di Bartolomeo Di Monaco
Dopo avere letto i XXIV Libri (capitoli) dell’Iliade, poco fa ho terminato i XXIV Libri (capitoli) dell’Odissea. Tutto merito della traduzione in prosa di Marco Bonfiglio. Leggerli in versi al tempo d’oggi è impresa ardua, almeno per me. Marco Bonfiglio, invece, ha reso l’impresa lieve e deliziosa, riuscendo a spremere dai versi tutti i succhi che hanno fatto dei 2 capolavori opere grandiose e immortali.
Omero è davvero vissuto? Sono sue le 2 opere che stanno sfidando i millenni? Sono state composte entrambe dallo stesso poeta (ritmo e tessitura parrebbero di diversa mano)? Ma tutto ciò non importa e si dimentica non appena ci immergiamo nelle trame fascinose delle 2 opere. Caratteristica che le accumuna sono il numero dei Libri (capitoli): XXIV e il fatto che entrambe si concludono con protagonisti i padri di due eroi: l’Iliade con Priamo, padre di Ettore, che si reca alla tenda di Achille e s’inginocchia davanti a lui affinché gli renda (e sarà così) la salma del figlio; l’Odissea con Laerte che riceve la visita del figlio Odisseo finalmente tornato dal suo lungo viaggio che da Troia (sconfitta e distrutta) lo ha ricondotto, attraverso mille travagli, alla sua Itaca.
Ho trovato più ariosa, ammaliatrice ed intrigante l’Odissea. Si pensi alla tensione thriller che concerne l’arrivo, sotto le spoglie di un mendicante vestito di stracci, di Odisseo a Itaca e della sua lenta e astuta preparazione alla spietata vendetta sui pretendenti di Penelope.
Ora mi appresterò a leggere l’Eneide di Virgilio, sempre grazie alla traduzione in prosa di Marco Bonfiglio, e poi toccherà alla Divina Commedia, anch’essa tradotta in prosa, ma questa volta da Ettore Moràs.