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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Il Premio Strega e Anna Banti

10 Luglio 2009

I premi letterari hanno quasi sempre sollevato polemiche. Ciò rientra, a mio avviso, anche nel gioco della pubblicità da suscitare per i libri che entrano nella cinquina e infine al libro vincitore. Si sa anche che una sorta di regola di spartizione dei premi vige tra le grandi case editrici, salvo che da qualche anno il gruppo Mondadori, divenuto ormai praticamente incontrastato, ha deciso di non guardare in faccia a nessuno e di tirare avanti come uno schiacciasassi.
Mi domando quanto contino le giurie, ovverosia quanto esse siano indipendenti e sappiano giudicare il valore di un libro. Ho l’impressione che ormai si siano ridotte a fare marchette.
Il 63 ° premio Strega, da poco assegnato, ha dato la palma a Tiziano Scarpa e al suo Stabat Mater, che, nonostante le smentite dell’autore, sembra (non l’ho letto) un plagio di un racconto del 1950 di Anna Banti, Lavinia fuggita. Si vada qui e qui.
L’editore, al momento di decidere la pubblicazione del libro, conosceva questo precedente della Banti? Forse sì, forse no. Poiché non credo molto nella competenza letteraria degli editori.
E i giurati dello Strega? Immagino di no, perché non credo che, impegnati come sono, leggano molto della nostra letteratura. Se si eccettuano gli studenti, la giuria che sceglie la cinquina è composta da vip della società civile. Quest’anno alcuni nomi: Lilli Gruber, Cesare Romiti, Alain Elkann, Gherardo Colombo, Stefano Rodotà, Paolo Mieli, Walter Veltroni, Antonio Maccanico, Fabiano Fabiani, Sabino Cassese.

Se avessero saputo, avrebbero fatto entrare Scarpa nella cinquina? E se avessero saputo e lo avessero lo stesso fatto entrare e poi vincere, avrebbero premiato davvero il miglior libro in gara?
La mia rivista ha ospitato nel giugno scorso un articolo di uno dei candidati al premio Strega, Gaetano Cappelli, qui. Gaetano Cappelli è autore di un libro tra i più belli degli ultimi anni: Parenti lontani, uscito per Mondadori nel 2000. Ne scrivo qui:
“Cappelli non è scrittore da prendere sottogamba; non dobbiamo dimenticare che è l’autore di quel romanzo cult “Parenti lontani” che, uscito per Mondadori nel 2000, passò quasi sotto silenzio fino a che non ci si rese conto che ci si trovava di fronte ad uno dei romanzi più belli degli ultimi anni. Oggi Cappelli, che fedelmente continua a vivere nella sua amata Potenza, è uno dei nostri scrittori più bravi e conosciuti.”

Non mi pare che Parenti lontani, quando uscì, sia mai stato candidato ad alcun premio. Perché? Questo può essere un esempio della insufficienza dei premi letterari (per vari motivi: anche clientelari) a saper scegliere i libri migliori? Penso di sì.


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24 Comments

  1. Commento by Mario — 11 Luglio 2009 @ 00:39

    Ma se il romanzo di Scarpa non l’hai letto, che cosa parli a fare? Critichi i giurati perché non sono in grado di fare il confronto fra il romanzo di Scarpa e il racconto della Banti, ma tu non sei meglio di loro: potresti almeno aspettare di aver letto Stabat mater, prima di fare queste considerazioni, ma te ne guardi bene, preferisci fare la morale basandoti sui “sembra” e i “si dice”. Questo articolo è involontariamente comico.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 11 Luglio 2009 @ 09:08

    Sei troppo frettoloso, Mario. Ho dichiarato io stesso di non aver letto Stabat Mater. Ho preso invece l’occasione (poiché il fatto è stato acclarato da esperti assai più bravi di me) per affrontare di nuovo il tema annoso della qualità dei premi letterari, visto ciò che vi si muove intorno. Ho riferito anche che Scarpa smentisce, e se tu avessi letto i link che riportano 2 articoli in proposito de La Stampa, avresti appreso che Scarpa dichiara di non aver letto il racconto della Banti. Però il racconto della Banti esiste ed è del 1950.

