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Il processo Mills

26 Gennaio 2012

Interessarsi del governo Monti è puro esercizio di retorica. Lo abbiamo potuto misurare sia con il provvedimento che è stato dal premier stesso chiamato Salva-Italia, che con l’altro denominato Cresci-Italia. Il primo ha già prodotto i suoi effetti recessivi impoverendo le famiglie italiane che sono state costrette a ridurre i consumi. Il secondo, come ha ben rilevato, e in modo accurato, l’economista Francesco Forte (qui), è semplice fuffa che non contribuirà affatto alla crescita della nostra economia. E della dismissione del nostro patrimonio a riduzione dell’enorme debito pubblico si sente appena balbettare, mentre avrebbe dovuto essere una delle prime misure da assumere.

L’Italia – questa è la verità – è eurodipendente, non nel senso della moneta, ma nel senso dell’Europa. Se ne sta accorgendo anche Monti, finalmente, al punto che ora non punzecchia più il suo predecessore, ma ne riconosce (anche ieri in parlamento) i meriti.

Interessi e spread dipendono, infatti, unicamente dai movimenti complessivi che avvengono in Europa. Perfino lo starnuto del presidente greco, se s’incrocia con un capello fuori posto della Merkel, può creare un terremoto di proporzioni grandiose, se la grande finanza vi intravveda opportunità di speculazione.

Dunque, non sarà Monti a salvarci, ma l’Europa, se vorrà sopravvivere.La Merkel, visto che anche i tassi di interesse pagati sul debito tedesco cominciano a crescere, si sta mostrando via via più malleabile. Non per gli appelli di Monti, si badi bene, ma perché qualcosa sta scricchiolando in casa sua.

Una ragione per ben sperare è offerta anche dalla presenza alla guida della Bce dell’italiano Mario Draghi, e mai uomo fu al posto giusto al momento giusto.
In attesa degli eventi perciò, e con l’occhio comunque sempre rivolto a Berlino, non è male lasciare per un momento l’economia per concentrarci sul processo Mills e sulle sue orribili smagliature.

Ormai lo sanno anche i muri che l’11 febbraio i magistrati milanesi condanneranno Silvio Berlusconi con l’accusa (lontana dall’essere provata) di aver corrotto l’avvocato Mills.
Riporto le parole di Berlusconi che sintetizzano assai bene la situazione:

Non riesco a capire come possano scrivere una sentenza di condanna quando quello che ha dato i soldi ha detto di averli dati, chi li ha presi ha detto che li ha presi e poi c’è il tragitto dei soldi. Non riesco a capire come possano. Ma questo è lo stato veramente preoccupante della giustizia italiana. Qui è tutto paradossale“.

È il famigerato processo, ricordate, in cui un eccentrico giudice ha stabilito che il reato di corruzione decorre non dal momento in cui i soldi sono stati elargiti dal corruttore, bensì dal giorno in cui il corrotto li ha spesi.
Basterebbe questa assurdità per mettere al bando una giustizia siffatta, senza capo né coda. Ma non basta.

Leggete quanto l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha dichiarato nell’udienza di ieri allorché il giudice lo ha invitato a porre al test Mills domande più brevi e il difensore ha minacciato di togliersi la toga e di abbandonare l’aula:

State facendo un processo anomalo, questa è una corsa contro il tempo perché il tribunale teme la prescrizione e un tribunale non dovrebbe temere la prescrizione, ricordo che ci avete tolto tutti i testi“.

Si rammenterà che per economizzare sui tempi, i giudici decisero, in modo assai arbitrario e discutibile, di non ascoltare molti testi presentati dalla difesa. Il che fu già un atto rivolto contro la pienezza del diritto di difesa offerto dalla Costituzione ad ogni cittadino.

Ma è la risposta che l’avvocato Ghedini ha ricevuto dal giudice presidente del collegio, Francesca Vitale, che merita di essere incorniciata.
Eccola:

Credo che lei stia esagerando, potrà impugnare i provvedimenti a lei non graditi in Corte di Cassazione

Capito?
Prima si condanna, a prescindere dalla circostanza che si è impedito alla difesa di esercitare pienamente i propri diritti, e poi si lascia all’imputato la possibilità di farli valere in un giudizio di grado superiore.
Che, tradotto in fatto concreto, vuol dire: abbiamo fretta a causa della vicina prescrizione e perciò leghiamo pure le mani al difensore, il quale potrà successivamente reclamare i propri diritti, ora reputati violati, in sede di appello. Intanto però dobbiamo condannarlo e lo condanniamo.

Infatti, come ho già scritto, la condanna di Berlusconi è stata scritta anni fa, per punire un presidente del consiglio e un leader non graditi (e si è visto come è andata a finire politicamente): e questa anomalia non stupisce più, ci abbiamo fatto il callo. Ma ciò che fa cascare le braccia nella dichiarazione del giudice Francesca Vitale è quanto se ne può desumere, ossia che il giudice non sia stato minimamente sfiorato dal pensiero di dover assicurare all’imputato tutti i suoi diritti di difesa, e di conseguenza abbia considerato, con inammissibile leggerezza, una condanna come qualcosa di innocuo a cui si può rimediare in seguito; ragion per cui, un giudice può esimersi dal garantire all’imputato tutte, e pienamente, le garanzie costituzionali.

Ditemi voi se questa è una giustizia di cui andare fieri.

www.i-miei-libri.it

Altri articoli

“Una soluzione di buon senso” di Giovanni Sartori. Qui.

“Italia sfiduciata e stremata dalla crisi economica. “Serve un progetto lungimirante e partecipato”. Qui. Da cui estraggo:

“Non c’è da stupirsi che in un Paese così, come emerge dal 24 ° Rapporto Italia dell’Eurispes, presentato stamane a Roma, solo il 9,5% riponga “molta” o “abbastanza” fiducia nel Parlamento (nel 2004 era al 36,5%), e appena il 21,1% la riponga nel governo.”

“Il 70% non risparmia più. Il deterioramento dell’economia si vede a cominciare dalle proprie tasche. I tre quarti del campione intervistato dall’Eurispes (74,8%) affermano di aver constatato un peggioramento della propria condizione economica durante gli ultimi 12 mesi. Per gli anziani è andata ancora peggio (81,5%). Per arrivare a fine mese la metà delle famiglie (48,5%) ha usato i propri risparmi, ma anche così ci sono molte difficoltà a superare la quarta settimana (45,7%). I risparmi si diradano sempre più in questo modo, così come la capacità di risparmiare: non riesce a mettere più nulla da parte il 70% degli italiani. Il 24,9% ha difficoltà a pagare la rata del mutuo e quasi un quinto (18,6%) ha lo stesso problema con l’affitto.”

“E il Professore inizia a temere il Pdl. “Non so se riesce a tenere fino alla fine” di Francesco Bei. Qui.

“A passo ridotto” di Tommaso Labate. Qui.

La lettera del sindaco leghista della Lega Nord, Lancini, al capo dello Stato. Qui.

“Il Tribunale non accoglie il calendario. Ghedini abbandona il processo “Ruby”. Qui.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart