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L’ “armiamoci e partite” dei moderati

18 Maggio 2012

A conclusione della “Storia di Lucca”, il suo autore, Augusto Mancini, scrive: “Quando, caduto il Governo guerrazziano, il Generale D’Aspre venne « a mettere giudizio » ai Toscani, pare che qualcuno a Lucca credesse sul serio che per sistemare meglio le cose si potesse anche restituire a Lucca la sua autonomia, ma pare altresì che il D’Aspre rispondesse minacciando il carcere a chi appena esprimesse un’idea simile; e quando col ’59 il ple ­biscito riunì la Toscana all’Italia, non pochi vi furono a Lucca che dissero « ora va bene: italiani sì, ma toscani no ».

Mercoledì scorso mi sono recato al teatro del Giglio della mia città di Lucca per ascoltare il confronto, organizzato dal quotidiano La Nazione, tra i due candidati a sindaco della città: Pietro Fazzi, appoggiato da una sua lista civica e dall’Udc, e Alessandro Tambellini sostenuto invece da un ampio schieramento di sinistra.

Ad una domanda del conduttore che ricordava che se a Lucca governerà il centrosinistra, vi è preoccupazione che la città cada sotto l’orbita della rossa Firenze e della rossa Toscana, Tambellini ha ricordato il passato della città, mai chiusa in se stessa e aperta al mondo con il suo commercio e i suoi viaggiatori. Dimenticando però di dire (come ho potuto ricordargli succintamente prima di porgli una domanda su come si sarebbe regolato il candidato vincente a riguardo della tassa sulla prima casa, contestata da molti comuni) che Lucca proprio in quel lungo periodo felice che arriva fino al 1847, anno della sua annessione alla Toscana, è stata, con minimi intervalli, una repubblica indipendente.

Lucca ha già avuto un’amministrazione di centrosinistra, pertanto la vittoria, molto probabile, del candidato di sinistra, non sarebbe una novità per la cosiddetta “isola bianca” della Toscana. Tambellini è, fra l’altro, persona seria, di specchiata e riconosciuta onestà (come del resto Pietro Fazzi) e dunque che cosa ci sarebbe da temere da una sua vittoria?

Si potrebbe rispondere: Nulla. Ma in realtà non è così, poiché la Regione rossa è molto influente sulle amministrazioni locali, e non manca di dare loro degli indirizzi pressoché imperativi. Per esempio nell’organizzare le aziende municipalizzate radunandole in carrozzoni il più delle volte di scarsa o nulla redditività. Lucca ha resistito alle sue proposte di questi ultimi anni (fattesi caparbie) e ha difeso le sue floride ed efficienti municipalizzate.
Il sindaco che eccelse in questa contrapposizione fu proprio Pietro Fazzi, a quel tempo espressione del Pdl.

Tambellini, in occasione del confronto, ha fatto di tutto per rassicurare i lucchesi che egli non ha fuori delle porte della città truppe armate pronte ad invadere ed assoggettare Lucca. È un lucchese di quinta generazione e ci tiene a rispettare la storia e le tradizioni della città.

Che però possa farlo nei fatti, ne dubito. Riguardo a Pietro Fazzi, i lucchesi hanno avuto la prova della sua indipendenza dai diktat di Firenze nel corso dei due mandati in cui resse l’amministrazione locale, non solo ma hanno avuto la prova che è un sindaco del fare, e numerose infatti sono state le sue realizzazioni, che hanno fatto di Lucca una città oggi conosciuta in tutto il mondo, grazie a manifestazioni come il Summer Festival e i Comics. Per non parlare della valorizzazione delle Mura, stupende ed uniche al mondo, e dell’arredo urbano.

Fino a che punto Tambellini riuscirà a difendere la specificità lucchese è invece tutto da dimostrare.
Ad esempio, io dubito che egli possa contrastare certe pressioni regionali, per il semplice fatto che il Pd locale su imput del Pd regionale potrebbe minacciare la sfiducia in caso di resistenza.
Questo rischio è concreto.

Al primo turno Tambellini ha toccato quasi il 49% dei voti. Il vantaggio di cui dispone è così ampio che egli sarà con molte probabilità il nuovo sindaco di Lucca. E se davvero vincerà, gli faccio sin d’ora, come è giusto e corretto che sia, i miei migliori auguri. Egli sarà diventato con la vittoria elettorale anche il mio sindaco.

Fazzi si è rivolto direttamente ai moderati della città (non ha chiesto invece l’appoggio dei partiti, salvo quello scontato dell’Udc con cui si è apparentato al primo turno).
I moderati, ha detto, potrebbero farcela se andassero tutti a votare. È così. Credo che Tambellini abbia già fatto il pieno dei suoi voti al primo turno. Ma i moderati sono una razza speciale, si squagliano quando di loro c’è più bisogno.

Se io fossi a capo di un esercito di un milioni di moderati, e dovessi affrontare in battaglia un avversario che disponesse soltanto di diecimila combattenti, mi guarderei bene dall’avviare lo scontro. Eppure sembrerebbe scontata la vittoria. E invece non lo è, poiché nell’avanzare perderei per strada, a ciocche a ciocche (come i capelli), nugoli sempre più consistenti di moderati, fino al punto che, arrivato davanti all’avversario e voltatomi indietro, me ne troverei a disposizione si è no una decina.
Per i moderati, infatti, vale ancora il motto: “Armiamoci e partite”. È nel loro dna.


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Bart