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LETTERATURA: Ricordiamo il lucchese Cesare Viviani a vent’anni dalla morte

11 Giugno 2013

(tratto da “Città di Lucca”, Giugno-Luglio 2003)

Cesare Viviani è stato l’ultimo grande interprete della tradizione dialettale lucchese. Da “La buccina di limone ner ponce”, alla “Divina Commedia” riveduta e corretta, dal teatro, alle rubriche su “La Nazione”, passando per premi e riconoscimenti: ecco una sua biografia.

Cesare Viviani nasce a Lucca, a Monte San Quirico, il 4 febbraio 1937 e muore all’Ospedale di Fucecchio (Fi) il 2 febbraio 1993.
Fin da ragazzo si esibisce come attore, pre ­sentatore e imitatore in spettacoli dati presso il teatro parrocchiale di Monte San Quirico e in altre sedi cittadine; da ricordare, poi, le serate al “Gran Caffè Margherita” di Viareggio con l’or ­chestra diretta dal Maestro Cesare Cesarini (1956). A quindici anni compone la sua prima poesia in dialetto lucchese: La buccina di limo ­ne ner ponce. Questa composizione, rimasta nel cassetto per oltre venti anni, nel 1976 viene presentata al Concorso regionale di Poesia Dialettale “Gino Custer De Nobili” di Coreglia Antelminelli e vince il primo premio. Nell’an ­no successivo Cesare pubblica la prima raccol ­ta di poesie dialettale, Robba della mi’ tera, e vince il primo premio nella sezione dialettale al Concorso di poesia “Virginio Bianchi” di Massarosa. Nel 1978, con la lirica Carina ragassi, è primo anche nel Concorso naziona ­le di Poesia “ANSEAN” di Napoli.

Nel 1977 scrive L’Inferno, ovvero Robba dell’artro mondo che pubblica nel 1980.
Si tratta dei trentaquattro canti della Divina Commedia di Dante rivisti in dialetto lucchese secondo temi di attualità. Nello stesso anno la Commissione della Presidenza del Consiglio dei Ministri assegna a Cesare Viviani il Premio Cultura 1980, e nel 1983 Viviani viene insi ­gnito del titolo di “accademico” presso l’Acca ­demia Toscana “Il Machiavello”. Nello stesso anno ottiene dalla SIAE la qualifica di “autore della parte letteraria” nella sezione “Musica”, e la sua canzone Mamma vorrei, musicata dal Maestro Luciano Damarati, riceve il premio per il miglior testo alla “Festa della Mamma” di Ponte a Moriano nel 1984.

Il 10 aprile 1984 nasce, per volontà di Viviani, la Compagnia Teatrale Lucchese “La Vernacola”. Dopo un primo periodo di studio e ricerca sul territorio e su testi letterari, Viviani mette in scena il suo primo copione, Ir troppo stroppia, una commedia in tre atti composta nella parlata della piana lucchese; per Lucca si tratta dell’inizio di una nuova epoca di teatro dialettale.

La seconda commedia di Viviani, Piassa Pulita, debutta il 25 aprile 1987. Nel 1989 Viviani presenta Robba da matti ovvero c’è un cadavere in Chiasso Bariletti dove, in dialetto lucchese, si cimenta nel genere giallo-polizie ­sco-tragicomico. Questo lavoro ottiene un ri ­conoscimento a Recco (Ge) in occasione degli “Incontri con il teatro dialettale italiano”.

Il 3 e 4 marzo 1990 va in scena Costumi e costumanze di famiglie scostumate, comme ­dia ambientata nel mondo aristocratico lucchese del Settecento. Contemporaneamente Viviani scrive Amore non mandarmi a quer paese, commedia rappresentata, poi, nel 1991.

