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Il mercato delle vacche e l’art. 67 della Costituzione

21 Novembre 2010

Quando si dice che il tempo è galantuomo si dice una verità sacrosanta. Magari non sappiamo quando il tempo prenderà la sua vendetta contro ipocrisie e menzogne, ma quell’ora giunge spietata.

Oggi sappiamo che la trattativa tra Stato e mafia avvenne non sotto l’egida di Berlusconi, ma al tempo in cui ai vertici dello Stato erano uomini come Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro e Giuliano Amato. I primi due addirittura sono stati lì lì per essere proclamati santi da una sinistra che li ha adorati come fossero i liberatori dalla tirannia di Berlusconi.

Mentre li incensava, non sapeva (ma sarà davvero così? Anche Togliatti finse di non sapere dei soldati italiani trucidati dai russi) che sotto i loro occhi lo Stato stava trattando con la mafia. Ormai il fattaccio è venuto alla luce dopo le rivelazioni dell’ex Guardasigilli Giovanni Conso, il quale firmò revoche del carcere duro a ben 140 mafiosi.

I quotidiani imparziali come la Repubblica, La Stampa, il Fatto Quotidiano, il Corriere della Sera hanno messo il silenziatore alla notizia. Ma non è sufficiente, giacché ora non hanno più l’arma che hanno cercato di scaricare addosso a Berlusconi, quella ossia che il cavaliere fosse il mandante delle stragi degli anni ’90.

Se toccheranno quel tasto, si troveranno recapitati nelle loro redazioni i nomi a cui attingere informazioni più dettagliate, in particolare da Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. Due santoni colabrodo, che non si accorgevano (ma sarà così?) di ciò che veniva compiuto sotto i loro occhi.
Altro che presidenti emeriti! Ci dovremmo dimenticare quanto prima dei loro nomi.

Anche la Corte di Appello di Palermo ha dato una raddrizzata alle accuse mosse a Berlusconi di avere avuto collusioni con la mafia. Intanto il periodo incriminato risale agli anni ’70, e si è accertato che dopo il 1992 non si rinvengono nemmeno minimi sospetti su di una tale collusione.
La sentenza  accusa Dell’Utri di aver fatto da tramite tra Berlusconi e la mafia in quegli anni, ma nessuna prova di una tale collusione è stata mai addotta. Si parla dello stalliere Vittorio Mangano che era al servizio di Berlusconi e  si dimentica di far notare che quando si scoprì che era mafioso Berlusconi lo licenziò.

Anche su questa storia dei rapporti di Berlusconi con la mafia è bene dirci che in quegli anni un po’ tutti i grandi imprenditori erano spesso costretti a venire a patti con la criminalità organizzata per poter proseguire la loro attività. Non è una scusante, ma una constatazione. Se un’indagine di questo tipo fosse estesa un po’ a tutti i grandi imprenditori, se ne vedrebbero delle belle. È però importante che la sentenza ci chiarisca che non vi sono tracce che possano indurre a pensare che Berlusconi abbia avuto contatti con la mafia dopo il 1992 e che non sono credibili le rivelazioni di Spatuzza al riguardo. Forza Italia, insomma, non è nata, come si è fatto credere, su impulso della mafia.

Ieri Napolitano lamentava che i giovani si allontanano dalla politica perché la politica dà cattivi esempi. A chi si riferiva? Spero a Gianfranco Fini che ha fatto in questi mesi strame delle Istituzioni.

Ma se vogliamo dare un po’ di sostegno alla traballante moralità della politica, una delle prime mosse da compiere è quella di intervenire subito sull’art. 67 della Costituzione. Come è noto, è l’articolo che è stato utilizzato dai ribaltonisti. Questo articolo consente ai parlamentari di ritenersi liberi da vincoli di mandato.

È l’articolo che trasforma gli elettori in pecore. È l’articolo che annulla la sovranità popolare. È l’articolo che consente il mercato delle vacche.
È un articolo che parrebbe più il frutto dell’azione corruttiva del demonio che il risultato dell’ingegno dei padri fondatori della nostra Repubblica.

