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LETTERATURA: “Il corpo umano” di Paolo Giordano – Mondadori

23 Novembre 2012

di Francesco Improta
(dal “Corriere Nazionale“)

Ho sempre pensato che gestire il successo fosse difficile e faticoso soprattutto quando si è giovani e il successo ha assunto propor ­zioni internazionali, non mi sembra, però, che questo sia il caso di Paolo Giordano che, pur avendo ottenuto molti riconoscimenti (Strega e Campiello Opera Prima ed altri ancora) per La solitudine dei numeri primi, di cui sono state vendute in tutta Europa 2.000.000 di copie, ha dimostrato con il suo secondo romanzo di aver metabolizzato perfettamente il successo conquistato. Il Corpo Umano (Mondadori), infatti, rivela una notevole maturazione e a livello umano e a livello artistico e, sotto questo profilo, credo che abbia giovato non poco il quinquennio trascorso dalla pubblica ­zione del suo primo romanzo.

L’opera nasce al ritorno da un viaggio in Afghanistan, compiuto da Giordano per un reportage giornalistico nel dicembre del 2010, in compagnia dei militari italiani. Si racconta, infatti, di un gruppo di soldati in un avamposto sperduto nel deserto del Gulistan. I militari al centro della vicenda (si tratta di un romanzo corale per cui non si può parlare di un vero protagonista) sono tutti giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni alle prese con un’esperienza più grande di loro che lascerà ferite profonde nelle coscienze e nei corpi di questi giovani. Uno dei tratti fondamentali di questo romanzo – e il titolo sembra confermarlo esplicitamente – è la fisicità descritta in tutte le sue manifestazioni, di forza e di debolezza, di sanità e di malattia. Ognuno di loro si porta dietro problemi irrisolti e si è arruolato proprio per metterli in fuga o quantomeno per mettere a essi la sordina: Ietri, il più giovane, cerca di sottrarsi alla madre ossessiva e castrante, ma finisce col sottostare alle continue vessazioni di Cederna, palestrato e fanatico, che alla fine, però, mostra nei suoi confronti un affetto sincero; René è tormentato dalla notizia che sta per diventare padre, pur avendo avuto con la donna in questione solo rapporti occasionali e prezzolati (nel tempo libero, infatti, faceva il gigolò); non sa quindi se consigliarle di abortire o partorire. Solo dinanzi alla morte cercherà di affermare il diritto alla vita optando per la seconda soluzione.

Mitrano, lento e impacciato nei movimenti, tanto da meritarsi l’ap ­pellativo di palla di lardo da parte di Cederna che non a caso recita a memoria alcune battute significative di Full Metal Jacket di S. Kubrick e infine Egitto, tenente medico, che decide di pro ­lungare, pur essendo scaduto il periodo di ferma, la sua per ­manenza in quella “bolla di sicurezza”, che gli consente di supe ­rare, non senza il supporto di antidepressivi, i fantasmi della sua infanzia: la consapevolezza di essere destinato a essere perenne ­mente un secondogenito e il rapporto di soggezione nei confronti della sorella maggiore. Sono proprio loro a riportarci alla mente i protagonisti de La solitudine dei numeri primi per le conseguenze dannose che l’ambizione dei genitori e il loro ossequio formale al decoro borghese hanno sulle loro esistenze.

Rispetto al primo romanzo Il corpo umano è molto più organico. Alla narrazione priva di sviluppo lineare, di progressione logica e di coordinate spazio temporali de La solitudine dei numeri primi si sostituisce qui un racconto molto più omogeneo e compatto, con ­finato in uno spazio chiuso, un avamposto di sabbia aperto alle avversità, dove di notte, in assenza di luce per non essere colpiti dal fuoco nemico, e nel silenzio più assoluto riaffiorano, insieme ai ricordi, vecchie ferite non ancora cicatrizzate, piaghe purulente e le pulsazioni del cuore si fanno più rumorose.

Giordano pur descrivendo con meticolosità la vita del campo – tra armi, addestramento, ricognizioni – vuole indagare le relazioni all’interno di quel gruppo, e soprattutto i conflitti all’interno di ognuno di loro, i dubbi, i timori, le aspettative, il loro passaggio, cioè, dalla giovinezza all’età adulta. La stessa violenza, quando compare, in verità raramente, è un mezzo per interrogarsi sui rapporti umani, sugli affetti, sui valori e sui legami familiari, tema questo molto caro a Giordano che lo aveva ampiamente trattato ne La solitudine dei numeri primi, solo che dalla gelida astrazione del primo romanzo, dal mondo di pura razionalità in cui Mattia si muove come una monade ci si trasferisce ora in un mondo tutto fi ­sicità, carne viva e sangue palpitante, un mondo di nervi scoperti dove tutti fanno parte di un unico corpo e da una narrazione aperta, non priva di buchi, di ellissi si passa ad una narrazione compatta, piena come un uovo, che solo alla fine si dispiega in ri ­voli separati.


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Bart