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Iva e Imu sul voto di ieri

11 Giugno 2013

Iva ed Imu sono stati i due fantasmi che si sono affacciati nelle case degli italiani, gettando olio sul fuoco di una politica bugiarda, ingorda ed arruffona.
È stato facile convincere gli italiani a lasciar perdere, a dedicare il proprio tempo a cose più serie, come, ad esempio, quella di arrabattarsi per sbarcare il lunario, poiché ormai è un fatto normale non arrivare più a fine mese, visto che con la disoccupazione e la profonda crisi industriale (l’artigianato è già in via di estinzione), ognuno è costretto a badare a se stesso abbandonando in un cantuccio ideali e ideologie.

Così anche il governo Letta paga lo scotto della scarsa o nulla credibilità delle promesse avanzate al tempo della sua insediazione. Le riforme costituzionali appaiono un miraggio lontano, destinato a dissolversi, come è già successo in passato.
Ma l’aumento dell’Iva, previsto per il 1 luglio, e la riforma dell’Imu, sono temi di attualità, e pesano sulla credibilità della politica.
Ce la faremo davvero ad annullare l’aumento di un punto dell’Iva? Ce la faremo ad alleggerire il peso della tassa sulla casa?
La risposta dei cittadini è arrivata puntuale ieri, con i risultati delle amministrative, che hanno visto penalizzato soprattutto il Pdl, il partito, ossia, che più ha promesso e meno ha ottenuto in favore del proprio elettorato.

Il Pd ha contato, come sempre accade nei momenti di forte disaffezione, sulla fedeltà ad ogni costo dei propri simpatizzanti, una specie di zoccolo duro, che resiste anche nei momenti più burrascosi, con una devozione forse degna di miglior causa.
I simpatizzanti del Pdl sono meno fideisti, invece; alle promesse vogliono che seguano i fatti e si stancano presto dei continui rinvii.
L’aumento dell’Iva rappresenterà un ulteriore impoverimento del loro tenore di vita: meno consumi, più sacrifici. La riduzione dei consumi causerà un peggioramento della produttività delle imprese, già curvate e sfinite dalla lunga crisi. Meno produttività, meno Pil, dunque un ulteriore avvitamento nell’abisso della crisi.

Il ceto moderato è, altresì, quello che nel passato ha creduto molto nell’investimento sul bene casa. Un tempo gli immobili erano i più protetti dalla svalutazione monetaria. Chi aveva più di un figlio, anziché mettere i soldi in banca, preferiva investirli nella casa, anche affrontando un mutuo di lunga durata. Era un investimento con un forte contenuto di solidarietà verso i figli, ossia verso una generazione che già si intravvedeva meno fortunata.
Nel momento in cui la casa è stata aggredita direttamente per il suo solo esistere, a prescindere dunque dalla sua redditività, l’antico investitore si è visto precipitare addosso un tornado dalle proporzioni devastanti. Accanto ad un mutuo che ancora morde sul nucleo familiare riducendone la capacità di spesa, si è andata accentuando sempre di più, fino ad palesare i tratti di un mostro impietoso e ghignante, una sorta di penalizzazione e di rimprovero per quel lontano investimento. Insomma: una vera e propria sentenza di condanna. È cambiato, e in modo forzato e cinico, lo Stato in cui viviamo, che ha ingannato e tradito.

Il Pdl, e ciò sin dal suo nascere, si è presentato come il partito in grado di ricomporre la frattura tra i cittadini traditi e delusi e lo Stato.
Ha promesso di nuovo l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, ma questa volta si è dimenticato di proteggere gli investimenti immobiliari che i genitori fecero per assicurare una casa ai propri figli. Le limitazioni imposte, infatti, sono tali che l’aver semplicemente promesso che il tutto sarà rivisto in maniera organica entro il 31 agosto non è bastato a questi elettori per confermare con il voto amministrativo la fiducia al Pdl.

Il crollo del Pdl significa che il suo elettorato non crede più che si possa tornare all’Imu che esentava non solo la prima casa, ma anche quelle destinate ai figli, fossero pure 3 o 4.
Il sacrificio dei genitori – hanno voluto ricordare i suoi elettori – è stato fatto per i figli, e non perché se ne avvantaggiasse come un ladro lo Stato. Intanto entro il 16 giugno saremo costretti a pagare. Eppoi chi sa che cosa accadrà il 31 agosto. Difficile che lo Stato restituisca i soldi pagati in più. Un ragionamento che, basato sull’esperienza, non fa una grinza.

E’ quasi certo, infatti, che il 31 agosto sarà una scadenza forse perfino inutile. Il Pdl, ancora una volta, saprà solo deludere i suoi elettori.


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Bart