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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Le poste? Un teatro alla Ionesco!

29 Aprile 2010

di Maria Antonietta Pinna

Mr.Smith siede con la moglie in un salotto dal perfetto stile inglese. I due coniugi conducono una vita borghese, costruita su quotidiane occupazioni, pettegolezzi, commenti sulla politica, sul tempo.

I due conversano, un dialogo tra perfetti sconosciuti, le battute segnalano il parossismo in un involucro di comicità delirante e surreale.

Ma non sempre c’è bisogno di andare a teatro per assistere a situazioni assurde.
Diciamo che Mister X va alla posta carico di dieci pacchetti di libri ben imballati che vorrebbe spedire con la modalità tuttora vigente: pieghi di libri raccomandati e ordinari.

X prende l’autobus per arrivare all’ufficio postale, quindici minuti in piedi, col gomito di un tizio pelato nelle costole e lo chignon di una signora sotto il naso. L’autobus è pieno come un uovo. Ad ogni fermata sale nuova gente, uno strazio.

Finalmente è il momento di scendere. X si dirige all’ufficio postale. C’è una fila interminabile. Dopo un’ora tocca a lui. Deposita i pacchi nell’apposito spazio, ma l’impiegato si rifiuta di prenderli e spedirli: «Impossibile, i pacchi sono chiusi, ci deve essere il lato apribile per ispezione postale ». Ma Mister X spedisce i pacchi da più di un anno, infatti è uno che vende libri su Internet, in pratica, essendo disoccupato si è inventato un mestiere. Il buon diavolo sa che volendo, i pacchi si possono aprire. E il giorno prima ha spedito altri pacchi, confezionati con lo stesso sistema, da un altro ufficio postale. L’impiegato insiste: «No, non vanno bene ». Allora il poveretto dice che sarebbe disposto a levare il nastro adesivo da una parte, così i pacchi risulterebbero aperti e ispezionabili.
«No, non vanno bene ».
«Perché? »
«Perché no, vada all’altro ufficio postale ».
Come si fa sempre in questi casi Mister X chiede di parlare con il direttore.

Il direttore esce, grosso, tarchiato, baffuto. Quando parla di capisce che è una direttrice, ma fa lo stesso.

La direttrice dice no, che non si può perché il piego di libri deve essere una busta, in modo che si possa aprire, quelli di X non sono buste ma pacchi, confezionati con carta da pacchi, quindi non si possono spedire.

Mister X chiama le forze dell’ordine, l’idea di risalire sull’autobus con tutti i suoi pacchetti lo fa sentire male. Chiama il 113. Dopo mezz’ora arrivano i tutori dell’ordine.

Chiedono alla direttrice il motivo del diniego.
Lei spiega che trattasi di pacchi, non di buste.

Mister X precisa che non esiste nessun regolamento che stabilisce di inserire i libri dentro buste e che vieta di spedirli sotto forma di pacchi o scatole, l’importante è che non superino le dimensioni consentite.

La direttrice è ferma nelle sue posizioni, forte della sua grande esperienza e virile professionalità. Non a caso lei è direttrice!

Mister X chiede di vedere il regolamento stampato in cui si recita che si devono spedire i pieghi di libri dentro le buste.

La direttrice scompare. Torna dopo venti minuti buoni con un foglio in mano.
Il foglio recita così sotto pieghi di libri:

Gli invii devono essere confezionati in modo da essere facilmente verificati (con la dicitura “Lato apribile per verifica postale”). Deve essere specificata la categoria dell’invio, apponendo all’esterno la dicitura “Pieghi di Libri”.
Mister X non vede da nessuna parte il termine “busta” e protesta.

Dopo lunghe discussioni davanti alle forze dell’ordine si raggiunge un armistizio. X deve aprire   tutti i pieghi di libri e anche l’imballaggio interno da una parte in modo che l’eventuale ispettore possa vedere ad un primo sguardo che si tratta di libri e non di bombe ad orologeria, esplosivi, droga, etc.etc.

X fa così, con un tagliacarte leva il nastro adesivo e lascia una parte aperta. I libri possono essere spediti finalmente. Tutte le volte che mister X dovrà spedire un libro, avrà l’obbligo sacrosanto di lasciare aperto parzialmente il pacco per ispezione.

Bene. I pacchi verranno accettati.
Il computer s’impalla. Altra mezz’ora di attesa. L’impiegato poi deve preparare altre cosette, entra nell’ufficio, dice che tornerà. Altri 25 minuti di attesa. Mister X è stanco. Protesta. Gli dicono che ha ragione ma che ci vuol pazienza.

L’impiegato mette ciascun pacco sulla bilancia, pesa, stampa le etichette e poi prima di mettere i pieghi nel cesto delle spedizioni chiude ben bene il lato aperto prima da X con uno strato abbondante di nastro adesivo marrone con su scritto poste italiane.

Se Ionesco fosse vivo…


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2 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Le poste? Un teatro alla Ionesco! — 29 Aprile 2010 @ 09:50

    […] Approfondimento fonte:   Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Le poste? Un teatro alla Ionesco! […]

  2. Commento by Elio Nivola — 28 Marzo 2012 @ 09:25

    Più o meno mi è capitata la stessa cosa.

    Ho acquistato un libro via internet e ho chiesto che venisse recapitato ad un mio parente al quale lo ho regalato per il compleanno.

    Ho pagato tramite paypal, però per un disguido, nonostante avessi indicato al venditore che il libro non doveva essere recapitato a me ma ad un’altra persona il libro mi è stato comunque recapitato.

    Chi lo ha spedito lo ha inserito in un involucro di carta perfettamente sigillato su tutti i lati apponendo oltre ad il mio indirizzo la scritta piego di libri, spedendolo con il servizio di raccomandazione e pagando per la spedizione (del peso tra 1 e 2 Kg) € 3,63.

    Orbene una volta ritirato il libro ho provveduto a spedirlo a chi era destinatosenza modificare l’involucro ma solo cambiando il destinatario. E qui viene il bello, l’impiegato postale mi eccepisce che non può essere considerato piego di libri visto il modo in cui è confezionato e quindi appone una etichetta bianca sulla scriita piego di libri e lo affranca come raccomandata ordinaria per la quale ho speso la bellezza di € 9,85.
    Ho provato ha spiegare che il plico era esattamente come da me ricevuto e che chi me me lo aveva spedito aveva speso molto meno ma non c’è stato verso di fargli cambiare opinione. Mi ha anche detto che probabilmente il collega che aveva provveduto a postalizzare la prima spedizione era incorso in un errore.
    Questo è quanto purtroppo succede in Italia, le cose funzionano secondo il sentimento di chi si trova dall’altra parte dello sportello.
    Un’altra volta semmai le racconterò della spedizione di un telegramma e dei tempi di consegna dello stesso
    Cordiali saluti

     

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
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