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Il ponte sullo Stretto

4 Novembre 2012

Da quando, e sono molti anni, sentii parlare del ponte sullo Stretto di Messina, sono sempre stato favorevole alla sua realizzazione.
Tra le promesse di Berlusconi c’era anche questa, ma poi hanno prevalso gli oppositori e oggi si corre addirittura il rischio di mandare tutto al macero. Il governo Prodi fu il primo a dare una zampata demolitrice, e dopo di lui la linea contraria al Ponte si è rafforzata fino a trovare compiacente anche il governo del bocconiano Monti il quale, al fine di non dover pagare oggi una penale salatissima all’impresa che si è aggiudicata il mastodontico appalto, ha prorogato di due anni la decisione se proseguire nell’impegno o scioglierlo.

Non capisco questi strani oppositori. A me, la costruzione di un ponte che facilitasse il passaggio dall’isola siciliana al continente (perché di questo si tratta; non solo il passaggio verso l’Italia) fosse una scelta importante e coraggiosa. Coraggiosa soprattutto per l’ingente spesa che avrebbe impegnato le nostre casse. Ma quando, finalmente, i soldi, grazie all’intervento europeo e di privati, sono usciti fuori, perché non andare avanti? Tutto sembrava mettersi per il meglio e dell’opera grandiosa Berlusconi aveva fatto una sua bandiera. Senonché il governo Berlusconi è caduto e il suo successore Monti è rimasto invischiato nella contrapposizione forte tra i due movimenti del sì e del no e ha deciso di non decidere se non fra un paio di anni. E intanto? Intanto tutto si è fermato.
Come al solito, cose incredibili di questa specie possono accadere soltanto in Italia.
A me pare evidente, lapalissiano, che la costruzione del ponte sullo Stretto sia importante per l’Europa, e specialmente per l’Italia.

Oggi leggo qui che è addirittura la Cina a mostrarsi interessata alla realizzazione del Ponte e per questo è disposta a finanziare l’opera. Dunque, che si aspetta?
L’articolo spiega nei dettagli tutti i vantaggi che ne deriverebbero grazie alla possibilità che la comunicazione via mare tra Asia e Europa trovi  il suo punto di riferimento, non più presso il porto olandese di Rotterdam, ma presso quello calabrese di Gioia Tauro. Si legge:

“Rivela Enzo Siviero: «Il progetto presentato dalla Cccc è molto più ampio del Ponte ». L’hanno chiamato piano Ulisse e riguarda una piattaforma logistica che dovrebbe arrivare da Gioia Tauro a Trapani. Sul tavolo risorse sostanzialmente illimitate: «Anche cento miliardi, se servono ». Si tratterebbe, infatti, non solo di costruire il Ponte ma di rifare tutti i collegamenti ferroviari da Napoli in giù e ristrutturare i porti. Per la Sicilia il raddoppio della ferrovia da Messina a Trapani: un progetto troppo costoso per le Ferrovie. Per non parlare della ristrutturazione dei grandi approdi commerciali. «Ci sarebbe lavoro per 40 mila persone per almeno dieci anni » assicura Siviero.”

E ancora:

“Facendo leva sul Ponte la Sicilia potrebbe diventare la piattaforma per gli scambi con la Cina recuperando, dopo cinque secoli, centralità nel commercio mondiale.”

I vantaggi che ne conseguirebbe il nostro Paese non necessitano di dilungamenti, tanto sono espliciti ed enormi.
La Sicilia diventerebbe con la Calabria la porta d’Europa per le comunicazioni tanto dall’Asia quanto, ovviamente, dall’Africa.
Eppure c’è in Italia chi non vuole cogliere questa opportunità e vi si oppone per motivi che nessuna logica che lavori per il bene del Paese può capire e accettare.


Qui ne scrive anche Filippo Facci.

8 novembre: anche qui.


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