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Il mio timore per le riforme

28 Aprile 2011

La guerra di Libia sta assorbendo tutte, o quasi, le energie della maggioranza. Poiché sono convinto che la guerra sarà una cosa lunga, le sue conseguenze sono imprevedibili.

Una di esse è già sono sotto gli occhi di tutti, e riguarda una spaccatura tra la Lega Nord e il Pdl che non è stata mai così netta e profonda, almeno dopo la crisi di governo del 1994. I toni duri adoperati da una parte e dall’altra nella giornata di ieri non fanno presagire niente di buono.

Come ho già scritto, i documenti già presentati dalle opposizioni (sono tre e si discuteranno, sembra, a Montecitorio il 3 maggio sotto la presidenza di Fini), se ben congegnati, potrebbero provocare la crisi della maggioranza. A niente vale supporre che tutto si ricomporrebbe subito dopo con un voto di fiducia che vedrebbe la Lega Nord solidale con il Pdl.

Le liti si sa come cominciano e non si sa mai come finiscono. Non è un buon momento per Berlusconi. Io mi domando per quale scriteriato motivo, non abbia interpellato Bossi sulla decisione di passare ad una escalation del conflitto.

Siamo vicini alle importanti elezioni amministrative che già di per sé provocano scintille per la concorrenza tra i contendenti. La Lega Nord in particolare spera di mietere più voti rispetto al passato, e a ciò fa giuoco indubbiamente la sua posizione assunta contro l’inasprimento della nostra presenza nel conflitto libico.
Non sono pochi gli italiani che non ne hanno ancora capito il motivo. Ed io tra questi.

Un’altra conseguenza importante riguarda il percorso delle riforme. Nutro la preoccupazione che esso subirà dei grossi ritardi, tali da inficiare la speranza di un suo completamento entro la fine della legislatura.
Ne trarrà beneficio quella parte della magistratura vociante che già si era ribellata ai propositi del governo.
Il suo silenzio di questi giorni, sta a dimostrare che essa confida sulla possibilità che la riforma della giustizia sia rimandata alle calende greche.

E poi c’è la riforma dell’architettura dello Stato, per renderlo efficiente e moderno. Molti italiani ci avevano scommesso e consideravano Berlusconi l’uomo in grado di realizzarla.
Ce la farà?

Oggi sono assalito da molti dubbi. Queste riforme sono di un rilievo inimmaginabile, di portata storica. Se non si faranno l’Italia resterà ferma al palo e sarà sempre di più la più debole, il vaso di coccio, tra i maggiori Paesi industrializzati.

Qualche giornale già scrive della possibilità che dalla guerra libica salti fuori, come il coniglio dal cilindro, il tanto atteso ribaltone, per il quale l’opposizione si è battuta strenuamente.
Ora gliene capita la opportunità, una ghiotta occasione portata su di un vassoio d’argento.

Lo confesso. Rimpiango sempre di più che l’Italia non sia rimasta neutrale, o meglio che non si sia limitata agli aiuti umanitari rivolti ad entrambi i fronti in lotta.
Chi non è d’accordo su questa mia posizione, adduce che in questo modo l’Italia si sarebbe inimicata i rivoltosi e avrebbe trovato le porte chiuse ai succosi contratti con quella Nazione.

A mio avviso non sarebbe stato così. La Libia continuerà ad aver bisogno di vendere petrolio, e, secondo le leggi economiche, lo venderà a chiunque voglia comprarlo, e in specie all’Italia, i cui oleodotti sono già bell’e pronti a riceverlo.

La fedeltà alla Nato non significa affatto che l’Italia sia costretta a diventare una nazione guerrafondaia, pronta ad intervenire addirittura per decidere le sorti in una guerra civile, che non sarebbe neppure scoppiata se non ci fossero state Francia e Gran Bretagna a soffiare sul fuoco.

Comunque la frittata è fatta. Vediamo di contenerne le conseguenze, soprattutto in politica interna.

Altri articoli

“Misurata, prima missione dei caccia italiani. Vescovo Tripoli: “Governo di Roma si dimetta”. Qui. Da cui estraggo:

“Da Tripoli la polemica è rinfocolata dal vescovo cattolico della capitale libica, da subito molto critico verso la missione internazionale. “Se il governo ha fatto questa scelta – ha detto Monsignor Martinelli all’agenzia di stampa Asianews del Pontificio istituto missioni estere – forse è meglio per tutti che rassegni le dimissioni. Come si può affermare che tutto è normale e giusto? Se la guerra continuerà potrebbero scavarsi dei fossati incolmabili fra la popolazione libica e quella italiana, con conseguenze imprevedibili”, ha sostenuto. “Le bombe stanno colpendo ovunque – ha raccontato il vescovo – non ci fanno dormire e stanno provocando il panico fra la popolazione. Proprio questa notte vi sono state esplosioni a pochi chilometri dalla nostra zona”.

“Mozioni sulla Libia, il Colle non vuole scherzi da Pd e Idv”. Qui.

“E’ guerra in Libia e in Aula. Il Colle al Cav: “coerenti”. Qui.

“Raid in Libia, ecco la mozione della Lega”. Qui.

“L’offerta di Gheddafi alla Nato: “Trattiamo, ma non fuggo”. Qui.

“Ruby, smascherata l’inchiesta farsa: hanno scambiato Fede con Lele Mora” di Stefano Zurlo. Qui.

“I cecchini iraniani sparano a protezione del regime siriano” di Amir Taheri. Qui.


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2 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 30 Aprile 2011 @ 06:27

    Veramente, Bart, a soffiare sul fuoco è stata la Lega. La rivolta in Libia è cominciata con le manifestazioni per ricordare l’uccisione, da parte della polizia, di alcuni cittadini, nel corso di una quasi-rivolta a Bengasi. L’obiettivo della rivolta era il consolato italiano. Il movente della rivolta era il bel gesto di Calderoli, che esibì ridacchiando in diretta televisiva le famose vignette satiriche su Maometto…

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Aprile 2011 @ 10:41

    Non sono d’accordo. I giornali hanno riportato che assai prima che i ribelli entrassero in azione, era presente da quelle parti personale francese e inglese. Mi pare che ormai il fatto sia stato acquisito da tutti (o quasi) gli osservatori.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart