Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Il low profile del Cavaliere: rimpasto solo dopo la sentenza

23 Luglio 2013

di Adalberto Signore
(da “il Giornale”, 23 lulgio 2013)

Non potendosi spaccare su quelli che sono davvero gli argomenti caldi del momento, nel Pdl si decide di incrociare le spade sui temi etici. Dalla legge contro l’omofobia fino ai matrimoni gay, sono questi i dibattiti che nelle ultime ore tengono banco non solo all’interno della maggioranza ma anche dentro un Pdl sempre più sfilacciato tra chi chiede una moratoria sui cosiddetti temi etici e chi invece auspica interventi veloci e, soprattutto, coraggiosi.

D’altra parte, Silvio Berlusconi è stato chiaro e ha imposto a tutti il low profile sia sull’affaire kazako sia sul triplo incarico di Angelino Alfano (vicepremier, ministro e segretario di partito), mettendo a tacere sul nascere le insofferenze che in via dell’Umiltà si manifestano ormai da settimane e le critiche di chi immaginava una soluzione diversa del caso Ablyazov.

Fino al 30 luglio, insomma, il Pdl è di fatto commissariato da un Cavaliere che ha detto chiaro e tondo di non voler sentire volare una mosca. «Il messaggio che dobbiamo dare è quello di un partito unito e compatto », ha ripetuto in questi giorni a diversi interlocutori. E ancora: «Nessuna polemica con Enrico Letta e nessun attacco all’esecutivo ». E tanto è convinto della linea prudente che nell’ultima settimana Berlusconi s’è pure guardato bene dal concedersi i consueti sfoghi telefonici con questo o quel parlamentare, proprio per evitare che le sue parole finissero – come spesso accade in queste occasioni – sui giornali. Il Cavaliere, insomma, la linea Coppi la sta seguendo alla lettera e – nonostante le sue perplessità sulla magistratura restino tutte invariate – non vi è traccia in queste ore di alcuna polemica né di lamentele.

L’ex premier, dunque, resta blindato ad Arcore anche lunedì e riduce al minimo i contatti con l’esterno. La strategia rimane quella dell’attesa, almeno fino al 30 luglio, quando la Cassazione si pronuncerà sul processo diritti tv Mediaset: solo allora si capirà quale sarà il destino di un esecutivo che in un modo o nell’altro necessariamente risentirà della decisione della Suprema corte. Al di là delle intenzioni dei protagonisti, infatti, è chiaro che un’eventuale conferma della condanna a Berlusconi con conseguente interdizione dai pubblici uffici non può non condizionare un esecutivo già azzoppato dall’affaire kazako. Solo dopo il 30 luglio, però, si apriranno eventualmente le danze. «Fino ad allora nessun colpo basso al governo », ha ripetuto come un mantra Berlusconi ai big del partito. Tanto che pure i più critici – vedi Renato Brunetta o Daniele Capezzone – continuano sì a tenere alta la tensione sull’esecutivo ma con toni decisamente meno duri. Il capogruppo del Pdl alla Camera, per esempio, si guarda bene dall’usare la parola rimpasto e replicando al segretario del Pd Guglielmo Epifani chiede invece un «patto di legislatura » fino al 2018. E pure un falco come Daniela Santanché dice no al rimpasto, perché – spiega l’ex sottosegretario – ci sono altre priorità sul fronte economico.

La verità è che la questione aleggia e solo fra sette giorni – dopo la sentenza della Corte di Cassazione – si capirà se il tema della verifica di governo è o no all’ordine del giorno. Solo allora si potrà iniziare ad aver più chiaro se la finestra di ottobre per un eventuale voto anticipato è davvero del tutto chiusa o se, magari, si ragiona su elezioni nei primi mesi del 2014. Oppure se davvero il governo è destinato a durare fino al 2015 o addirittura – stando allo scenario di Brunetta – fino al 2018. Nel frattempo, i sondaggi continuano a premiare il centrodestra. Secondo la rilevazione Emg per TgLa7, infatti, se si votasse adesso si attesterebbe al 35% contro il 33,2 del centrosinistra e il 20 del M5S. Con Enrico Letta che nell’ultima settimana perde un punto di fiducia e scende al 38%.


Processo Mediaset, Cassazione verso rinvio sentenza: errore sulla prescrizione di Berlusconi?
di Redazione
(da “Libero”, 23 luglio 2013)

Fermi tutti: il giorno del giudizio di Silvio Berlusconi potrebbe non essere il 30 luglio. Quel giorno la Cassazione deve pronunciarsi sul processo Mediaset, che ha visto Silvio Berlusconi condannato per frode fiscale in Appello a 4 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Tutti, nel Pdl e a sinistra, si attendono la mannaia definitiva sulla carriera politica del Cavaliere, ma quella mannaia potrebbe calare qualche settimana dopo. Già, perché il nodo è la prescrizione.