Non per nulla al momento della discussione dell’art. 67 uno dei padri costituenti, il comunista Ruggero Grieco (sottolineo, un comunista), avvertì il pericolo insito nella formulazione dell’articolo. Si legge qui:

“Grieco è contrario a includere la formula «senza vincoli di mandato », perché, a suo avviso, i deputati sono tutti vincolati ad un mandato: si presentano infatti alle elezioni sostenendo un programma, un orientamento politico particolare. Con l’aggiunta proposta dall’onorevole Mannironi si favorirebbe il sorgere del malcostume politico.”

A questo padre della Costituzione, nato a Foggia il 19 agosto 1893 e morto il 23 luglio 1955, in seguito a un malore che lo colpì nel corso di una manifestazione di contadini a Massa Lombarda, andrebbe eretto un monumento. Vide molto lontano.

Il presidente Umberto Terracini (sempre comunista) si limitò a proporre questa formulazione:

«I deputati sono rappresentanti della Nazione ».

Fu Salvatore Mannironi (della Democrazia Cristiana) ad insistere (con successo) per l’inserimento dell’espressione:

«senza vincoli di mandato ».

Il testo che uscì fu il seguente, rimasto invariato fino ad oggi:

«Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. »

Sembra paradossale che proprio il Pd si faccia promotore e mallevadore dei ribaltoni, quando fu un illuminato comunista a prevedere l’impatto corruttivo dell’art. 67.

Infatti, in questi giorni assistiamo all’intensificarsi della campagna acquisti, sia da una parte che dall’altra, in vista del voto di fiducia fissato per il 14 dicembre. Non è un bello spettacolo.

Questo articolo (retaggio dunque della vecchia Dc) deve essere rivisto interamente (limitandolo, ad esempio, alla formulazione di Terracini), se non addirittura abolito. Il parlamentare che non desidera più rappresentare lo schieramento in cui è stato eletto deve fare una cosa semplicissima: dimettersi e lasciare il posto al primo dei non eletti della sua lista.
Solo così il mercato delle vacche avrà termine. Finché l’at. 67 rimarrà così com’è, noi sapremo che la politica italiana non solo è ancora un mercato delle vacche, ma che vuole continuare ad esserlo.

P.S. Mara Carfagna non ha bisogno dei miei consigli. Però voglio dargliene uno, e mi perdonerà. Non si dimetta nemmeno il 15 dicembre. Se qualche riconoscenza deve a Berlusconi, sappia che le sue dimissioni andranno a colpire proprio lui, e il suo sforzo di rinnovamento del nostro Paese. Anche se avverranno dopo il voto di fiducia, le sue dimissioni saranno strumentalizzate dall’opposizione contro il presidente del Consiglio. Se proprio non può più stare in politica, resista ormai fino alla fine della legislatura, che molto probabilmente si concluderà fra pochi mesi.

Intanto ho apprezzato che Mara Carfagna, piuttosto che cambiare casacca, come le consentirebbe una distorta e diseducativa interpretazione dell’art. 67 della Costituzione, preferisce dimettersi da parlamentare e lasciare il posto al primo dei non eletti. Questa è l’unica strada che dà e può conservare dignità alle Istituzioni. Spero che se ne ricordi anche Napolitano ove dovesse (ma non ci voglio credere) fare un pensierino al ribaltone.

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3 Comments

  1. Pingback by Il mercato delle vacche e l'art. 67 della Costituzione | Politica Italiana — 21 Novembre 2010 @ 11:45

    […] via  https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=15667 AKPC_IDS += “22360,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on novembre 21st, 2010 Tags: Crisi di governo, Elezioni, Sondaggi Politici Share | […]

  2. Commento by giuliomozzi — 25 Novembre 2010 @ 11:32

    Bart, scrivi: “È però importante che la sentenza ci chiarisca che non vi sono tracce che possano indurre a pensare che Berlusconi abbia avuto contatti con la mafia dopo il 1992”.

    Qualche tempo fa sostenevi che chi è mafioso, lo è per sempre.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 25 Novembre 2010 @ 11:55

    Lo sostengo ancora. Mica ho detto che Berlusconi prima del 1992 era mafioso. Ho voluto precisare che è fuori discussione che da quando è entrato in politica nessun accanito nemico è riuscito a trovare tracce di sue collusioni con la mafia. Ciò che invece sta emergendo, con la famosa trattativa Mafia-Stato, nei confronti di Ciampi e Scalfaro dopo le rivelazioni di Conso.

    Così pure  continuo a sostenere  che Dell’Utri o è ancora mafioso o non lo è stato neppure prima del 1992.

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