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Casini: «minima correttezza istituzionale »

15 Novembre 2010

È quella che chiede Casini a Silvio Berlusconi per pretendere che si presenti per il voto di fiducia prima a Montecitorio e poi al Senato. Come si sa, Berlusconi vuol fare al contrario, essendo in qualche modo certo che al Senato otterrà la fiducia e quindi potrà presentarsi in una posizione più forte a Montecitorio.

La ragione che adduce Casini è quella che a Montecitorio è già stata presentata una mozione di sfiducia dal Pd e perciò, per una «minima correttezza istituzionale », Berlusconi dovrebbe presentarsi lì.

Appare strano che Casini, e nei giorni scorsi Dario Franceschini, con una faccia tosta che non ha raffronti se non con quella di Fini, si ricordino solo ora di «minima correttezza istituzionale » e se la siano dimenticata e continuino a dimenticarsela nei confronti del presidente della Camera, che sta giocando sfrontatamente e scandalosamente il proprio ruolo istituzionale a favore del suo partito, il Fli, e dell’opposizione con la quale si è alleato.

La correttezza istituzionale che Casini e Franceschini dovrebbero pretendere da Fini non sarebbe minima, ma massima. Perché non lo fanno?
Non lo fanno perché questa che si sta disputando tra maggioranza e opposizione è una vera e propria guerra, e le regole sono andate a farsi friggere. Ognuno tira l’acqua al suo mulino, senza fare sconti.

E così dovrà fare pure Berlusconi. Se Berlusconi nella sua strategia ritiene più opportuno andare prima al Senato, lo faccia tranquillamente. È lui che ha deciso di presentarsi alle Camere dopo aver ottenuto l’approvazione della legge di stabilità, e dunque è a lui che spetta la scelta.

Non continuino, perciò, a nascondersi dietro la scusa della «minima correttezza istituzionale ».
La correttezza istituzionale è andata a farsi benedire da molto tempo, e proprio in casa dell’opposizione, da quando essa ha scelto di sostenere le numerose violazioni alla correttezza istituzionale commesse dal presidente della Camera.

Ora è troppo tardi per pretendere qualche cortesia suicida da Berlusconi. Il governo ha diritto di salvarsi mettendo in angolo i destabilizzatori del Paese, gli sfasciacarrozze, i restauratori della prima Repubblica.

C’è un consiglio che vorrei ripetere a Berlusconi. Ricevute le dimissioni dagli uomini del Fli e dell’Mpa vada da Napolitano, non certo per dare le dimissioni, bensì per confermargli ufficialmente la sua intenzione di far approvare la legge di stabilità e di presentarsi subito dopo alle Camere per richiedere la fiducia, a cominciare dal Senato.

Napolitano non si potrà nascondere dietro le capziosità di un Casini o di un Franceschini, e approverà, mettendo così a tacere questo gioco ridicolo, secondo il quale si vorrebbe dettare a Berlusconi, il diretto interessato, l’agenda della crisi.

Fra l’altro, ho un dubbio. Modificandosi oggi la composizione del governo, ha ancora una sua validità una mozione presentata in presenza di un governo diverso?

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“Lettere firmate, finiani via dal governo. Fini e Schifani domani da Napolitano”. Qui.

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Bart