Calcoli sbagliati?  – Secondo i complicatissimi calcoli comunicati dalla Corte d’Appello, desiderosa di chiudere il conto il prima possibile, uno dei reati contestati a Berlusconi sarebbe caduto in prescrizione l’1 agosto. Da qui la decisione della Cassazione di assegnare il caso in fretta e furia alla Sezione feriale  e arrivare a sentenza già il 30 luglio. Ma secondo nuovi calcoli rifatti dagli stessi giudici e comunicati all’Alta Corte, la prescrizione potrebbe scattare tra 14 e 27 settembre. Meno fretta, dunque. Deciderà sempre la Sezione feriale ma, e questa è la speranza nel centrodestra (e non solo), potrebbe esserci una tregua di qualche settimana. Per Berlusconi, certo, e per il governo.

Slitta tutto a settembre? – Il momento, infatti, è cruciale: tra Imu e Iva (ieri l’ennesimo rinvio, tra Pd e Pdl le distanze restano) bisognerà prendere decisioni cruciali entro il prossimo 31 agosto. Mettere sul piatto la testa di Berlusconi, in una congiuntura politico-economica già esplosiva, potrebbe significare far saltare il banco. E il Paese, per dirla alla Casaleggio. Lo slittamento della sentenza sul Cav a settembre, commentano fonti del Pdl, sarebbe “dimostrazione di buonsenso” da parte della Cassazione. Ma riguardo al verdetto finale il clima ad Arcore, sottolinea Paola Di Caro sul Corriere della Sera, resta “cupo e pessimista”. Più che una tregua, sarebbe una “cottura a fuoco lento”. Cui, per la verità, Berlusconi si è abituato da anni.


«Chiederò al medico altri 5 anni di vita per aspettare la verità… »
di Roberto Rossi
(da “l’Unità”, 23 luglio 2013)

«Che cosa farò adesso? Nulla, rimarrò a Collelongo. L’unica cosa che posso fare è andare giovedì dal medico che mi tiene in cura e chiedergli la proroga di cinque anni della mia vita. Perché io devo resistere fino a quando Appello e Cassazione non avranno deciso che questa mostruosità non si regge in piedi ».

Ottaviano Del Turco non era in Aula quando è stata pronunciata la sentenza nel tribunale di Pescara. Malato da tempo ha preferito rimanere nella sua casa d’Abruzzo.

Nove anni e sei mesi sono tanti. Si aspettava questa condanna?
«No. Non mi aspettavo una cosa del genere. Io sono stato tutti i giorni al processo fino a quando ho potuto. Nel periodo in cui non sono stato male ho ascoltato tutto e non mi posso essere perso parte del procedimento che ha giustificato questa decisione. La verità è che questa sentenza era scritta nel giorno in cui era cominciata questa storia. Non l’atto, naturalmente, ma l’iter che ha portato alla condanna. Su questo non ci piove più ».

Come si spiega la riformulazione del capo di imputazione da concussione a corruzione?
«Questa è la cosa più singolare. Io per due anni e mezzo mi sono difeso dall’accusa di concussione. Ora tutti sanno che questa è una prepotenza organizzata, un modo di strappare soldi sotto minaccia. Adesso, invece, sono condannato per corruzione. Un assurdo. Secondo il tribunale, cioè, Angelini mi avrebbe riempito di soldi con la richiesta di non fare cose (leggi, ispezioni) che lo aiutassero a non fallire. E io, secondo quanto detto nel processo, non solo facevo le stesse cose ma ne facevo anche di più. E più ne facevo e più lui continuava a darmi dei soldi. È un ragionamento che non ha senso ».

Forse la Corte si è allineata alla sentenza di Appello che, due settimane fa, ha condannato, con la stessa accusa di corruzione, il suo predecessore, Giovanni Pace, assolto in primo grado.
«Quando ho visto la riforma della sentenza mi sono detto: chissà se non abbia attinenza con il nostro processo. Ma siccome sono un ignorante di questioni giudiziarie non sapevo dare una risposta a questa domanda. Oggi la risposta c’è ».

Lei ritiene che l’andamento del processo fosse segnato. Perché?
«Perché tra accusa e giudizio non c’è alcuna differenza. Vede, il presidente della giuria, Carmelo De Santis, è stato un vecchio, bravissimo ed efficiente pubblico ministero. Ma è il solito problema che si ripropone: l’intreccio tra magistratura inquirente e giudicante che non può che produrre pasticci. È impossibile per un uomo che per quarant’anni è stato inquirente liberarsi di quella cultura, di quella forma mentis e diventare un giudice talmente imparziale da vedere con la stessa attenzione le ragioni dell’accusa e quelle della difesa ».

In aula c’era anche l’ex procuratore Trifuoggi …
«Anche quella è una cosa singolarissima. Un uomo che scompare, che scappa dal processo che ha istruito, torna nel giorno in cui si legge la sentenza e dichiara che è venuto a prendersi le sue responsabilità lo trovo strano ».