    Ora: se non ci fossero dietro ai premi le pressioni che ho ricordato e la giuria dello Strega fosse stata composta, anziché da nomi della società vip, da persone più addentro alla letteratura, credi che la somiglianza adamantina (un critico letterario, tra i migliori che conoscano il nostro Novecento, se non il migliore, mi ha scritto: “quello di Scarpa è un plagio spudorato dello splendido racconto di Anna Banti Lavinia fuggita”), credi che Scarpa avrebbe ottenuto il premio? Ne dubito. Perché questa somiglianza con il racconto della Banti, che Cesare Garboli definì “il racconto forse più bello di tutto il Novecento italiano” non può che nuocere al libro, e comprometterne la sua originalità. Le cose stanno così. Prova ad immaginare un Cesare Garboli nella giuria: sarebbero piovuti fulmini e saette su questa coincidenza.

    Bada che non sono un denigratore di Scarpa (purtroppo è il suo libro che ha creato il caso): una mia lettura del suo romanzo di esordio “Occhi sulla graticola”, puoi leggerla in “Generazioni a confronto nella letteratura italiana”, uscito per Marco Valerio – Torino, nel 2006, e che puoi leggere anche qui:
    https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=733

    Ecco: il caso Scarpa (di cui ormai si è pubblicamente parlato, ed è noto) mi è servito semplicemente per denunciare l’approssimazione con la quale si assegnano i premi letterari, colpevoli gli editori e le giurie ridottesi, come scrivo, a fare marchette.

    Vorrei quasi dire che Scarpa non c’entra nulla. Lui ha scritto il suo libro, che andrà per la sua strada. Il fatto invece resta, ossia che è stato assegnato un premio ad un libro che è sospettato, e anche addirittura esplicitamente dichiarato, un plagio. Da qui il mio giudizio sulla validità dei premi letterari e sulla competenza dei giurati.

  3. Commento by Mario — 12 Luglio 2009 @ 01:49

    Tutto misterioso, sottobanco, dietro le quinte. Chi è questo critico? Perché non nominarlo? E che prove ha portato per sostenere un’accusa simile? E perché continuare a basarsi sull’auctoritas – come nel Medioevo! – del “grande critico”, invece di andare a verificare di persona? Si confrontino il romanzo di Scarpa e il racconto della Banti, apertamente, e si vedrà che è solo maldicenza. Il plagio non è stato affatto acclarato. Finora sono state portate somiglianze risibili, che dipendono dal fatto che le due storie sono ambientate nello stesso posto, un luogo con caratteristiche particolari. Chiunque ambienti una storia in quell’orfanotrofio, dovrà necessariamente citare alcuni elementi peculiari di quel luogo. E’ evidente che dà fastidio che abbia vinto Scarpa, questo spiega tutto.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Luglio 2009 @ 09:25

    Si tratta di corrispondenza privata, Mario. Del resto, ti potrebbero bastare i due link che ti riportano ai due articoli della Stampa, uno dei quali scritto da Sandro Cappelletto che conosce bene il racconto della Banti, per averlo portato in scena nel 2004. Vedi qui:
    http://www.operatoday.com/content/2004/12/lavinia_fuggita.php
    Può darsi, come scrivi, che Scarpa patisca delle maldicenze, ma non le mie.

    Può darsi pure che in questo rimettermi a giudizi espressi da persone assai più preparate di me, commetta un errore. Non so.
    Però, mi sono basato sul caso sollevato dai giornali e su quanto dicono persone che conoscono approfonditamente le due storie, per toccare un altro problema, annoso. La dipendenza delle giurie dei maggiori premi letterari dalle pressioni delle grandi case editrici.

