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Impossibile vivere in quest’Italia

22 Giugno 2013

Non mi riferisco all’incremento della criminalità, che praticamente ci obbliga a mantenersi guardinghi in ogni occasione: quando si passeggia nella strada principale della propria città, oppure si rincasa la sera dovendo percorrere una strada solitaria e marginale, oppure si deve lasciare sola la propria dimora per qualche giorno di vacanza o di lavoro, e sappiamo benissimo che in modi misteriosi la succosa notizia arriva agli orecchi degli interessati, che hanno spie, i cosiddetti “pali”, sparsi un po’ dovunque. Così quando si torna, si trova la porta sgangherata e i cassetti sottosopra, da far venire i brividi e l’infarto.

Neppure mi riferisco alle ruberie della casta, pur sapendo che trattasi di un reato più che infamante. I politici hanno sempre rubato. Salvo rare eccezioni. Sono pochi gli onorevoli che, alla fine del loro mandato, sono tornati a casa più o meno nelle stesse condizioni in cui erano entrati nelle istituzioni. La maggior parte si è costruita una nuova residenza alquanto lussuosa, ha edificato una seconda casa in riva al mare, si è comprato una barca. Si veda ciò che sta succedendo ai parlamentari del M5Stelle, entrati per morigerare i costumi e ben presto adeguatisi agli stipendi e ai privilegi dorati.
È un fenomeno prettamente italiano, con il quale, data la mia età, ho convissuto per molti anni.
E allora? Che cosa c’è di diverso, oggi?

C’è di diverso che abbiamo incrociato una crisi che tanti economisti giudicano più grave di quella storica e drammatica del 1929, una crisi che è destinata a durare ancora a lungo (almeno altri 10 anni, ma si teme assai di più) e, in presenza di una tale crisi, la casta non ha inteso piegarsi al rigore necessario nonché porre fine alle ruberie e al predominio dell’interesse privato su quello pubblico.
Così, piuttosto che rimediare riducendo le spese, la politica ha pensato bene di far pesare la crisi sulle spalle dei soliti: ossia dei cittadini onesti, che le tasse e il loro contributo alle spese dello Stato, li hanno sempre pagati.

Quali sono le conseguenze di questo modo di operare, che ha avuto in Mario Monti, l’esponente di governo più cinico ed esacerbato?
Che i cittadini hanno visto dimezzato il loro potere d’acquisto, se non addirittura azzerato del tutto nel caso di liberi imprenditori e liberi artigiani, che si sono visti costretti a chiudere, riducendosi in miseria, senza alcun soccorso da parte dello Stato spendaccione.

Ricordate quando dagli anni ’70 e ’80 del secolo scorso un italiano si recava all’estero, soprattutto nei paesi del Nord Europa, o negli Usa?
Trovava dei prezzi esosi e la sua vacanza non poteva che essere ridotta al minimo, per evitare che si trasformasse in un avvio di procedura di fallimento.

Oggi la stessa situazione gli italiani la riscontrano in casa propria.
Per ragioni diverse, certamente, ma con lo stesso risultato, gli italiani, come non potevano mantenersi all’estero per l’elevato costo della vita, così oggi non possono godere il privilegio di vivere nel proprio Paese, dove sono nati.
Tutta la cosiddetta classe media, alla quale anch’io appartengo, non può più vivere in Italia. Soprattutto quella che, secondo le regole del passato, poté comprarsi una casa per sé e una per i figli. Lo Stato l’ha tradita anche in questo, e ciò che le suggeriva di fare nel passato, si è trasformato oggi in una trappola.

Sono arrivato alla conclusione che un italiano medio come me non può più permettersi di vivere nella sua Patria. Vi è stato introdotto una specie di razzismo economico. Solo chi è ricco o parlamentare, o comunque inserito nelle istituzioni, può viverci. Gli altri no. Una volta consumato il già ridottosi risparmio bancario, o vivranno da barboni o dovranno rifugiarsi in qualche luogo del terzo o del quarto mondo.

A questo ci ha ridotto la nostra classe dirigente, alla quale un cittadino onesto non può che augurare il peggio, anche per loro, dalla vita.


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Bart