…il quale ha detto che non è importante aver ritrovato i soldi della tangente.
«È in linea con ciò che sostiene una parte della magistratura. E, indirettamente, ha risposto a Luciano Violante quando disse che un processo che si fonda su queste accuse, senza le prove della concussione, è un processo destinato al nulla di fatto. Se una sentenza del genere diventa giurisprudenza, io posso venire al suo giornale, dire che lei mi ha minacciato di scrivere cose infamanti su di me se non le davo dei soldi: non c’è più bisogno di dimostrare che lei quei soldi non li ha. L’importante è che l’impianto accusatorio possa assurgere a ruolo di teorema. E questo processo era un teorema ».

Dopo la sentenza l’ha cercata qualcuno?
«Mi hanno chiamato prima e dopo. Ho apprezzato di più quelli, come Franco Marini, che lo hanno fatto prima ».

Nessun altro del Pd?
«In un partito che ha fatto propri i principi costituzionali ci sono ancora dirigenti che dicono che io sarei stato in grado di provare la mia innocenza e che questo dovevo fare. Ma questa è la cultura della controriforma, dell’inquisizione. Non spetta agli imputati provare la propria innocenza ma allo Stato provare la loro colpevolezza ».

Ha fiducia nell’Appello?
«Certamente. Se non fosse per il fatto che mi hanno dato lo stesso numero di anni di carcere di Enzo Tortora ».


La “prova regina” che doveva scagionare Ottaviano Del Turco, alla fine l’ha condannato
di Giuseppe Caporale per “la Repubblica”
(tratto da “Dagospia”, 23 luglio 2013)

La “prova regina” che doveva scagionare l’ex governatore, alla fine l’ha condannato. Le foto che ritraggono l’ex ras delle cliniche private in Abruzzo, Vincenzo Angelini, che esce da casa di Ottaviano Del Turco il 2 novembre del 2007 con una busta piena di mele – appena scambiata con duecentomila euro di tangenti – secondo il perito della difesa erano false. Invece erano vere. Piuttosto, era taroccata la consulenza richiesta dai legali di Del Turco, ma questo si è scoperto solo dopo, poche udienze prima della sentenza di condanna.

Eppure, che quelle foto fossero false, Giandomenico Caizza, avvocato dell’ex sindacalista, lo aveva fatto mettere a verbale, lo scorso mese di marzo, brandendo in aula un’accurata relazione tecnica firmata da Maurizio Arnone, perito di parte, per quindici anni responsabile della polizia scientifica di Roma. Una perizia che aveva cercato di dimostrare attraverso un test asta-metrico che la sagoma ritratta in quelle immagini sbiadite (e poi prodotte dalla Procura di Pescara come prova di riscontro alla confessione dell’imprenditore ricattato) non era quella di Angelini.

Troppo alto – aveva dichiarato in aula Arnone – il soggetto della foto per poterlo identificare come l’ex proprietario della clinica Villa Pini di Chieti. Non solo, per lo stesso consulente di parte anche le date in cui erano state scattate le foto erano diverse rispetto alla ricostruzione- accusa del grande accusatore. E la notizia aveva ottenuto anche una forte evidenza mediatica.

Quasi due mesi dopo, quella perizia si è rivelata un boomerang, soprattutto quando, durante il dibattimento, la Procura di Pescara ha chiesto di mettere a verbale un’intercettazione della Procura dell’Aquila. Un audio dove si ascolta chiaramente Lamberto Quarta, coimputato e braccio destro di Del Turco – e indagato sempre per corruzione in un’altra vicenda sugli appalti della ricostruzione post-sisma – mentre chiede al perito Arnone, che stava lavorando alla consulenza tecnica da depositare agli atti del processo, di «stiracchiare » la sagoma che si vede nella foto, di «farla più alta » affinché non sembri Angelini (altro un metro e sessantanove).

A quel punto il presidente del collegio giudicante, Carmelo De Sanctis, pur non acquisendo formalmente, per motivi di natura tecnico-giuridica, l’intercettazione nelle carte del processo, ha chiesto una nuova perizia. Questa volta, però, una perizia super-partes.
Ed è così che la “prova regina” dell’innocenza di Del Turco è diventata – di rovescio – un altro elemento a favore dell’accusa, l’evidente dimostrazione della fondatezza della confessione di Angelini anche riguardo agli incontri per le tangenti pagate a Del Turco.

Infatti, la nuova perizia ha dimostrato che le foto delle mele, delle mazzette, della casa dell’ex presidente della commissione antimafia a Collelongo, erano state scattate nel giorno in cui il grande elemosiniere dice di essere stato lì: il 2 novembre del 2007.

Dichiarazione che poi corrisponde – a cascata – ai giorni del prelievo di contanti, ai giorni in cui la Regione aveva presentato (nelle riunioni della giunta) atti che penalizzavano Angelini, ai giorni in cui i telepass sia di Angelini che dell’ex segretario nazionale vicario della Cgil erano entrambi nella Marsica, nei pressi di casa Del Turco. E anche alla data in cui l’ex governatore, il 21 marzo 2006 – il giorno dopo il presunto versamento di un’altra tangente – versa per il rogito di un immobile 259 mila euro in contanti sul conto della sua compagna, che poi procederà all’acquisto.


Letto 1446 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart