di Renato Brunetta
(dal “Giornale”, 20 febbraio 2012)
Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo assistito in Italia a due bolle di tipo mediatico, a livello nazionale e internazionale: una ferocemente ne gativa, nella quale ha dovuto gover nare Berlusconi, e una spaventosa mente positiva, di cui gode il governo Monti.
Entrambe le bolle si sono tenute ben lontane dalla realtà dei fatti e dall’azione economica dei due governi ma, mentre la bolla Monti non è riu scita fino ad ora a trasmettere la pro pria positività all’economia, di con verso la bolla negativa intorno a Ber lusconi ha finito per condizionare la realtà e le aspettative degli investito ri, con i risultati catastrofici a tutti no ti.
Questa asimmetria si è realizzata per due motivi. Primo, perché con Berlusconi, in quel particolare mo mento di volatilità dei mercati, il pa rossismo di una crisi che si andava di spiegando (dai subprime, alla Gre cia, ai debiti sovrani) ha prevalso sui dati di fatto e sono via via passate in secondo piano le cose buone realizzate dal suo governo: le 4 manovre di fi nanza pubblica per un valore cumu lato di 265 miliardi di euro, il pareg gio di bilancio anticipato al2013, lari- forma dell’università, la riforma del la Pubblica amministrazione e nume rosi altri interventi, il tutto assorbito, annullato dall’incertezza e dalla paura. Secondo, perché alla crisi econo mica crescente, che ha colpito tutta l’area euro, in Italia si è aggiunta una dialettica anomala all’interno del go verno di coalizione. In particolare, è stato dirompente il conflitto insanabile tra il presidente del Consiglio sviluppista e riformatore, e il suo mini stro dell’Economia conservatore e banalmente rigorista. Risultati: vin ce la bolla della negatività in una sor ta di «crescendo rossiniano » con esplosione dello spread tra Btp e Bund a dieci anni, perdita di credibili tà sui mercati internazionali e due re visioni a ribasso del rating del debito pubblico (nell’ultimo periodo). Il tut to a prescindere dai «fondamentali » dell’economia reale e dai risultati di finanza pubblica raggiunti (avanzo di bilancio al 5% nel 2011 ). Insomma la bolla negativa ha avuto buon gioco nel condizionare la realtà per ragioni di congiuntura internazionale, ma soprattutto di masochismo interno.
Anche il governo Monti vive den tro una bolla che prescinde dalla real tà: infatti, mentre il presidente del Consiglio registra i più grandi succes si mediatici – dalla copertina del Ti me, alla televisione che racconta stra ordinarie storie di successo della sua azione di governo, agli applausi scro scianti nel Parlamento europeo – tut ti gli indici macroeconomici hanno nel contempo segno negativo, il Pae se subisce tre declassamenti in un mese, 34 banche si vedono tagliare il rating, siamo in recessione e l’outlook rimane negativo. Anche lo spread continua a viaggiare su valori alti, in media nei primi 100 giorni di Monti superiori di circa 90 punti base rispetto a quelli del precedente gover no (nei suoi ultimi 100 giorni di pas sione). In questo caso, però, la bolla mediatica non riesce a prendere in gi ro la realtà.
E la spiegazione è presto detta: l’at tività dell’esecutivo Monti è in stallo. Nei primi cento giorni solo un decre to, tutto tasse e la sola riforma delle pensioni (rectius: l’ultimo miglio del la riforma delle pensioni), è stato convertito in legge dal Parlamento; un se condo decreto timido timido, che do vrebbe liberalizzare il mercato inter no, ma che non contiene la parola li beralizzazioni neanche nel titolo, è nel pantano; il terzo decreto sulle semplificazioni, invece, non ha ini ziato neppure il proprio iter in Parla mento, dopo due false partenze; la ri forma del mercato del lavoro, infine, è ancora nella mente degli dei (tra ta voli e tabù).
Urge, dunque, una doppia opera zione verità: svelare la stucchevole perversione della bolla negativa del passato, per cominciare a muoversi, oggi, con i piedi per terra, in un paral lelo sentiero virtuoso che si basi sui fatti. Il rischio, in caso contrario? Un tragico risveglio all’insegna del «si stava meglio quando si stava peg gio ». Il più consapevole di tutti è pro prio Monti che, con la scelta di non candidare Roma alle Olimpiadi del 2020, ha dimostrato, da economista, di conoscere come stanno le cose. Senza farsi condizionare dalla bolla in cui pur è immerso.
La realtà non fa sconti: c’è la reces sione (due trimestri consecutivi con il segno meno del pii), e in peggiora mento; nessun protagonismo del l’Italia in Europa (contro l’asse Sarkozy-Merkel); totale mancanza di iniziativa del governo per intacca re il debito e per fare sviluppo.
Morale. L’Italia vive in maniera sempre più dissociata la sua luna di miele con il tecnico Monti, come ieri sembrava ossessionata dall’eletto Berlusconi. A quando un po’ di nor malità? A quando giornali e televisio ni a raccontare i fatti, solo i fatti, nient’altro che i fatti? A scherzare col fuo co si finisce bruciati, oltre che com prati e venduti.
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