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Il delirio di Napolitano

23 Novembre 2012

Dopo di me il diluvio è quanto, in buona sostanza, disse qualche giorno fa Mario Monti (leggere qui invece Mario Draghi). Ieri Napolitano ha fatto il bis (che magnifica accoppiata!) lasciando intendere che non saranno gli elettori a scegliere il prossimo presidente del consiglio e il prossimo governo, bensì i partiti subito dopo il voto, così come accadeva nella prima Repubblica. Non solo, ma si è permesso perfino di dare suggerimenti (e qui) non richiesti a chi si appresterà a governare il Paese.
Ormai non c’è limite all’onnipotenza di Re Giorgio, il quale si è messo la costituzione sotto le scarpe ed agisce come se già in Italia ci fosse il semipresidenzialismo.

I denigratori di Berlusconi accusavano l’ex premier di essersi montata la testa e di credersi un deus ex machina di qualsiasi situazione. Ma quella di Berlusconi era una bazzecola rispetto alla presunzione del capo dello Stato, il quale non solo si è permesso di far cadere un governo eletto dal popolo, ma di sostituirlo con un altro governo da lui gradito e nominato.

Come se non bastasse questo schiaffo alla sovranità popolare, ieri ne ha dato un altro che fa il paio con quello, confermando un delirio di onnipotenza che nessuno riesce a fermare. La fortuna vuole che il suo mandato sia ormai agli sgoccioli, altrimenti ne avremmo visto delle belle. Di questo passo, le altre istituzioni sarebbero state travolte da un’esondazione che non avrebbe avuto paragoni nella storia della nostra democrazia.
Cossiga era chiamato il picconatore, per la sua lingua mordace, ma anche lui rimpicciolisce a confronto di Napolitano, il quale si è insinuato come un tarlo dentro la costituzione e la corrode, con la connivenza degli scialbi cortigiani che continuano ad incensarlo per timore della sua ira.

Tra pochi giorni (se non ricordo male, il 4 dicembre) vedrete quello che combinerà la consulta per non andare contro Re Giorgio. E così le quattro famigerate telefonate tra Mancino e Napolitano saranno distrutte e mancherà agli storici una parte importante per scoprire la verità sulle stragi e sulla trattativa tra Stato e mafia.
La consulta si rimangerà (e qui) quanto scritto in una precedente sentenza in cui fu condannato l’ex capo di Stato Cossiga e si arrampicherà sugli specchi per giustificare la sua decisione.
Sarà, anche questa, una durissima mazzata alla democrazia.

Non riesco a capire  come ancora non si avverta da parte dei cortigiani del potere il tanfo di una democrazia marcescente.
Probabilmente la paura del dies irae li ha talmente rimbambiti che ormai alle violazioni della costituzione si sono abituati e neppure se ne accorgono più.

Un vero è proprio scempio chiuderà, così, il sipario sulla infausta seconda Repubblica e a memoria dei posteri resteranno le mollezze e le incapacità di Silvio Berlusconi, gli oscuri intrecci delle vicende che hanno coinvolto il presidente della camera Gianfranco Fini, le ruberie e i troppi privilegi della politica, i silenzi di Napolitano sui comportamenti di Fini, nonché sulle proprie telefonate con un personaggio coinvolto in un processo per falsa testimonianza, come Nicola Mancino, ex presidente del senato, la galera per un direttore di giornale, Alessandro Sallusti, colpevole di omissione di controllo su di un articolo non suo, scritto peraltro sulla base di una notizia data da un altro giornale, La Stampa. Per non dire dell’esproprio della sovranità popolare con la sostituzione di un governo eletto con un governo nominato, voluto da un Napolitano piegato ai diktat dei poteri sovranazionali.
Per riandare ad una presidenza così scandalosa gli storici dovranno risalire a quella di Oscar Luigi Scalfaro, e temo che sarà assai difficile per loro stabilire quale sia stata la peggiore.


Sul tema leggere anche qui, qui, e qui.

24 novembre: D’Arcais qui.


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2 Comments

  1. Commento by Giuseppe — 23 Novembre 2012 @ 15:36

    L’aspetto più tragico è che, se le cose andranno come si sospetta, forse dovremo addirittura rimpiangerlo! Basterebbe questo per indurre tutti i “politicanti” che non si riconoscono nella sinistra (più o meno estrema) ad abbandonare la melina delle inutili e ridicole primarie (e della inconcludente battaglia sulla riforma della legge elettorale) per fare un fronte comune e cercare – con umiltà e realismo – di ripetere il successo del ’94. Ma è tutto fiato sprecato, pensano solo al modo di conservarsi la poltrona, sia pure all’opposizione. Tanto chi ne pagherà le spese, come al solito, saremo solo noi.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Novembre 2012 @ 16:58

    Giuseppe, come avrai capito dai miei ultimi articoli, non spero più in questa Italia, che ci sta affamando.
    Se non avessi i nipotini, che voglio veder crescere e che mi danno tanto energia e felicità, me ne sarei andato lontano da un pezzo.

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