di Bartolomeo Di Monaco
Inferno e Paradiso
Nel libro “Miti e leggende del Medioevo” di Erberto Petoia, c’è anche una narrazione che ci parla dell’Inferno e del Paradiso, risalente al XII secolo e attribuita al monaco Enrico di Saltrey.
Leggendola, mi sono domandato se fosse stata a conoscenza di Dante Alighieri.
INFERNO
“E così, infine, trasportato dai demoni giunse in un larghissimo e lunghissimo campo, pieno di miserie e di dolore, i cui confini non potevano essere scorti dal soldato a causa della sua sconfinata estensione. Quel campo era pieno di persone di entrambi i sessi, di diversa età, e giacevano nudi a terra con la pancia in giù, trafitti mani e piedi a terra con chiodi di ferro roventi, che si contorcevano in modo da destare pietà.”.
“Dei Dragoni ignivomi seduti su alcuni di loro, come se volessero mangiarli, li laceravano con denti infuocati in modo terribile. Altri avevano il collo, le braccia o tutto il corpo circondato da serpenti di fuoco che, premendo la loro testa sul corpo di quei miserabili, conficcavano l’aculeo infuocato della bocca nei loro cuori.”.
“Alcuni erano appesi per i piedi da catene infuocate, altri per le mani, per i capelli, per le braccia, altri ancora con il capo riverso all’ingiù ed immerso in fiamme sulfuree. Alcuni erano sospesi per le unghie, appesi con uncini di ferro fissati negli occhi, nelle orecchie, in gola, nel naso, nelle mammelle o nei genitali. Altri ardevano su delle specie di padelle, o trafitti da spiedi infuocati stavano sulla fiamma e venivano fatti girare da alcuni demoni, mentre altri erano costretti ad inghiottire diversi metalli liquefatti.”.
PARADISO
“E così il soldato, illeso e ormai libero dalle vessazioni degli spiriti immondi, vide davanti a sé un muro alto, che si stagliava nel cielo. Il muro era di bellezza e di ornamenti incomparabili e di una struttura inestimabile; in esso vide solo una porta, ma chiusa, ornata di diversi metalli e pietre preziose, che emanava un mirabile splendore. Avvicinandosi ad essa, quando giunse a circa mezzo miglio da quella porta, essa si aprì, e ne uscì un profumo talmente delizioso che, se anche tutto il mondo-così gli sembrò-si fosse trasformato in aromi, non avrebbe potuto superare l’abbondanza di questa soavità.”.