Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Il leggendario partigiano Pippo

12 Gennaio 2011

Manrico Ducceschi, al quale la città di Lucca intitolò una strada vicino a casa mia, era conosciuto come il comandante Pippo.
La sua figura era diventata una leggenda. Numerose le sue imprese nella Resistenza. I nazifascisti trovarono in lui uno stratega insuperabile e quasi sempre furono sconfitti.

Se gli Alleati poterono superare senza grossi danni la Linea Gotica in Toscana, lo dovettero a Pippo e ai suoi partigiani.   Era riuscito a infiltrarsi negli uffici siti a Borgo a Mozzano dove si trovavano le mappe di tutte le postazioni tedesche e le trasmise al Comando Alleato che così poté difendersi e passare lo sbarramento.

La sua formazione era così militarmente forte e organizzata che gli Alleati la aggregarono – vera eccezione – nelle loro operazioni successive, e i partigiani di Pippo presero parte, così, alla liberazione di tutte le città del Nord fino a Milano.

Gli Alleati riconobbero i suoi meriti e lo onorarono con una importante medaglia. Su Pippo ed i suoi valorosi partigiani troverete tutto su di un sito che la nipote Laura Poggiani sta curando per raccogliere la vasta documentazione che lo riguarda. Qui.

Ma perché ne scrivo? Perché l’Italia non ha ancora concesso, a distanza di anni dalla sua morte, un riconoscimento a questa figura che tanta parte ha avuto nella storia della nostra Liberazione dalla tirannia.

Pippo aveva un principio a cui non ha mai inteso abiurare. Lo diceva ai suoi partigiani: Nella nostra formazione non deve entrare mai la politica. Noi dobbiamo liberare l’Italia dalla tirannia. Così accadde, e Pippo non si schierò mai con alcuna formazione politica. Non fu tra gli Azzuri né tra i Rossi.

Bastavano le sue prodezze a dare significato alla sua scelta.
Ma questo rifiuto a schierarsi da una parte o dall’altra gli costò caro.

Finita la guerra, decise di vivere a Lucca, in una casa di fronte alla bella chiesa di San Michele, punto centrale e noto della città.
Visse in solitudine. Solo gli amici più cari si ricordavano di lui e andavano a trovarlo, ben conoscendo ciò che Pippo aveva fatto per l’Italia. Ma i partiti lo ignorarono. Gli fecero pagare a caro prezzo il suo mancato sostegno politico.
Divenne perfino un personaggio scomodo, sapeva troppe cose che dovevano restare segrete.

Un giorno fu trovato morto nella sua casa. Tutto lasciò intendere che si fosse impiccato. Una sorpresa, giacché chi l’aveva veduto la sera prima, lo aveva trovato del solito umore. Pippo non aveva alcuna ragione per uccidersi. Così ancora oggi la sua morte è avvolta dal mistero e da una cupa ombra:

“Il 24 agosto 1948 Pippo deve recarsi a Roma ma al ritorno ha già preannunciato che denuncerà fatti e circostanze che offuscano l’operato di alcuni gruppi partigiani. Viene rinvenuto   in casa, impiccato con la cintura dei propri pantaloni da alcuni componenti della Formazione a lui molto vicini, il giorno 26,   e inizierà così il mistero relativo alla sua morte.”

Sono trascorsi tanti anni. Chi dalle mie parti, ma anche nel mondo partigiano, sente il nome di Manrico “Pippo” Ducceschi, sa di avere a che fare con un eroe, con una leggenda.

Eppure a quest’uomo l’Italia non ha ancora tributato il giusto riconoscimento. La medaglia d’oro che merita.
Si è aperta da tempo una sottoscrizione perché lo Stato si scuota dal suo torpore e riconosca un suo eroe. Chi vuol firmarla, trova le indicazioni qui.

Spero che qualcuno del governo legga questa mia perorazione. È una vergogna che l’Italia ignori questo suo comandante e martire.
Se avrò occasione ne scriverò ancora, per sanare questa ingiustizia.


Letto 1297 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart