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Il vero Berlusconi è rinchiuso in un carcere del Minnesota?

18 Novembre 2009

Sì, lo confesso, ho una talpa in procura; non in una sola, per la verità. Ma non fatemi scoprire troppo. Vi dico solo che le talpe mi costano un occhio della testa. Sono avide, quando vedono i bigliettoni (vogliono contanti, solo contanti) ansimano con la lingua di fuori, gli occhi strabuzzano. Se li mettono in tasca in fretta e furia, inforcano degli occhiali scuri, poi spariscono in un amen. Mi telefonano quando hanno un’altra chicca da darmi.

Ieri, nel mentre mi dava una notizia bomba, che poi vi dirò, la mia talpa mi raccontava che, mentre a Palermo la procura ha trovato nel pentito Spatuzza una miniera d’oro, a Milano, invece, si stanno spremendo le meningi notte e giorno per decifrare un conto sul quale sembra che siano stati depositati soldi della mafia. Non è sicuro, ma siccome da un po’ di tempo quei soldi non li reclama più nessuno, devono essere soldi sporchi. Eppoi l’intestazione del conto la dice lunga: Il vitello d’oro.
Hanno subito pensato, ovviamente, a Silvio Berlusconi, che uno stalliere ce l’ha avuto anni fa e probabilmente ce l’ha ancora, e poi   nella villa di Arcore ci ha anche un cuoco. Quindi le cose quadrano, si sono detti.

Uno dei pm gongolava: Questa volta ci siamo, si è lasciato scappare. Così in quattro e quattrotto si sono fatti un mandato e sono entrati nella sfarzosa villa dell’uomo forse più ricco d’Europa. Lusso a non finire. Ma purtroppo per loro si son dovuti limitare a razzolare nelle stalle e al massimo in cucina.

Hanno incontrato per primo lo stalliere, che proprio in quel momento stava cambiando il letto dei cavalli e puzzava di letame. Con il pollice e l’indice al naso gli hanno chiesto se nelle stalle avesse o avesse tenuto anche un vitello d’oro. Basito, lo stalliere ha voluto rivedere il mandato di perquisizione, per sincerarsi che fossero proprio della procura di Milano. Qui – ha risposto – non teniamo vitelli, né d’oro né di ciccia; solo cavalli.

Allora si sono diretti di corsa in cucina, dove hanno abbordato un cuoco stupefatto di quell’irruzione, occhi spalancati, pancione ritto come se fosse incinto. Avete mica cucinato del vitello al cavaliere? Certo che l’ho cucinato, e mica una volta sola. Al Cavaliere piace il vitello come lo cucino io, con certe salsine da leccarcisi i baffi.

Ci siamo, ha subito detto agli altri uno che sembrava il più sveglio. Ora possiamo anche andarcene.
Così, sulla base della testimonianza ineccepibile del cuoco della villa di Arcore, finalmente si potrà far risalire quel conto ultrasospetto al plurimputato Silvio Berlusconi. Sarà questione di giorni.

Però, questo era solo l’antipasto della notizia bomba. La procura di Palermo ha scoperto, grazie alla soffiata di Spatuzza in un giorno in cui aveva voglia di parlare e pareva il super treno inaugurato qualche giorno fa nella tratta Milano – Napoli, che il vero Berlusconi è rinchiuso in un piccolo carcere del Minnesota. Quello che sbraita in Italia e si dichiara il miglior presidente della storia della Repubblica italiana, in realtà è un sosia, e quindi, una volta trovato il Berlusconi vero, si potrà spiccare un bel mandato di cattura per furto d’identità, punito dall’art. 494 del codice penale.

Sembra che le cose nel Minnesota siano andate così. Vestito e a cavallo come un perfetto cow-boy, con un paio di baffoni con le punte all’insu, il vero Berlusconi si sia fermato davanti ad una banca, con calma sia sceso da cavallo (avete in mente Jack Palance nel film Il cavaliere della Valle solitaria?), abbia legato il cavallo alla sbarra di una finestra, e poi con tutta calma, senza nemmeno indossare la maschera, si sia presentato allo sportello della cassa e, pistolone alla mano, abbia intimato al cassiere di riempire il capiente sacco di juta che gli ha sbattuto in faccia. Già si sapeva che nei paraggi circolava un nuovo Jess James e la descrizione era perfetta. Il cassiere e i clienti non ebbero dubbi, si trattava proprio di lui. Meglio obbedire, perciò, non dare sospetti, evitare il morto.  

