Per ragioni che non sto qui a spiegare, ieri mi trovavo a Firenze e, avendo un po’ di tempo a disposizione, sono andato con alcuni miei familiari a Fiesole.
Pur trovandomi ad una distanza di circa 80 km dall’elegante paese, mai lo avevo visitato con l’attenzione che merita. Vi sono passato, le poche volte, in fretta.
Ieri avevo da spenderci almeno quattro ore, e così abbiamo parcheggiato l’auto e gironzolato in cerca delle sue attrattive, da me pressoché sconosciute.
Non so quanti lettori conoscono Fiesole. Forse la si conosce per la posizione invidiabile, collocata com’è sopra una bella collina da cui si domina la città di Firenze, con il Duomo e il Palazzo della Signoria che colmano l’occhio di ricordi e di suggestioni.
Forse la conoscono per la nomea che si è fatta di cittadina elegante che ha, lungo il suo pendio, ville stupende una accanto all’altra con parchi da destare meraviglia e, perché no?, invidia.
Passandoci davanti mi sono chiesto a quale censo i proprietari appartenessero: se a quello che paga alte tasse per la ricchezza così sfrontata, o a quelli che denunciano un reddito annuo inferiore ai settantamila euro.
Forse riescono abilmente a galleggiare in questa seconda fascia, vista la consolidata distrazione dello Stato.
Ma Fiesole non è appetibile solo per tali bellezze.
Essa ha una storia antichissima, che risale al tempo degli etruschi e passa poi attraverso l’epoca romana. Se si sale fino alla chiesa di San Francesco e la si visita nella sua completezza, ossia insieme con il convento e il museo, ci si rende conto della enorme ricchezza archeologica che vi è contenuta.
Fiesole esisteva quando ancora Firenze era di là da venire, e sull’Arno si ergevano modeste capanne di pescatori.
Nel vicino museo Bandini si gode la vista di stupendi vasi etruschi pressoché intatti, la cui bellezza e dimensione lasciano storditi.
Lì vicino un teatro romano si presenta al visitatore quasi integro; poco più in là si ammirano i resti delle terme che dovevano essere capienti e sontuose.
Non ho incontrato molti visitatori, e presumo che quelli che ho veduto abbiano scoperto il luogo grazie ai loro studi e ai loro personali interessi verso l’antichità; e non certo per merito dello Stato. Perché questo è il punto. Lo Stato italiano non ha mai saputo valorizzare le sue strabocchevoli bellezze tanto naturali che storiche.
Fiesole è appena un puntino sopra Firenze, ma luoghi e puntini altrettanto piccoli e magnifici sono sparsi per tutto il nostro territorio.
Basterebbe che lo Stato li facesse conoscere con una capillare pubblicità in tutto il mondo, e sono certo che i turisti accorrerebbero a frotte.
Le nostre entrate sarebbero tali da farci diventare, sia pure nel tempo, uno Stato ricco, in grado di provvedere allo sviluppo proficuo ed ordinato del nostro Paese.
Invece, al di là dei grandi nomi come Firenze, Venezia, Roma, Napoli, Palermo, all’estero non si conosce altro. Anche se le suddette città sono senza dubbio irripetibili, esse tuttavia non sono sufficienti a dare la reale e giusta dimensione di ciò che è stata l’Italia nel passato.
Solo chi la percorra per intero, può rendersi conto della nostra grandezza incomparabile.
Lo straniero potrebbe perfino essere tentato di venire da noi più volte per visitarla tutta.
L’Italia diventerebbe ben presto un “best seller” nel mondo, con pochissimi rivali.
Ma, ahimè, il Paese giace sdraiato e immobile, chiuso in una sua bellezza sonnolenta, sotto lo sguardo di amministratori ignavi e distratti, incapaci di percepire e valorizzare il tesoro che sta ai loro piedi.
Anche di questa incuria, di questa pigrizia, di questa incapacità, di questa colpevole distrazione dobbiamo accusare i nostri politici.
Altri articoli
“Feroce e generosa. Questa è la mia Oriana” di Vittorio Feltri. Qui.