  5. Commento by Mario — 12 Luglio 2009 @ 10:27

    Ma perché non leggi il racconto della Banti e il libro di Scarpa e fai il confronto tu? Vedrai che sono due storie completamente differenti, benché ambientate nello stesso luogo (oppure vogliamo dire che la Banti ha il diritto esclusivo a scrivere una volta per sempre un racconto sulle ragazze della Pietà al tempo di Vivaldi?).
    Poi: dici che si tratta di corrispondenza privata, ma la citi a sostegno della tua tesi: questo è ambiguo e scorretto.
    Ancora: fra i giurati dello Strega ti fa comodo citare solo quelli che hanno poco a che fare con la letteratura. Ma fra i giurati ci sono anche molti studiosi e critici: costoro non hanno avuto nulla da eccepire.
    Infine: tu che sei sensibile a individuare interessi editoriali, pressioni e schieramenti, potresti domandarti come mai il caso sia stato sollevato proprio sulla Stampa e Repubblica, giornali dove scrivono stabilmente due dei non-vincitori del premio; fra l’altro, suscitando la questione all’indomani del premio stesso, come reazione vendicativa, mentre il libro era uscito otto mesi prima senza che nessuno tirassew fuori queste accuse, e ottenendo anzi decine di recensioni ultrapositive (Cappelletto aveva indicato a suo tempo, molto bonariamente, solo una analogia fra i finali: ma da che mondo è mondo, da carceri, collegi, conventi ecc. c’è sempre qualcuno che cerca di scappare). E potresti chiederti anche come mai la cosa non abbia avuto seguito, data la ridicola inconsistenza delle accuse.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Luglio 2009 @ 13:22

    Purtroppo, riguardo alla corrispondenza privata non posso dirti di più. Devi solo fidarti.
    Se sei il Mario eccetera che leggo nel tuo indirizzo e-mail, il quale frequentava icl quando anch’io lo frequentavo, dovremmo conoscerci. Non so se di me ti sei fatta l’opinione di una persona abituata alla menzogna.
    Se sei la stessa persona, sono contentissimo di ritrovarti qui.
    Ho ordinato il libro di Scarpa e ho ordinato in una libreria antiquaria Le donne muoiono della Banti, dove dovrebbe trovarsi il racconto Lavinia fuggita.
    Non so quando potrò leggerli (sono oberato. Vedi la Sezione Le mie letture), ma prima o poi lo farò. Ne scriverò poi.

  7. Commento by Giorgio Di Costanzo (Ischia) — 12 Luglio 2009 @ 14:56

    Ammiro il lavoro letterario di Bartolomeo Di Monaco. Le sue recensioni sono puntuali, rigorose e ben motivate. In politica polemizziamo spesso, ma è naturale e irrilevante. Gli voglio bene perché è generoso, disinteressato e puro.
    Non conosco il testo di Scarpa e neanche m’incuriosisce; quasi mai leggo autori “giovani”, tranne: Walter Siti, Giuseppe Montesano, Simona Vinci, Nicola Lagioia, Maurizio Braucci, Roberto Saviano, Alessandro Leogrande, Vitaliano Trevisan. Per caso lessi il racconto di Anna Banti, moltissimi anni fa, a casa di Alberto Moravia.
    Mi premeva ribadire qui il rispetto e la stima per Bart.

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Luglio 2009 @ 17:17

    Giorgio, ho letto qui e nel post “Ancora le cassandre su Berlusconi”, le tue parole nei miei confronti.
    Ti ringrazio e sono davvero molto commosso e riconoscente. Ci tengo alla tua stima e spero di poterti incontrare un giorno qui a Lucca.

  9. Commento by Carlo Capone — 12 Luglio 2009 @ 17:50

    Concordo pienamente con quanto espresso da Giorgio nel commento 7. Bartolomeo è persona intellettualmente ineccepibile, le sue letture sono un riferimento sicuro.
    Attraverso Giorgio, poi, ho scoperto un mondo letterario che mi era ignoto. Salvo qualcosa dell’opera di Anna Maria Ortese, di lei ignoravo tutto. Ma non solo, di Purdy non avevo letto nemmeno il nome, come non sapevo del lascito in versi di Fabrizia Ramondino, tanto per citare i primi autori che mi vengono in mente. Tutto questo grazie a In sogno e in veglia.

    Carlo Capone

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Luglio 2009 @ 18:16

    Grazie, Carlo.
    Sottoscrivo quanto dici su Giorgio, di cui la rivista Parliamone mostra a sinistra il link al suo blog dedicato ad Anna Maria Ortese.

  11. Commento by alessia f — 12 Luglio 2009 @ 20:38

    Qui non e’ in discussione l’indiscussa probita’ di Bartolomeo Di Monaco, ma un’oggettiva somiglianza o no fra due storie. Non e’ perche’ Di Monaco e’ una persona onesta che tutto quel che dice deve essere per forza oro colato. Si puo’ essere in gambissima e, in un dato caso, prendere una cantonata.

