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In mano a Schifani la difesa della volontà popolare

15 Novembre 2010

La partita si fa un po’ più complessa, Napolitano ha giocato d’anticipo. Anziché aspettare che Berlusconi – così come la logica avrebbe dovuto suggerire – salisse al Colle per rappresentare la nuova situazione venutasi a creare con le dimissioni degli esponenti del Fli e dell’Mpa dagli incarichi di governo, Napolitano ha convocato per domani i presidenti della Camera e del Senato. Una mossa curiosa, visto che casomai è il governo l’organo che avrebbe dovuto consultare. La consultazione dei presidenti delle due Camere è un momento sempre successivo a quello della esposizione al Colle della situazione venutasi a creare in capo al governo.

Che ne possono sapere Fini e Schifani di più di quanto ne possa sapere il presidente del Consiglio? Il fatto è che siamo in presenza di un’anomalia, e Napolitano ascolta il presidente della Camera, senza considerare che è stato lui a ordinare il ritiro della delegazione Fli al governo. Un’anomalia nerissima, come tutti possono vedere e capire.
Dove sta la «minima correttezza istituzionale » invocata da Casini e da Franceschini? Bella faccia tosta.

Sta di fatto che Napolitano non ha potuto fare a meno di convocare, insieme con il presidente della Camera, anche il presidente del Senato.

Cosicché oggi i cittadini devono contare, per la difesa della loro sovranità, unicamente su Renato Schifani, l’unico che può battersi per essa.

Mi auguro che domani Schifani non usi nessuna «minima correttezza istituzionale » davanti al capo dello Stato e gli faccia notare che la presenza del presidente della Camera, autore della crisi, è un’anomalia istituzionale, e che lui, Napolitano, avrebbe dovuto da tempo chiederne le dimissioni.

Dopo questa doverosa premessa, Schifani faccia presente che il presidente del Consiglio si presenterà per primo al Senato, come ha dichiarato, dopo l’approvazione della finanziaria, e che la pretesa di Fini di trascinarlo per primo alla Camera è frutto della sua parzialità come tessitore della crisi. Niente di più legittimo che il governo eviti di andare per primo alla Camera dove il suo presidente è l’ispiratore della sfiducia.

Inoltre si faccia sentire affermando che con le dimissioni del governo, quando ci saranno, non si potranno programmare ribaltoni di sorta e che l’unico esito della crisi sono le elezioni anticipate, di una sola Camera meglio ancora, se no vada pure bene per tutte e due le Camere. Sulla stabilità e sulla governabilità, Napolitano se ne assumerà, in quest’ultimo caso, responsabilità e conseguenze. Lo scioglimento della sola Camera darebbe, come ho scritto, molte più probabilità di stabilità e governabilità in un momento così delicato per l’economia mondiale e italiana.

La sovranità popolare non può essere derisa da un ribaltone. Si faccia sentire Schifani.
Alle eventuali insistenze di Fini gli faccia pure notare, al traditore, che egli si trova lì, al cospetto di Napolitano, non avendo alcun diritto di esservi, non essendo più da tempo super partes, ma schierato.

Non abbia alcun riguardo, e lo tratti come merita. Un infido, un traditore, uno spregiatore delle Istituzioni.

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“La Lega non cede ai ribaltonisti e punta tutto sul bis di Silvio”. Qui.

“Una crisi quasi aperta con assaggi velenosi di campagna elettorale” di Massimo Franco. Qui.

Sulla sospensione di Vittorio Feltri. “Minzolini, Battista e Pansa: “E’ stata vera censura” di Felice Manti. Qui.

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14 Comments

  1. Commento by gianniguelfi — 15 Novembre 2010 @ 19:58

    Non vedo cosa vi sia di curioso, insolito o anomalo nel voler ascoltare Fini e Schifani. Sarà pur libero Napolitano di ascoltare chi gli pare? E non credo che Schifani chiederà al PdR di dimissionare Fini dalla presidenza della Camera. Schifani sa bene, e anche lei dovrebbe saperlo Di Monaco, che ciò non rientra tra i poteri del PdR.

    Come dovrebbe sapere che la richiesta a Berlusconi di presentarsi prima alla Camera, non è frutto della parzialità di chicchessia ma dovuta al fatto che è in quel ramo del parlamento che è già stata presentata una mozione di sfiducia da parte delle opposizioni. Quindi è semmai il Premier a non voler rispettare, come al solito, le regole.

    Infine la richiesta dello scioglimento della sola Camera. Uno scioglimento ad personam, mi verrebbe da definirlo. Ma immaginiamo che Napolitano acconsenta. Chi ci assicura che Berlusconi vincerebbe e se invece accadesse il contrario, non avremmo forse due maggioranze diverse alle camere?

    Inoltre ci ha pensato che se andassimo a votare per la sola camera, poi nel 2013 ci toccherebbe votare per il solo senato? E magari avanti cosi per decenni, con il rinnovo delle camere sfalsato di due anni solo per far contento Berlusconi. Ma non ne avete ancora abbastanza delle porcherie di quell’ uomo, su quante altre ancora siete disposti a chiudere entrambi gli occhi?

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Novembre 2010 @ 20:27

    Prima della legge del 1963, il Senato si scioglieva un anno prima della sua scadenza. Lo si faceva senza problemi.

    Che cosa impedisce di farlo anche per la nuova Camera, quando arriveremo al 2013? Come si faceva prima del 1963, sarebbe un’operazione per tornare ad uniformare le scadenze.

    Se lei non vede l’albero che le Istituzioni hanno piantato nel proprio occhio con un Fini che si presenta a Napolitano come interlocutore super partes, abbiamo ben poco da dirci.

    Alle elezioni di primavera è sicuro al 100% che vincerà la coalizione Pdl e Lega Nord. Ecco perché per la stabilità e la governabilità sarebbe importante sciogliere solo la Camera. In futuro, con il terzo polo nascente, la situazione al Senato sarà incerta chiunque sarà il vincitore.

    Ho già scritto un articolo apposito sulla minima corretteza istituzionale invocata da Casini e da Bersani. Lo vada a leggere. Si sono dimenticati di chiederla a Fini che secondo loro continua ad essere un presidente della Camera super partes.

  3. Commento by Simone — 15 Novembre 2010 @ 23:57

    Ti puo sgolare quanto vuoi ma la Costituzione c’è ed quella di 600 anni fa. La Costituzione che stai sognando è stata bocciata da un referendum e non è mai diventata legge. La nostra è una Repubblica Parlamentare e tale rimane.

  4. Commento by Simone — 15 Novembre 2010 @ 23:58

    gli anni erano 60, non 600 … :oops:

  5. Commento by Simone — 16 Novembre 2010 @ 00:02

    Prima del 1963 le Camere avevano durata diversa: 5 anni la Camera e 6 anni il Senato. per questo è stato necessario per due volte sciogliere le Camere che avevano maggioranze diverse. Nel 1963 una riforma costituzionale ha unificato la durata della legislatura tra Camera e Senato e quindi non c’è stata più la necessità di sciogliere singolarmente uno dei due rami del Parlamento. Non avverrà neanche questa volta.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Novembre 2010 @ 01:20

    Intanto nulla dici sull’incompatibilità di Fini all’incocntro di domani.

    Se hai letto altri miei articoli questa Costituzione ha trasformato i cittadini (anche me e te) in pecore.
    Io non voglio essere più una pecora.
    Se tu vuoi continuare ad esserlo, sono affari tuoi. Chi si contenta gode.

    Sulla legge del 1963 ho già scritto in un altro articolo, che dovresti leggere meglio.

  7. Commento by Simone — 16 Novembre 2010 @ 12:19

    Scusami ma le pecore sono quelle che vanno dietro al loro pastore. Io di pastori non ne ho, spero neanche tu.

    Meglio rimanere nella sfera politico-istituzionale e non scendere nel personale scomodando nobili animali come le pecore.

    La nostra è una delle migliori Costituzioni esistenti in Europa. Posso capire che è un po’ superata ma non tanto per quello che contiene ma perchè oramai molti poteri sono passati al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea e altri agli enti locali quindi deve essere snellita e ripulita.

     

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Novembre 2010 @ 14:27

    Ne hai. E i tuoi pastori sono quelli che voti una cosa e fanno al’incontrario. E tu devi ingoiare. Se non fai rispettare il voto degli elettori, sei una pecora (senza offesa personale, il discorso è in generale).

  9. Commento by Simone — 16 Novembre 2010 @ 15:10

    Complimenti per i contenuti delle tue discussioni. Argomenti invece di offese? Difficile?

  10. Commento by gianniguelfi — 16 Novembre 2010 @ 17:40

    Di Monaco, al più tardi ier sera da Vespa Maurizio Lupi ha riconosciuto che da presidente della Camera Fini è stato superpartes.

    Sciogliere solo la Camera dove si è stati sfiduciati creerebbe un pericoloso precedente perché in futuro anche altri vorrebbero farlo. Ed ogni volta bisognerebbe accorciare o prolungare la scadenza dell’ altro ramo del parlamento per rimetterlo in pari. Una pazzia. Non solo, ma forse lei non ha capito che se lo si accontentasse, Berlusconi pretenderebbe di rimanere comunque in carica fino al rinnovo della camera in cui è stato sfiduciato. E questo non si può fare perché un presidente del Consiglio è obbligato a rassegnare le dimissioni anche se è stato sfiduciato in un solo ramo del parlamento. Quindi prima si dimetta e poi toccherà a Napolitano decidere se e quante camere sciogliere.

  11. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Novembre 2010 @ 18:58

    @Simone. Scusa se hai interpretato un’offesa ciò che ho scritto (tra parentesi fra l’altro precisavo). Il mio discorso è che chi non vuole dare agli lettori il potere di scegliere maggioranze, programma e presidente del Cosnsilio, vuole tronare ad essere ciò che era nella prima Repubblica, una pecora (io lo ero).

    @gianniguelfi. Ho seguito Vespa. Lupi lo ha riconosciuto, ma ha precisato che un’altra cosa è quella di presentarsi a Napolitano in questo momento come presidente della Camera e capoparrtito che ha sfiduciato il governo.

    Non credo neppure io che Napolitano scioglierà una Camera sola. Ma ciò non cambia la mia opinione.

  12. Commento by Simone — 16 Novembre 2010 @ 19:11

    Bene! Anche a me va bene ma allora dovremo cambiare la Costituzione. Non si aggira mettendo o togliendo un nome sul simbolo elettorale. Sei presidenzialista? Legittimo ma occorre passare al presidenzialismo.

  13. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Novembre 2010 @ 19:20

    Questo argomento l’ho già toccato, da ultimo parlando dell’art. 88 della costituzione. A risentirci a crisi avviata formalmente.

  14. Commento by Simone — 16 Novembre 2010 @ 19:50

    … peccato che anche Lupi se ne accorto che la strada non è proprio praticabile … La Costituzione è una materie molto complessa e parte dall’accettazione e la comprensione della sua prima parte, non modificabile. I soliti principi hanno ispirato la stesura relativa al funzionamento dello Stato. La tua interpretazione non tiene assolutamente conto di tale ispirazione. Tale ispirazione non è un vezzo, un’astrazione ma è il fondamento che viene ripercorso in ogni sentenza della Corte Costituzione.

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