Dal gennaio 1989 Viviani collabora con il quotidiano “La Nazione” curando le rubriche settimanali: “Lingua e tradizione” e “Cara Nassione”. Nel giugno dello stesso anno “La Vernacola” registra, presso la RAI di Firenze, quattro scenette scritte da Viviani in dialetto lucchese, e trasmesse dalla radio nel febbraio-marzo 1990; in luglio Viviani ricorda i venti anni dalla morte di Gino Custer De Nobili scri ­vendo la biografia del suo maestro; Omaggio a Geppe viene rappresentato con grande suc ­cesso alla rassegna “Suonoimmagine” orga ­nizzata dall’ Assessorato alla Cultura del Co ­mune di Lucca nel Parco di Villa Bottini.

Il 6 agosto successivo Viviani vince il Con ­corso di Poesia estemporanea “Il Boccabugia” di Vergemoli.
La Storia de “La Vernacola” viene rap ­presentata il 28 aprile 1990 per inaugurare il Teatro del Piaggione.

Sempre nel 1990 Viviani conclude la ste ­sura, in rima dialettale lucchese, di due atti uni ­ci ambientati al tempo degli antichi romani: Anco a Lucca que’ romani ammassavano i cristiani e Messalina la Romana stava in via della Do ­gana. Il 18 gennaio 1991 Viviani inizia a scri ­vere la sua ultima commedia, A mine mi ci vole la vacca, la continuazione de Ir troppo stroppia, rappresentata al Teatro del Giglio dopo la mor ­te dell’Autore.
Ultima fatica del nostro poeta è La Befana a Lucca drento, musicata dal Maestro Angelo Bizzarro ed eseguita il 5 gennaio 1992 nelle strade del centro storico dal gruppo vocale “Il Baluardo”.
Nel gennaio 1994 viene pubblicata, postu ­ma, la raccolta di poesie Paesi della mi’ tera.

______________

GIÙ DALLA LUNA
di Cesare Viviani
(racconto poetico del 1985 incentrato sulla dolorosa malattia dell’autismo, portata a conoscenza universale dal film “Rain man”, del 1988, con Dustin Hoffman e Tom Cruise)

Devo leggere, devo leggere per
conoscere… devo studiare
per imparare! Non posso permettermi il
lusso di improvvisare.
Guai a spostare una virgola! Potrei
sbagliare tutto e… sarebbe
la fine di un sogno bellissimo.

Mio figlio è rimasto lassù in un mondo
tutto suo, forse è
rimasto sulla luna, sto lottando disperatamente,
perché scenda
Giù dalla luna.
Io devo leggere e studiare tanto quanto
hanno letto e studiato
gli scienziati che hanno mandato gli
astronauti sulla luna, lo
so che il mio problema è inverso, ma è
anche altrettanto difficile:
devo riportare mio figlio giù dalla luna,
ma perché, figlio
mio, ti sei fermato lassù? E poi qual è
la luna che ti ospita?
La nostra luna o addirittura un altro
pianeta? E se invece tu
fossi su un’altra galassia?
Chi, fra noi, amici, può dirmi in quale
recondita zona del cosmo si
è smarrito mio figlio?
Eppure lo vedo: è qui accanto a me, e
più mi è vicino e più
lo sento distante, figlio mio, perché
questa tua assenza? Perché
questa tua lontananza? Perché questo
tuo isolamento?
Mi guardi senza vedermi.
Mi senti, ma non mi ascolti.
Il tuo linguaggio latita. E quando viene
fuori non è un… “parlare”
per me è incomprensibile.
I tuoi gesti che significato hanno?
Forza bambino mio, scendi dalla tua
luna!!!!
Torna su questo pianeta.
Esci dall’orbita, nella quale uno strano
inspiegabile meccanismo
ti ha inserito.
Un fenomeno irreversibile? No! Non
volevo dirlo, non dovevo scriverlo. Non
avrei dovuto leggerlo….Mi è sfuggito!
Una speranza
c’è: almeno questo voglio sperarlo!
E’ necessario sperare: Diamoci tutti una
mano e facciamo una
catena, e poi la mano di uno di noi
potrebbe afferrare mio figlio
e lui allora potrà tornare fra noi.