  12. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Luglio 2009 @ 21:42

    Alessia, per carità, di cantonate, chi sa quante ne avrò prese nelle mia vita. Magari nemmeno me ne sono accorto!

    Mi sono rifatto a quanto ho letto, avendo fiducia, come spesso mi capita, in ciò che leggo, quando provenga da autori affermati.
    Però ho già scritto che ho provveduto ad acquistare via IBS Stabat Mater e via Maremagnum Le donne muoiono dove spero di trovare il racconto Lavinia fuggita. Dico spero, poiché in quella raccolta fu pubblicata. L’edizione che ho già acquistata e che mi deve dunque arrivare nei prossimi giorni è del 1952.
    Non sono riuscito invece a trovare la pubblicazione del solo racconto Lavinia fuggita, uscito per La Tartaruga nel 1996, e non più in commercio.

    Li leggerò quanto prima e ne scriverò, come ho già detto, ma dopo aver letto altre cose programmate (puoi seguire l’ordine cronologico delle mie letture nella sezione LE MIE LETTURE). Penso di farcela per settembre. Vi dò dunque appuntamento sulla rivista a quel tempo, se non prima.

    Riguardo alla fiducia che necessariamente devo nutrire per chi è più esperto e più bravo di me (quindi, Alessia, ripeto che non ho detto nulla di mio, ma ho riferito giudizi di altri più titolati di me) non mi si può sempre dire: Hai letto il libro? Che ne parli a fare se non lo hai letto? Perché in questo caso (ma lo faccio sempre se mi manca la lettura del testo) non mi sono permesso di esprimere il mio pensiero sul libro di Scarpa, ma il pensiero di altri. E’ fondamentale questo passaggio per capirci.

    E’ come se studiando la letteratura italiana, per esempio quella di Russo o di Sapegno, io trovassi scritto che un libro del tale ricalca spudoratamente il libro di tal altro, scritto in precedenza.
    Se riportassi a te o a Mario il giudizio di Natalino Sapegno o di Luigi Russo o di Benedetto Croce, e così via, sul libro di quel tale, tu mi rimprovereresti di parlare a sproposito poiché non ho letto il libro?
    Io non esprimerei parole mie ma riporterei quelle autorevoli di altri.
    Se dessi ascolto a te e a Mario io non potrei parlare della letteratura dei secoli scorsi, perché non sarei mai in grado di riuscire a leggere tutti i libri prodotti! Ne posso parlare solo affidandomi a quanto ne scrivono autori competenti e stimati. E’ quanto ho fatto con il libro di Scarpa.

    Invece mia, tutta mia, è la convinzione che le giurie dei più noti premi letterari subiscano le influenze delle Majors, e non sempre scelgano i migliori libri della stagione. Ho fatto, non a caso, riferimento ad un grande libro, Parenti lontani, di Gaetano Cappelli (persona senza boria e isolata nella sua cara Potenza), mai portato dal suo editore Mondadori ad alcun premio letterario.

  13. Commento by alessia f — 13 Luglio 2009 @ 09:07

    Bene Bartolomeo, grazie della risposta. Leggi e confronta le due storie: vedrai che, a parte l’ambientazione, non hanno proprio nulla in comune. E’ bene che quanta più gente possibile faccia la stessa cosa (chiaramente se ha il tempo e la voglia di farlo), e in particolare le persone intellettualmente oneste comne te, e con la tua competenza letteraria, così verificherà che questa accusa è infondata.

    Un consiglio: così come, giustamente, ti batti per segnalare le influenze delle Majors che premono sull’assegnazione dei premi, potresti farti qualche domanda sulle motivazioni che spingono certi critici a fare certe affermazioni: altrimenti vedi un mondo poco plausibile umanamente, da una parte tutto interessato e scorretto e dall’altra tutto spassionato e neutrale. Voglio dire che nemmeno i critici sono immuni da influenze e schieramenti, e il fatto che l’accusa sia stata formulata sulle pagine della Stampa e di Repubblica (i giornali dove scrivono due concorrenti sconfitti) lo dimostra.

    Quanto al discorso che fai sull’affidarsi alle valutazioni altrui per poter parlare di letteratura: vero, però tu qui non stai semplicemente parlando accademicamente di letteratura del passato, stai contribuendo ad amplificare un’accusa infamante, e su un autore di oggi, perciò sarebbe tuo dovere verificare di persona, prima di dare per certa una cosa che danneggia gravemente il lavoro e la reputazione altrui.

