di Bartolomeo Di Monaco
In prossimità dell’anno Mille è difficile fare la conta di quanti imperatori e papi si susseguirono, gli uni per il trono del malridotto Sacro Romano Impero e gli altri per occupare la sedia di san Pietro.
Pe raggiungere questi obiettivi, i tradimenti, le invidie, le uccisioni erano all’ordine del giorno e ci furono imperatori e papi che occuparono la carica per pochissimi anni, se non addirittura per pochi mesi.
Ma nel leggere la Storia d’Italia di Montanelli e Gervaso, due fatti mi hanno colpito per la loro efferatezza e il loro cinismo.
Il primo riguarda Papa Formoso. La sua nomina non era stata gradita e alla sua morte, nel maggio dell’896, fu eletto un nuovo Papa, Stefano VI, il quale accettò di processare il suo defunto predecessore. E sapete come fu organizzato il processo? Fu riesumata la salma, il suo scheletro messo su una sedia davanti ai giudici, fornito di un difensore, e infine reputato colpevole e condannato.
Ecco le parole che si leggono nel libro: “Il macabro processo si svolse nel febbraio dell’897 davanti al tribunale di un Sinodo appositamente convocato. La tomba di Formoso fu scoperchiata e il suo scheletro impaludato fu trasportato nella sala del Concilio, al cospetto dei giudici, e deposto su una seggiola a braccioli. Accanto a esso, in piedi, stava un vecchio diacono che fungeva da avvocato difensore. Stefano VI aprì l’udienza e poi, rivolto alla mummia, chiese ‘Perché, uomo ambizioso, hai usurpato la cattedra apostolica?’ Il diacono cercò di scagionare il pontefice, ma fu sommerso da un diluvio di fischi e di insulti. Formoso fu riconosciuto colpevole e deposto. Tutti coloro che egli aveva ordinato Vescovi dovettero farsi riconsacrare.
Al termine del processo un prete strappò di dosso al cadavere del Papa i paramenti sacri, gli recise le tre dita della mano destra con le quali si impartisce la benedizione, gli tagliò la testa, e fra i lazzi osceni del popolino gettò quelle povere ossa nel Tevere.”.
Come è successo altre volte, poco più tardi la sua condanna fu revocata da Papa Teodoro II e Papa Giovanni IX lo riabilitò definitivamente. I suoi resti furono infine tumulati con tutti gli onori all’interno della Basilica di San Pietro.
Veniamo alla tragica fine del nobile Giovanni.
Alla morte nel 965 di Papa Leone VIII, fu eletto Giovanni XIII, ma non fu ben accolto e si sollevò una larga e dura protesta, finché non si riuscì a farlo imprigionare. Ma il Papa aveva come protettore il potente imperatore Ottone I, il quale accorse per liberarlo, e vi riuscì.
Ed ecco quali furono le conseguenze per i ribelli: “I ribelli furono arrestati e mutilati. Il loro capo, un nobile di nome Giovanni, fu accecato e appeso per i capelli alla statua equestre di Marco Aurelio, in Campidoglio.
Giovanni penzolò un giorno intero dal monumento, fatto oggetto di scherno dai Romani che lo coprirono di insulti e di sputi. Ricalato a terra gli furono strappati il naso e gli orecchi e poi fu caricato su un asino, con la faccia rivolta verso la coda che, munita di un campanello, gli fu messa in mano a mo’ di briglia. Sul capo gli fu posto un otre ricoperto di piume e ai piedi due anfore ricolme di sterco. Quindi fu portato a spasso per le strade di Roma, tra i lazzi osceni dei suoi abitanti.”.