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La condanna un assist a Berlusconi?

28 Ottobre 2012

Ci sono due buone ragioni per credere che la sentenza che ha condannato Berlusconi sia di natura politica: l’interdizione dai pubblici uffici della durata di cinque anni e l’affermazione che Berlusconi è dotato di «una naturale capacità a delinquere mostrata nella persecuzione del disegno criminoso ».

Anche Filippo Facci sottolinea quel “naturale”,  che infatti è una espressione vergognosa; una sentenza dovrebbe limitarsi a affermare se per quella data fattispecie l’imputato sia colpevole o innocente. Estensioni di tipo psicologico e lombrosiano dovrebbero essere evitate. Già era successo alla Cassazione qualche settimana fa nella sentenza di condanna inflitta al direttore Alessandro Sallusti, e questo nuovo orientamento, che pare prendere abbrivo nella magistratura, meriterebbe di essere autorevolmente censurato. Ma – poiché siamo in Italia – non avviene né avverrà.

Inoltre, stando a quanto scrive Franco Bechis, “Per gli stessi identici fatti, capi di accusa quasi identici e perfino più vasti, grazie a cui ieri si è preso una condanna di 4 anni, nell’ultimo anno  Silvio Berlusconi è stato assolto non una, ma tre volte. Il 18 ottobre 2011 dal gup  del Tribunale di Milano, Maria Vicedomini. Il 18 maggio 2012 davanti alla seconda sezione penale della Corte di Cassazione interessata dalla procura di Milano del ricorso contro la precedente decisione del gup. Il 27 giugno 2012 dal gup di Roma Pierluigi Balestrieri. In tutti e tre i casi è stato assolto per non avere commesso il fatto dall’accusa di frode fiscale e nei tre casi per diversi reati aggiuntivi (appropriazione indebita, violazione di altre norme fiscali). In un caso – quello di Roma – il reato di frode fiscale è stato considerato dal gup prescritto per l’anno 2003. Ieri nella sentenza di Milano la condanna per frode fiscale è stata relativa all’anno 2003.”
Dunque una sentenza giudicata molto discutibile nel merito e assolutamente politica nella sostanza.
Che cosa succederà?

Qualcosa è già successo, in effetti. Alle ore 17 di ieri, assistito dall’on. Ghedini, suo avvocato, Berlusconi ha tenuto una conferenza stampa durata quasi un’ora e mezzo in cui non ha risparmiato attacchi al sistema giustizia, al governo, ma anche alla farraginosa macchina delle istituzioni. In sostanza ha ammesso che la sentenza di condanna lo ha convinto che, anziché ritirarsi e dedicarsi ad opere di beneficenza, fosse necessario per il bene del Paese battersi per riformare la giustizia e l’architettura dello Stato, che sono le cause principali del nostro degrado.

Berlusconi non ha avuto peli sulla lingua nell’attaccare la Merkel, confermando  quanto già si mormorava al momento della sua caduta, ossia che è stata la Germania a chiedere a Napolitano la sua testa, aggiungendo in sovrappiù che la politica del governo Monti è ad essa asservita.

Praticamente, già da questo esordio in conferenza stampa, i cittadini, e soprattutto gli elettori del centrodestra, hanno udito tornare di attualità quelle promesse di riforma che consentirono a Berlusconi di stravincere le elezioni nel 2008. Pertanto è prevedibile che nei prossimi mesi egli si muoverà in campagna elettorale (che ha promesso di fare) chiedendo, come allora, i voti per poter attuare queste riforme. Con una richiesta in più, questa volta: ossia che gli elettori concentrino i voti su due soli partiti, lasciando da parte le piccole formazioni, che nuocciono alla governabilità. Solo in questo modo, non dovendo trattare con piccoli partiti, egli, se la sua formazione dovesse vincere nel 2013 con una percentuale di oltre il 50%, potrebbe garantire il raggiungimento degli obiettivi dichiarati.

Dunque, il Berlusconi che intendeva ritirarsi dalla vita politica, ha ricevuto dalla sentenza di condanna in primo grado dell’altro ieri la motivazione per rimettersi in discussione ripromettendo ciò che, per ragioni varie, non ha potuto conseguire durante il suo mandato.

La risolutezza e la forza del suo impegno sono apparse evidenti, ma il dubbio resta, se egli abbia la determinazione necessaria anche quando, come sarà inevitabile, lo scontro tornerà a farsi duro.
Ad oggi il risultato è stata la sua resa incondizionata a Napolitano e alla Merkel, e domani? Gli si deve dare di nuovo fiducia? Può un Pdl ridotto allo stremo ottenere quella percentuale di consensi richiesta agli elettori da Berlusconi? Mi sembra impossibile. Se l’assist, come credo, c’è stato, gli errori, le debolezze e le incertezze del suo governo hanno però lasciato il segno. Un brutto segno. Sarà molto difficile, perciò, ricreare le condizioni favorevoli del 2008.


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Bart