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Il punto debole di Fini

29 Aprile 2010

Contrariamente a quanto possa apparire, il punto debole di Fini è rappresentato proprio dalla sua carica istituzionale.
La corona che crede di essersi messa in testa come imperatore della Camera dei deputati gli deve cominciare a pesare.

Ha voglia di sbraitare che Dio gliel’ha data e nessuno può togliergliela all’infuori del Padreterno, ma qualcuno quella corona gliela toglierà dalla testa, anzi dalla zucca, visto che non riesce a capire il guaio istituzionale che sta provocando. Napolitano infatti non potrà continuare a tacere. Tirando troppo la corda, la si spezza anche a danno di chi aveva   aiutato a tirarla standosene zitto.

Berlusconi deve muoversi come un bravo giocatore di scacchi. Per ora ottime le mosse. Anche aver messo in un angolo Bocchino è un ottimo risultato. Bocchino ha creduto di anticipare la mossa, ma ha fatto autogol. Le dimissioni sono diventate definitive per sua volontà e ha voglia di gridare che vi è stato costretto. Da chi? Qualcuno lo ha minacciato di morte? Se pensava di avere delle ragioni da avanzare, perché si è ritirato senza combattere? Quando queste cose succedono c’è solo una risposta: le sue erano fanfaronate da semplice e pernicioso molestatore.

Fini farà bene a stare zitto. Che cosa avrebbe da dire? Forse è meglio anche per lui liberarsi di un fedelissimo che combina sempre guai e scassa ogni cosa che tocca.
Bocchino si è rivelato per Fini un alleato scomodo: meglio che si sia bruciato da solo.

Ma ora?

Se dovesse muoversi per difenderlo, farebbe una figuraccia. Bocchino è inviso anche ai finiani. Troppe smargiassate per uno che ha la statura di un nano e il cervello di gallina.
Berlusconi lo stritolerebbe. Meglio per Fini continuare a tessere la tela di Penelope: sfare di notte, nel buio, le rassicurazioni che distribuisce di giorno al Pdl.

E Berlusconi?
Deve attaccare ora, con tutte le forze possibili, senza dare fiato all’avversario. Ossia presentare a raffica, una dietro l’altra, le riforme promesse.

Fini non può resistere a lungo a fare il doppio gioco. Nessuno è mai stato così bravo da nascondere fino all’ultimo il suo vero scopo.   Gliene potrà andar bene una, due, tre, ma poi i nodi vengono al pettine.

Berlusconi deve contemporaneamente badare e disciplinare la sua maggioranza e in specie gli uomini del Pdl, che si sono rivelati, come lui ha detto e altri dicono da tempo, un’armata Brancaleone.

Solo se ha gli uomini, la partita può essere vinta. Dunque – l’ho già scritto altre volte – occorre serrare le file e guai a sgarrare. Non c’è da scherzarci su. In gioco c’è la modernizzazione dello Stato e la vita dei nostri figli.

Se le riforme arriveranno in parlamento come tante cannonate sparate una dietro l’altra contro la fortezza del vecchio regime, i difensori sono destinati a cedere, Fini in primis. Cederà dopo averle tentate tutte. Ma egli non potrà nascondere a lungo il conflitto tra la sua carica istituzionale e la sua ambizione politica di parte e antiberlusconiana. La sua resistenza si sfalderà e mostrerà le contraddizioni. Ci sono stati già i precedenti di coloro che dichiararono di non volersi dimettere, ma poi dovettero farlo incalzati dal dissenso.

A questo punto, se Fini non volesse dimettersi, occorrerà, come ho già scritto, salire al Quirinale e denunciare il comportamento istituzionalmente scorretto e di parte. Non basterà una volta? Si salirà sul Colle un’altra volta e un’altra ancora, finché, se Napolitano si mostrerà sordo, si sfiducerà il presidente della Camera. Con lui si schiereranno ovviamente l’opposizione e i finiani doc, ma se avremo fatto bene i conti e avremo serrato le file, la sfiducia dovrà passare.

Se Fini non la ammetterà, ossia non la porrà in discussione perché non prevista dalla Costituzione, si abbandonerà l’aula tante volte fino a quando Fini non si sarà dimesso.

Non credo che il capo dello Stato potrà restare semplice spettatore.

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“La Rai, le fiction e i parenti dei politici Quei sei milioni alla moglie di Bocchino” di Laura Rio. Qui.

“Silvio scosso da Fini come dopo l’attentato” di Adalberto Signore. Qui.

“Le dimissioni di Bocchino rilanciano la sfida di Fini a Berlusconi” di Lucia Bigozzi. Qui. Da cui estraggo:
“Il vero banco di prova sarà sui provvedimenti del governo. Si capirà allora se il percorso interno del Pdl è quello di un partito a vocazione maggioritaria con una minoranza interna (che rispetta le decisioni della maggioranza) oppure se si tradurrà in un Vietnam trascinando con sé il destino della legislatura. E di fronte a questo scenario, non è detto che il Cav. non decida di rovesciare lui il tavolo.”

“Bocchino: vi faremo sudare su ogni voto” di Francesco Kramer. Qui.


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2 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 29 Aprile 2010 @ 19:28

    Pare che un punto debole di Fini sia anche questo.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 29 Aprile 2010 @ 19:45

    Dell’influenza su Fini di Elisabetta Tulliani ne ho scritto tempo fa. Sono convinto che Fini ne subisce una specie di plagio. Succede in amore,; quando l’uomo prende una cotta, diventa un bambino.

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