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Il grande orecchio

17 Febbraio 2010

Mi domando se il nostro sia un Paese normale. Lo era per D’Alema che ci scrisse un libro, pubblicato dalla nemica e odiatissima Mondadori, e forse ci ha pure fatto qualche quattrino.
Leggete qui, oppure qui, e vi renderete conto del perché mi ponga questa domanda.

Una volta per le campagne si spargeva il bottino, ossia il letame raccolto nelle stalle, per rendere fertile la terra. C’erano delle persone che lo facevano di mestiere e ci guadagnavano su.
Oggi ci sono i fertilizzanti chimici, più pratici e soprattutto meno puzzolenti.
Se uno volesse comprare lo stallatico dovrebbe cercarlo col lanternino.
La campagna ha seguito la modernità e del bottinaio si son perse le tracce.

Fino ad oggi però.
Perché i bottinai stanno riapparendo, un po’ come gli zampognari, delle cui zampogne si era ormai smarrito il ricordo.
Qui il suono della zampogna, là il puzzo del letame.
Infatti, le intercettazioni telefoniche concesse alla magistratura stanno diventando, nostro malgrado, lo stallatico di cui si era persa la memoria. Ma questa volta non si tratta dello stallatico da spargere nella campagna bensì nella società civile del nostro Paese.

Come per il bottino il cui odore si spargeva nei campi, la puzza di questo nuovo stallatico si estende su tutto il Paese e ne fa una cappa irrespirabile.
Chi ormai ci sguazza dentro, non ci fa più caso e non si preoccupa degli altri. Si mette una cuffia alle orecchie e sta ore e ore, giorni e giorni, mesi e mesi, anni e anni, ad ascoltare le conversazioni telefoniche di mezza Italia, che stando a quanto emerge in questi mesi non solo rivelano reati, che è giusto punire, ma i più intimi segreti della nostra meschina umanità. Suppongo che a fare questo mestiere siano chiamati uomini che hanno un bel pelo sullo stomaco. Non escludo che a costoro, poverini, capiti di prendere qualche malattia a forza di stare in mezzo agli escrementi di noi poveri mortali.
Mi domando se abbiano mai richiesto per questo lavoro infame una qualche indennità speciale. Se la meritano, poiché il rischio di ammalarsi è assai elevato.

Quanto letame smuovono! E ci fanno il callo! La puzza non la sentono più.
Poi ecco la fase della cernita, dello sbobinamento. Ma qui tocca fare una bella ripassata. Questo sì, questo no. A discrezione. Ci sono puzze che magari si tengono per sé e si odorano nelle ore del doposcuola e ci sono puzze che vanno sparse subito. Bella Italia, amate sponde / pur vi torno a riveder! cantava il Monti. Chi sa se oggi scriverebbe più la stessa ode o invece non ordinerebbe al barcaiolo di fare dietro front.

Mi domando se sia ammissibile che per trovare qualche colpevole di malaffare si debba rimestare tutto questo letame.
Possibile che non ci sia una regola più appropriata per non ammorbare il nostro Paese? Possibile che si debba ascoltare tutto e trasformare il nostro sistema Paese in un grande orecchio spione?

Il nostro è un bel Paese, fatto di gente onesta e laboriosa, di gente perbene. Questo lezzo avvolge tutti indistintamente, e l’immagine che si diffonde nel mondo è l’immagine di una cloaca che si è aperta nel mar Mediterraneo, quel mare, non dimentichiamolo, che fu la culla della civiltà.

Sono sicuro che in Europa si stia sghignazzando e si stia pure maturando il convincimento che, come una volta si scaricavano i liquami nel fiume più vicino, così oggi si possa benissimo scaricare i liquami di tutta Europa nel mar Mediterraneo, dove si è formata a cielo aperto una enorme e profonda cloaca.

Non ci sarà da meravigliarsi se qualche grande pensatore ci definirà la cloaca d’Europa. Prima o poi, se continueremo di questo passo, succederà.

Per concludere: chi commette un reato sia punito, e lo sia sulla base di prove concrete, oggettive e inconfutabili. Ma ci si risparmino tutti i miasmi di un mestiere, quello dell’intercettatore autorizzato, che pare non rispondere più a nessuna regola di civiltà.

Oggi, per scoprire un reato, non ci si perita più di affondare le mani nei water close del nostro bel Paese.
Meglio, ma molto meglio, i bottinai di una volta.

Articoli correlati”

La corruzione e le sue radici” di Ernesto Galli della Loggia. Qui.

“Il fango francese contro il premier” di Marcello Veneziani. Qui.

“I silenzi del premier” di Ezio Mauro. Qui.

“Le intercettazioni non sono prove” di Augusto Minzolini. Qui.

“Palombelli: “Mauro e Scalfari? Vadano a spalare fango”‘. Qui.


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13 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 17 Febbraio 2010 @ 16:42

    Mi viene in mente Michele Profeta, il serial killer della mia città. Lo individuarono e lo presero, dopo due omicidi, grazie a un accurato esame dei tabulati telefonici.

     

     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Febbraio 2010 @ 17:00

    Non credo, Giulio  (non ho seguito la vicenda) che per le intercettazioni di Michele Profeta siano uscite fuori tutte quelle porcherie apparse in questi giorni sui giornali.

    La mia impressione è che molto di quello che è stato reso pubblico poteva rimanere nelle stanze dei pm.
    Perché non ci è rimasto? Di chi la colpa?
    Interrogativi non nuovi e forse, ancora una volta, vani.

    Il fatto è che tutto il sistema, a mio avviso, andrebbe rivisto perché non può andare avanti così. L’immagine dell’Italia è diventata quella di una cloaca a cielo aperto.
    Sono convinto, come scrivono anche alcuni articolisti di stamani (che ho linkati in fondo al mio articolo, e che mi ha fatto piacere leggere a conforto di quanto avevo scritto stanotte) che il marcio di questo tipo non appartiene solo al nostro Paese.
    Eppure, là dove le intercettazioni sono ammesse, tutto questo pantano che confonde tra loro colpevoli e innocenti (ancor prima che un’indagine sia avviata già sono tutti colpevoli) non mi pare che sia esposto all’esterno.

    Addirittura   credo di poter dire che all’estero sono assai rari i casi in cui chi è stato messo alla gogna anzitempo (è sbagliato ovviamente anche questo), sia poi risultato innocente, come ormai troppo spesso accade in Italia.

    Che altrove le indagini e le intercettazioni siano fatte con più serietà e avvedutezza?  

  3. Commento by Ambra Biagioni — 17 Febbraio 2010 @ 20:13

    Come tu dici Bart, c’è chi raccoglie diligentemente, ma c’è poi chi stralcia, assembla e classifica, riempie i vari faldoni con materiale vario, sotto vari capitoli, e poi tira fuori quel che gli serve per avviare una pratica.

    A chi è affidato questo lavoro ? Ai magistrati che hanno ordinato le intercettazioni.

    Ora, se un Magistrato vuole incastrare qualcuno, non ha che da prendere dallo scaffale il faldone giusto, di nuovo fare una cernita   di quanto contiene e assemblarlo a seconda di quello che ha intenzione di dimostrare.

    Un lavorino facile facile, ma, secondo il fine, sporco e delinquenziale.

  4. Commento by Ambra Biagioni — 17 Febbraio 2010 @ 23:13

    Ascolta qui e capirai tante cose

  5. Commento by Ambra Biagioni — 17 Febbraio 2010 @ 23:15

    Sei chiamato all’appello sul Legno

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Febbraio 2010 @ 23:54

    Ambra, appropriato il brano del Barbiere di Siviglia. La calunnia è sempre velenosa.
    Ho dato una risposta a gianniguelfi, che mi pare un superficialotto.

  7. Commento by Ambra Biagioni — 18 Febbraio 2010 @ 00:14

    No Bart, Gianni Guelfi non è un superficialotto, è il classico trinariciuto convinto e per niente sprovveduto. Da molto metto in guardia tutti, ma sono la solita Cassandra e solo pochi mi hanno preso sul serio.

    Se siamo ancora a questo punto e si è prodotta questa terribile situazione che ci tormenta e impedisce il formarsi di una democrazia pulita, è proprio per l’aver sottovalutato certi subdoli pericoli. Ma tant’è, ci picchierete la testa e ve ne accorgerete quando sarà irrimediabilmente rotta.

    E’ dagli anni ’60 che denuncio queste incongruenze, e l’ho fatto per la situazione lucchese, ho fatto mosse anche pesanti, ma non sono riuscita a nulla. Pazienza.

  8. Commento by Ambra Biagioni — 18 Febbraio 2010 @ 18:37

    Ancora il compagno g. per te.

  9. Commento by giuliomozzi — 18 Febbraio 2010 @ 19:20

    Bart, ti prego, leggi prima di rispondere. Ho parlato di “accurato esame dei tabulati telefonici”, non di “intercettazioni”.

    Grazie a un “accurato esame dei tabulati telefonici” Michele Profeta fu arrestato. Aveva ammazzate due persone e si stava organizzando per ammazzarne una terza.

    Io sono ben lieto che gli investigatori abbiano a disposizione certi strumenti.

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Febbraio 2010 @ 19:23

    Sì, Giulio, i tabulati sono un po’ diversi dalle intercettazioni. Sono stato distratto dal tema che avevo toccato.

  11. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Febbraio 2010 @ 19:28

    Ambra, lascio perdere. Gli avevo già risposto ed è sufficiente. Insistere con quel gianniguelfi è fiato sprecato.

  12. Commento by giuliomozzi — 19 Febbraio 2010 @ 09:02

    Volevo solo far notare come, a volte, l’intrusione nella nostra intimità può evitare che qualcuno sia ammazzato.

    Non mi sembra un aspetto trascurabile della faccenda.

  13. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 19 Febbraio 2010 @ 11:48

    Confesso di non intendermi di come funzioni il controllo dei tabulati telefonici.

    Presumo, Giulio,  che   abbia una intrusione  meno invasiva e  limitata a quei numeri telefonici che si incrociano con una certa frequenza e appartenenti a personaggi della criminalità.

    Le intercettazioni telefoniche, così come vengono autorizzate oggi,   mi pare che vadano ad  invadere la sfera privata di persone innocenti, che, grazie alla fuga di notizie (anche in seno alla magistratura, vedi il caso Toro), vengono subito messe alla gogna dai giornali.

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