Ha detto il medico che… forse… anzi ha
detto il medico
che quasi sicuramente io e mio marito
possiamo.
Sì perché il medico insiste dicendo che
tocca a noi genitori, ha ragione,
è vero che è compito nostro, come è vero
che occorre l’aiuto di tutti: perché questa
luna è maledettamente lontana.
Le mie braccia non arriveranno
mai tanto in alto e la mia voce già si
perde nei primi strati
dell’atmosfera, ma anche mio marito non
riesce a vincere la forza gravitazionale
e rimane inchiodato su questa terra con
un figlio qui ai miei piedi e paradossalmente
lontano chissà quanti anni luce…

Se tocca a noi, se tocca alla madre ed al
babbo ritrovare il proprio
figlio integro e riportarlo in un mondo
nel quale lui si rifiuta
di vivere â— in un mondo che spedisce
uomini sulla luna, forse per fare la guerra â—
ricordiamoci però che tocca a voi
uomini e donne del nostro secolo capire
e vedere quant’è grande il
dramma che ci attanaglia e sostenere lo
sforzo inumano del nostro
essere genitori con tale problema!

Perdonateci, poi, se ieri non abbiamo
visto il quiz televisivo:
eravamo con nostro figlio per cercare
un’immagine diversa nei suoi occhi,
perdonateci se non abbiamo ancora trovato
il tempo, oggi, di leggere il giornale e
non siamo informati sulle ultime notizie:
abbiamo preferito leggere a nostro
figlio una celebre fiaba di Andersen: “Il
brutto anatroccolo”… chissà se ha capito
la bellezza del cigno?

Mi perdoni anche Lei, Signor Capo-Ufficio,
se stamani sono arrivato
in ritardo, ma stamani mio figlio ha detto:
“MAMMA”!!!

Scusateci amici, se non vi abbiamo invitato
a cena come avevamo promesso,
ma proprio stasera mio figlio ha detto:
“Mamma ho fame”!!!

Forse abbiamo creato un contatto:
il telefono senza fili ora
funziona sia pure ad intermittenza.
Poi già altre volte ha funzionato, poi,
nuovamente il silenzio, nuove angosce
intervallate da brevi spiragli di luce, da
piccoli gesti espressivi, da suoni di una
voce celestiale, perché viene dall’alto:
dalla luna… appunto!

Eppure io sento stasera che c’è qualcosa
di nuovo, mi attacco
disperatamente alla speranza, mi avvicino
ad un bambino lontano e â— pensate
un po’ â— lo stringo, lo tengo stretto a me:
quasi sto per soffocarlo. Dio ti ringrazio!
Mio figlio ora piange, ha uno scatto di
rabbia, si adira… fortunatamente
reagisce… Dio ti ringrazio!
Ecco il suo viso finalmente bagnato di
Lacrime, il mio abbraccio
si fa sempre più stretto, Dio, fallo piangere
ancora. Ora
grida addirittura e mi implora e
mi chiama…
SCENDI GIU’ DALLA LUNA che è fredda,
arida, pallida.
SCENDI anche se ti trovi sulla stella più
bella dell’universo.
SCENDI su questo mondo, su questo
nostro mondo,
un mondo meschino quanto vuoi perché
qui la vita sarà dura,
perché questa nostra società ti regalerà
â— anzi ti venderà a caro prezzo â— solo
ansie stressanti, ma qui, soltanto qui,
troverai il cuore di una mamma, che ti ama
come una pazza,
qui, soltanto qui, troverai la mano forte
di un babbo che saprà guidarti
e sorreggerti.

E qui, solamente qui, potrai trovare una
fanciulla che ti sfiorerà
le labbra con un bacio per essere tua…
e noi allora potremo andarcene felici,
là,
da dove sei venuto.


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Bart