stato se la questione avesse riguardato un comune cittadino e non un ex presidente del Senato? Credo proprio di no. Come non è mai intervenuto in questo modo quando varie procure, senza alcun logico coordinamento, si accanivano contro Silvio Berlusconi, che ricopriva nientemeno che la carica di presidente del Consiglio.

Ma il disgusto per tutta la vicenda venuta alla luce con la testimonianza di Giovanni Conso è provocato dal fatto che, come tutti ricorderanno, di questa famigerata trattativa era stato accusato Silvio Berlusconi, e la sinistra e i giornali fiancheggiatori ne facevano la grancassa.

Ebbene, in quei mesi di tribolazioni che infierivano contro Silvio Berlusconi, c’era chi sapeva la verità e taceva. Ma non erano uomini degli ingranaggi burocratici o dei servizi segreti, ma alti livelli delle Istituzioni, a partire da Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Repubblica.

Pensare che lui ed altri, come lo stesso Giovanni Conso, svegliatosi troppo tardi, come Nicola Mancino, come Carlo Azeglio Ciampi assistevano, forse perfino compiaciuti, al linciaggio di Berlusconi, ben sapendo di essere loro i veri responsabili, fa venire il voltastomaco.

Se queste sono le nostre Istituzioni, come si può sperare in un’Italia futura, se prima non si provveda a cacciare un’intera classe dirigente, ormai inquinata e corrotta da una convivenza con meccanismi così ripugnanti, dove il senso della giustizia e del dovere è stato completamente cancellato dalla coscienza.

Gli storici dovranno scavare in profondità, non farsi ingannare dagli attuali e colpevoli silenzi della grande stampa, sempre allineata con chi detiene ed esercita un potere forte, e far acquisire ad un’Italia risanata la consapevolezza degli errori e delle distorsioni che oggi stanno minando la credibilità delle Istituzioni.
Affinché nulla di tutto ciò si ripeta.


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Bart