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Il travagliatissimo Travaglio

21 Settembre 2010

Non vi fate ingannare da Marco Travaglio. Lui, sia negli incontri con il pubblico, sia quando scrive su il Fatto Quotidiano, cerca di mostrarsi imparziale, refrattario a concedere indulgenze sia a destra che a sinistra. Non è vero; la sua stella polare è Berlusconi. Non c’entrano destra e sinistra; per Travaglio queste sono etichette che non fanno la fortuna di nessuno. Lui la sua fortuna ha saputo cercarla, e si chiama Berlusconi.

Scrissi su di lui tempo fa. Travaglio è come l’edera che si è piantata con le sue piccole radici nel tronco dell’albero e ne succhia la linfa. Se fosse nato mezzo secolo dopo, o mezzo secolo prima, la sua vita non si sarebbe incontrata con quella di Berlusconi. Non avrebbe avuto, cioè, Travaglio, l’opportunità di diventare ricco e famoso.
Che cosa vuol dire essere nati con la camicia.

Feltri ieri gliene ha cantate quattro, ma non bastano, secondo me. Travaglio è una specie di macchinetta automatica, o se volete una specie di pappagallino, che ha imparato a dire e a fare tante cose, ma subito si ferma e mette in campo la sua migliore specialità non appena sente pronunciare il nome di Berlusconi.

Qualcuno deve avergli fatto capire che mettere fuori gioco Fini significherebbe una vittoria di Berlusconi, ed allora la macchinetta ha messo il disco preferito, e giù livore contro l’odiato nemico che, come il re Mida, gli trasforma ogni sua parola in moneta sonante.

Chi sa se Travaglio, girando per casa, pensi mai al suo benefattore, mentre si sofferma ad ammirarne l’arredamento.

Scrive Travaglio:

“Particolarmente apprezzati per spessore giuridico i professori Feltri e Belpietro, i cui pensosi busti in granito terranno presto compagnia alle statue dei Grandi del Diritto all’ingresso della Cassazione. Ora i due vorrebbero tanto che la Procura di Roma interrogasse Fini e, possibilmente, lo arrestasse perché il fratello della sua compagna ha affittato il famoso alloggio a Montecarlo.
Quale reato abbia commesso Fini (ma anche il cognato) non è dato sapere, così come – avendo la Procura aperto un’indagine contro ignoti per truffa – non è ben chiaro chi avrebbe truffato chi. In ogni caso si procede con interrogatori e rogatorie in mezzo mondo anche durante la pausa feriale per smascherare gli autori dell’orrendo delitto.”

Povero Travaglio se è ridotto a farsi passare per fesso pur di fare quattrini a spese di Berlusconi!
Non rendersi conto del pasticcio in cui si trova Fini, sospettato di aver svenduto un bene non suo ma del suo ex partito; non solo, ma anche di aver in qualche modo acconsentito ad un’operazione che può avere risvolti penali, come è ben spiegato qui, significa essere un giornalista che si è voluto mettere i paraocchi per non intaccare le rotelline che nel suo cervello sono programmate verso una sola direzione: sparlare solo e soltanto di Berlusconi.

Tutto il resto che promana da Travaglio è fumo negli occhi: quando attacca Bersani, quando se la prende con qualche mariuolo della sinistra, lo fa per fregare i suoi lettori. Ciò che lo intriga, invece, è attaccare Berlusconi, e proteggere chi può aiutarlo a sparlare di lui.

Fini è il cavallo su cui ha puntato l’antiberlusconismo. Azzopparlo vuol dire perdere la corsa.
E per non azzopparlo si finge di non vedere, di non sentire e di non capire. Un po’ come sta facendo Napolitano.

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“Casa di Montecarlo, tempi più lunghi. “Sul contratto di affitto firme diverse” di Maria Elena Vincenzi. Qui.

“Montecarlo, le (nostre) carte arrivano ai pm Ma la documentazione per ora è “incompleta” di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica. Qui. Da cui estraggo:

“Tra le altre carte, c’è anche il documento del contratto di affitto tra Timara e Tulliani, pubblicato nei giorni scorsi dal Giornale, quello in cui le firme di locatario e affittuario sono identiche. La procura lo ha definito «nota di trascrizione sul pubblico registro del contratto », ma in realtà è qualcosa di più: un «avenant », ossia un accordo che modifica un elemento del contratto di locazione originario. È l’atto ufficiale a disposizione delle preposte sedi monegasche (Ufficio del registro, il comando di polizia della Sûreté Publique, l’associazione delle agenzie immobiliari). Detto questo, in Procura è arrivato anche il contratto iniziale al quale l’avenant fa riferimento. E anche se ovviamente non c’è stato il tempo per procedere con perizie calligrafiche, sulla prima scrittura le firme dei contraenti (che dovrebbero essere Tulliani e la Timara) sarebbero diverse. Sarà necessario capire il motivo di questa vistosa discrepanza tra i due documenti, ma d’altra parte gli elementi di «confusione » tra affittuario e locatario, in questa storia, sono molteplici.”

“Ecco lo stato di famiglia dei Tulliani: c’è anche Fini”. Qui.

“Così il Cav. inaugura la strategia dei sostituti contro Fini, Udc e Mpa” di Salvatore Merlo. Qui.

Casa di Montecarlo ed altro. Rassegna stampa del 21 settembre 2010. Qui.


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Bart