  14. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 13 Luglio 2009 @ 10:16

    Alessia, come ho già scritto, leggerò i due testi e ne scriverò. Mi sono stati confermati in queste ultime ore i loro invii.
    Se mi riuscirà, cercherò di anticipare i tempi.

  15. Commento by alessia f — 14 Luglio 2009 @ 14:30

    Dimenticavo: e la giuria del premio Mondello? Vuoi forse sostenere che anche quella e’ fatta da incompetenti vip della societa’ civile, Di Monaco?

    Prova a guardare chi erano i componenti della giuria di quest’anno.

    L’alternativa e’: o gli studiosi e docenti della giuria del Mondello non hanno ravvisato analogie “colpevoli” fra le due storie, oppure non conoscevano nemmeno loro il racconto della Banti (ma allora, se non lo conoscono neanche fior di professori universitari che insegnano letteratura italiana moderna e contemporanea, potra’ ben essere sfuggito anche all’autore, che nella nota finale cita senza problemi altri libri ambientati nello stesso luogo).

    La verita’ e’ che queste accuse vergognose sono la prova di quanto abbia dato fastidio la vittoria di Scarpa allo Strega.

  16. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 14 Luglio 2009 @ 14:50

    Non tutti i premi hanno delle compromissioni con il potere editoriale. I maggiori sì. C’è nei dintorni di Lucca un piccolo premio “Città di Coreglia”, serissimo ed estraneo a qualunque pressione.

    Le cose, Alessia, restano come ho già detto. Leggerò i 2 testi e ne scriverò sulla rivista.

  17. Commento by alessia f — 15 Luglio 2009 @ 10:30

    Sì, ma non cambiare le carte in tavola, Di Monaco. La tua argomentazione era basata su questo: il premio Strega ha una giuria di vip incompetenti che non sono in grado di riconoscere se una storia assomiglia a un’altra già scritta. Il che è falso, nella giuria dello Strega ci sono anche un sacco di critici letterari, studiosi, scrittori. Sei sicuramente onesto intellettualmente, ma in questo caso specifico hai scritto una cosa faziosa, quanto meno incompleta e parziale.

    Poi: com’è che la giuria del premio Mondello, in cui non c’è un solo vip ma soltanto massimi studiosi e critici non ha imputato alcunché al romanzo di Scarpa? Com’è che all’indomani di quel premio nessuno ha avuto nulla da ridire? Forse perché il premio Mondello è prestigiosissimo presso gli addetti ai lavori e i lettori forti, ma difficilmente ti fa diventare un autore popolare?

    Infine: come mai questa storia viene fuori solo ora? Da quando è uscito a oggi, in molti mesi, il libro ha ottenuto moltissime recensioni, da parte di studiosi e critici; nessuno ha riscontrato analogie rilevanti col racconto della Banti. Anche chi, come Cappelletto, aveva fatto notare a suo tempo che dalla bibliografia finale Scarpa si era dimenticato la Banti, lo aveva giudicato un peccato veniale. Salvo poi (faccio notare, sul giornale del principale concorrente di Scarpa) rincarare la dose dopo lo Strega: evidentemente il peccato imperdonabile di Scarpa è aver vinto un premio popolare, candidandosi in questo modo a uscire dal recinto degli autori stimati sì, ma considerati inadatti a raggiungere il grande pubblico. E’ la solita vecchia storia: finché stai nel tuo recinto, tutto bene. Appena prendi il largo, cercano di farti affondare.

  18. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Luglio 2009 @ 11:28

    Alessia, non capisco perché vuoi gettare olio sul fuoco. Ho già scritto che il mio ragionamento si basa sull’assunto, non avendo io letto il libro, che il libro di Scarpa è un plagio del racconto della Banti.
    Tu contesti quanto hanno scritto altri ai quali mi sono attenuto. Bada, io non faccio una critica a Scarpa (ho scritto anche che si potrebbe dire che Scarpa non c’entri), ma ho colto l’occasione per riproporre l’annosa questione delle influenze che le maggiori case editrici hanno sui premi letterari maggiori. Queste influenze ci sono, legate a molte cose, e ti ho portato l’esempio di Parenti lontani di Gaetano Cappelli, che la Mondadori (a cui probabilmente interessava portare avanti qualcun altro) non fece partecipare a nessun premio. Leggi Parenti lontani, e sappimi dire.
    Credo, inoltre, che in tutti i premi, oltre alle case editrici, gli stessi membri della giuria possano segnalare libri. Nessuno lo fece per Parenti lontani. Per me vuol dire molto; per me è un valido esempio degli intrecci poco genuini che stanno a monte dell’assegnazione di un premio letterario.