Disgraziatamente per Jess, proprio in quel momento un’auto della polizia transitava lemme lemme davanti alla banca. Come al solito gli agenti avevano dato un’occhiata oltre i vetri della porta d’ingresso e avevano subito capito che qualcosa non andava per il verso giusto. Così, parcheggiata la macchina, erano entrati con le pistole spianate. Nulla da fare per il povero Jess. Preso in trappola come un novellino. Tradotto ammanettato nel carcere Sisterbrother, è in attesa di giudizio.

Si racconta che il procuratore di Palermo, a questa notizia davvero insperata, abbia fatto un salto di gioia e abbracciato il compiaciuto Spatuzza (il quale avrebbe chiesto subito un aumento di stipendio, concesso all’istante).

Ma il procuratore l’aveva fatta troppo facile. Aveva già pronto il mandato di cattura per il sosia di Silvio Berlusconi, che era riuscito addirittura ad ingannare milioni di italiani e a farsi eleggere presidente del governo italiano! Un affronto e un misfatto che avrebbe pagato duramente.

Soltanto che dagli States non giungevano buone notizie e il mandato di cattura restava fermo sul tavolo. In bella evidenza, diamine, ma inattivo, mentre quel sosia del diavolo ne combinava di cotte e di crude, credendosi il fustigatore della magistratura. Gliel’ha avrebbe fatto vedere lui che cosa era la magistratura. Immaginava già i titoli a cinque colonne dei quotidiani italiani e stranieri, le interviste, le telefonate che gli sarebbero giunte un po’ da tutto il mondo, e soprattutto dal Capo dello Stato Napolitano, che avrebbe proposto sicuramente al Csm una bella promozione, come già era successo al giudice Mesiano. Magari lo avrebbero destinato direttamente in Cassazione, e forse anche come presidente di una delle sue prestigiose sezioni. Quello che lui aveva scoperto non era da poco. Mica il sosia di Berlusconi era un medico che esercitava senza laurea in una insignificante città del nostro Paese. Questi invece governava l’Italia!

Ma gli States che cavolo facevano? Dov’era finita la loro proverbiale efficienza?
Finché arriva la notizia definitiva. Dopo accurate ricerche in tutti gli Stati della Confederazione, non solo quindi nel Minnesota, non risultava che fosse mai avvenuta una tale rapina, non solo, ma del cow-boy descritto nessuno sapeva niente. Nemmeno la prigione esisteva con quel nome. Domandavano se la procura italiana non si fosse confusa con il noto programma televisivo Brothers & Sisters, che riscuote tanto successo.
Inoltre, quella rapina aveva qualcosa di inverosimile: un rapinatore che si presenta in banca vestito da cow-boy di altri tempi. Possibile? Non c’era cosa migliore per mettersi in vista. Attendevano perciò ulteriori precisazioni, poiché sulla sola base delle notizie fornite, si doveva concludere che Berlusconi non era in nessun carcere e che l’originale fosse proprio in Italia, a governare il nostro Paese.

Si dice che il procuratore abbia imprecato alla inefficienza della polizia americana. Per lui, il Berlusconi vero si trova rinchiuso in quel carcere del Minnesota e quello che noi abbiamo a Palazzo Chigi e proprio il sosia. Ha subito dato incarico, perciò, al fidatissimo Spatuzza di provvedere a smentire gli States con ulteriori prove da acquisire attraverso i suoi precisissimi e puntualissimi canali, perché lui quel mandato di cattura non lo straccia, nemmeno se glielo chiedesse il Padreterno.

E infatti il mandato è ancora’ lì e si aspetta che tramite l’onniscente Spatuzza si venga a sapere che un suo compare ha sentito dire da uno che ha sentito dire da un altro che ha sentito dire da un altro ancora e così via, che Belrusconi è rinchiuso in una cella del Minnesota, in attesa di giudizio, con ancora indosso gli abiti di Jess James.

Non vi nascondo che anch’io, come quel procuratore, sto con il fiato sospeso, e aspetto in ansia. Questa sì che sarebbe una bomba!


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2 Comments

  1. Commento by Felice Muolo — 19 Novembre 2009 @ 10:30

    Bart, mi fa piacere che ti diverti. La miglior cosa.  Da pisciarsi i pantaloni.  

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 19 Novembre 2009 @ 12:13

    Mi è venuto da ridere anche quando hanno attaccato Schifani. Nessuno attaccò Fini nel luglio scorso quando disse le stesse cose.   Fini stava già lavorando c on la sinistra…

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