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Il fascismo montante di Fini

15 Ottobre 2010

Su questo punto regna un silenzio di tomba. Un silenzio interessato, giacché oggi Fini fa comodo all’opposizione che per abbattere Berlusconi farebbe un patto con il diavolo.

Non ho mai avuto fiducia nel presidente della Camera. Chi ha seguito i miei scritti ha potuto constatarlo in tempi non sospetti, quando Fini aveva il suo feeling con Berlusconi.
Fini è nato fascista e fascista morirà. Della democrazia si interessa, a mio avviso, solo a scopo strumentale. Il fascismo di Fini è il più deteriore. Non è il fascismo sociale, ma è il fascismo del potere, per mantenere il quale si può anche tradire.

Ormai tutti sanno che quando reggeva prima il Msi e poi An era il monarca assoluto del partito. Bastava dissentire per essere estromessi di punto in bianco, senza poter difendersi. Il collegio dei probiviri era solo una formalità presente sulla carta dello Statuto. Fini non si abbassava a chiamarlo a giudicare. Lui era il sovrano e solo a lui spettava un eventuale potere di grazia.

Anche nel caso della vendita della casa di Montecarlo si è comportato allo stesso modo. Addirittura sembrerebbe che a quell’epoca non avesse neppure i poteri per decidere sull’operazione, essendo diventato presidente della Camera ed essendo stato eletto in An un triunvirato a sostituirlo. Ma queste sono state considerate mere e ininfluenti quisquilie. La sostanza non era cambiata. Il monarca assoluto era lui, e nessuno si poteva permettere di metterlo in dubbio.
Berlusconi è lontano mille miglia dal potere che nel suo partito aveva il ‘democratico’ Fini. Nessun paragone è possibile.

E oggi che Fini si fa portatore di una svolta democratica?
È tutto fumo negli occhi. Non appena si è un po’ distratto, sbottonandosi la giacca istituzionale, il Fini del peggior fascismo è saltato fuori. Ancora si considera un monarca assoluto.

L’opposizione sarà anche pronta a mollarlo, quando arriverà il tempo giusto, ossia quando Fini non servirà più allo scopo, ma intanto a chi si dovranno addebitare i danni istituzionali che va accumulando?

Ciò che fa il presidente della Camera rimarrà come un precedente pericoloso, come lo rimarrà la sottomissione di Napolitano, un capo dello Stato che finge di non accorgersi dello strame in cui stanno affondando le Istituzioni.
Un presidente della Repubblica che sembra più prigioniero di Fini e dei poteri che lo appoggiano, che difensore dello Stato.

L’avanzata di Fini procede a ritmo serrato. Sul territorio, grazie alla colomba Gianni Letta, sta organizzandosi e facendo proseliti a danno soprattutto del Pdl. In Toscana sembra che più di settanta consiglieri regionali e comunali stiano passando al Fli.   L’errore di non essere andati al voto nell’estate scorsa costerà caro a Berlusconi. E di questo dovrà ringraziare le colombe, tra cui, in primis, Gianni Letta, che sembra, dai risultati che stanno emergendo pro Fini, più orientato a sostenere quest’ultimo piuttosto che Berlusconi.

Di dare le dimissioni da presidente della Camera, dopo che le ha chieste ed ottenute a carico del ministro Scajola per un fatto di minore gravità rispetto allo scandalo della casa di Montecarlo e delle raccomandazioni Rai, non ci pensa neppure. Sfacciatamente. Arrogantemente. Della moralità pubblica se ne impipa. È sicuro dell’archiviazione. Vedremo se, per aiutarlo, i pm romani avranno il coraggio di raccontarci che quel bene nel 2008 aveva un valore di mercato intorno ai 300 mila euro! Sarebbe un nuovo smacco per la giustizia, già altre volte umiliata.

Non solo, ma Fini pretende di dettare perfino l’agenda dell’altra camera, il Senato, dove per fortuna ha trovato un severo Schifani a contrastarlo. Contro il quale si sono puntate le bombarde dell’opposizione, sapendo bene che finché Schifani resterà presidente del Senato, ciò costituirà un freno ai disegni di coloro che vogliono ribaltare il risultato elettorale.

Inoltre, contro ogni precedente, fa il capopartito e impedisce, avvalendosi dell’autorità che gli deriva dall’essere la terza carica dello Stato, la governabilità di questo Paese.
Anche su questo aspetto si impipa dei precedenti che gli sono stati sottoposti, a partire da Cesare Merzagora. Lui è Fini. Si crede uno e trino: la divinità.

Lui è il fascista, altro che divinità! È l’espressione del peggior fascismo, quello che nel dna ha solo l’ambizione del potere.
Spero che il suo percorso vada in malora, che affondi nelle sabbie mobili.

Quel fascismo mi fa paura. E mi fa paura, soprattutto, che l’opposizione non si accorga dei danni che l’appoggio a questo modo sfrontato e assolutista di agire provoca alla democrazia.
È umiliante e scoraggiante per un cittadino constatare che l’opposizione, distratta dall’odio per Berlusconi, non si accorga del fascismo montante di Fini.

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“Giustizia, riforma in quattro punti” di Francesco Grignetti. Qui.

“Minacce di Confindustria”. Qui.

“Facciamo quattro saldi a Montecarlo?” di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica. Qui.

Rassegna stampa del 15 ottobre 2010. Qui.


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Bart