    Tu poi parli di invidie tra autori concorrenti. Questo è possibile, ma non tocca minimamente il problema che ho sollevato del cattivo funzionamento dei maggiori premi letterari.

    Quando ho ordinato su ibs Stabat Mater ho letto i giudizi espressi dai lettori. Ce ne sono di poco lusinghieri, in verità. Uno di questi riguarda anche un giudizio sul premio Strega:

    “Francesca (03-07-2009)
    Ma che vuol dire questo libro? Vuol dire qualcosa? E che cosa dice? Dice qualcosa? È solo uno dei tanti libercoli in cui si incastra di forza qualche grande nome del passato (Vivaldi, in questo caso) per una storiella che ha bisogno del corpo 12 per arrivare alla lunghezza di un romanzo breve. Quanto al Premio Strega, inutile commentare: da anni non premia che minutaglia ben poco letteraria.
    Voto: 1 / 5”

    Tutti i giudizi qui:
    http://www.ibs.it/code/9788806171247/scarpa-tiziano/stabat-mater.html

    Ma veniamo al dunque: ho promesso a te e a Mario che leggerò i due testi, in modo da rendermi conto direttamente della questione. Ma leggendo i tuoi assalti, comincio a preoccuparmi: e se dovessi confermare anche dal mio punto di vista che si tratta di un plagio, che farai? Mi darai addosso o crederai nella mia imparzialità?

  19. Commento by Blumy — 15 Luglio 2009 @ 11:46

    non so se, effettivamente, Tiziano Scarpa ‘si sia ispirato’ alla splendida Anna Banti per il suo Stabat Mater.
    Io ho il libro : in libreria il titolo, la recensione nel retro della copertina mi hanno (avevano) conquistato; poi, iniziando la lettura non ho retto e ho lasciato il libro da parte, come mi succede ogni volta che incontro un libro che non rientra nei miei gusti.
    Il premio Strega, come la maggior parte dei premi, letterari e non, è pilotato. Forse c’erano (e forse neanche candidati) libri più meritevoli del libro di Tiziano Scarpa.

  20. Commento by alessia f — 15 Luglio 2009 @ 16:49

    Non voglio gettare olio sul fuoco ma solo mostrare le contraddizioni e le forzature faziose del tuo discorso. I commenti dei blog esistono anche per questo.

    Leggi pure e fai le tue valutazioni. Le premesse parzialmente scorrette su cui hai basato questa polemica (la giuria fatta esclusivamente di vip), la solerzia con cui ti premuri di riportare i giudizi meno lusinghieri dei lettori e soprattutto il tuo avere ignorato il merito delle mie obiezioni (la giuria del Mondello, il fatto che l’indomani del premio è stata gonfiata – e sul giornale del concorrente di Scarpa – una piccola cosa che era stata già notata a suo tempo senza alcuno scandalo, ecc.) non è che depongano molto a favore della tua imparzialità. Comunque staremo a vedere.

    Non vedo l’ora che più gente possibile legga e confronti i due testi. Sono due storie diverse ambientate nello stesso luogo, e questo è tutto.

  21. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Luglio 2009 @ 17:12

    Alessia, tregua per qualche settimana, OK? E ti assicuro che, secondo le mie abitudini, sarò obiettivo.

  22. Commento by alessia f — 15 Luglio 2009 @ 17:24

    :-) Grazie! E scusami se ho esagerato un po’.

  23. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Luglio 2009 @ 19:46

    Non devi scusarti. La discussione è il sale della terra, se mantenuta in un ambito di serietà e rispetto reciproci. A presto, dunque.

  24. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 31 Agosto 2009 @ 19:18

    Qui le mie letture di Lavinia fuggita e Stabat Mater:

    https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=1035#02

    https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=733#02

    Il 3 settembre sarrano pubblicate unite sulla rivista Parliamone e più tardi altrove.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart