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Vacui riformatori veri resistenti + La condanna di Berlusconi

27 Ottobre 2012

Vacui riformatori veri resistenti
di Angelo Panebianco
(dal “Corriere della Sera”, 27 ottobre 2012)

Sarebbe, in un certo senso, rassicurante attribuire le crescenti difficolt√† parlamentari del governo Monti √Ę‚ÄĒ dalla bocciatura dei tagli nella sanit√† allo stop sui tagli alle spese delle Regioni √Ę‚ÄĒ solo alle fibrillazioni della campagna elettorale. Si potrebbe infatti dedurne che, se non fosse per la vicinanza delle elezioni, ci sarebbe pi√Ļ spazio per incidere sulla spesa e le sue disfunzioni. Ma non √® cos√¨. Perch√© non sono solo i partiti ma un intero, variegato ma potentissimo, ¬ęblocco politico- amministrativo-giudiziario ¬Ľ a mettersi di traverso non appena si cerca di incidere (anche solo blandamente, come ha fatto fin qui, per lo pi√Ļ, il governo Monti) i bubboni del nostro sistema pubblico. Si pensi alle recenti sentenze della Corte costituzionale: dalla bocciatura dei tagli agli stipendi di magistrati e alti funzionari fino al ¬ęno ¬Ľ a un modesto provvedimento che mirava a ridurre i tempi della giustizia civile. Il premier Monti ha detto che l’Italia non ha bisogno di moderazione ma di ¬ęriforme radicali ¬Ľ. Se non che, quel blocco politico- amministrativo-giudiziario di cui sopra √® in grado di sabotare (con i pi√Ļ vari strumenti) persino le riforme blande. Figurarsi che cosa riuscirebbe a fare se qualche aspirante suicida politico si mettesse davvero in testa di fare tutte le ¬ęriforme radicali ¬Ľ che sarebbero necessarie: ne sa qualcosa il ministro Fornero che di riforme radicali, sfruttando la condizione di emergenza in cui si trovava l’Italia, √® riuscita a farne almeno una, quella delle pensioni, e ha potuto constatare di persona quanto potente sia stato, e sia tuttora, il contrattacco. Per riforme radicali si devono intendere, logicamente, quelle capaci di modificare in profondit√† lo status quo. In Italia, significherebbe incidere sul sistema pubblico, ridurne il peso sulla societ√† e, insieme, costringerlo a una maggiore efficienza, passare da un sistema pubblico grasso e inefficiente a uno magro e efficiente. Chi pu√≤ avere la forza per fare una rivoluzione di questa portata? La resistenza degli interessi consolidati √® tale che fare quella rivoluzione richiederebbe un ¬ęcentro ¬Ľ (un governo), non forte ma fortissimo, cos√¨ forte da piegare e sconfiggere gli innumerevoli poteri di veto che stanno a difesa di quegli interessi consolidati. Si consideri che i tanti cani da guardia che proteggono il sistema pubblico cos√¨ come √® vivono, per lo pi√Ļ, in un mondo tutto loro. Sono autarchici, se non autistici. Nulla pu√≤ a loro importare degli stringenti vincoli europei o del fatto che, Europa o non Europa, se non si abbassano le tasse tagliando la spesa pubblica, non c’√® possibilit√† di rilanciare la crescita, non c’√® altro destino possibile se non il declino e l’impoverimento collettivo. La sola cosa che conta per quei cani da guardia √® fare blocco intorno a supposti diritti acquisiti e a interessi consolidati, della pi√Ļ varia e diversa natura, ma tutti alimentati e garantiti attraverso la spesa pubblica. Non in tutte le democrazie ci sono poteri di veto cos√¨ forti, ramificati e diffusi. Scontiamo in tutta la sua drammatica ampiezza il danno dovuto a un grande fallimento. Il fallimento di quella riforma costituzionale√Ę‚ÄĒ di cui si parla inutilmente dalla fine degli anni Settanta dello scorso secolo √Ę‚ÄĒ che, dando pi√Ļ forza istituzionale al governo, avrebbe dovuto, e potuto, spuntare le unghie dei troppi cani da guardia.


La condanna di Berlusconi. Bindi sparge solo veleni
di Roberto Scafuri
(da “il Giornale”, 27 ottobre 2012)

La notizia irrompe come breaking news sulle reti america ¬≠ne impegnate nelle Presidenziali e anche sulla Bbc, rimbalza sui siti Web d’informazione,monopoliz ¬≠za per ore il traffico su Twitter co ¬≠me su Facebook . Ma non c’√®nulla come una condanna a Berlusconi che in pochi istanti riesca a far rie ¬≠mergere vizi e virt√Ļ del teatrino po ¬≠litico di casa nostra.
Il Pdl si ricompatta d’incanto e, come un sol uomo, difende il suo fondatore e leader. L’opposizio ¬≠ne, invece, si divide in tre-quattro posizioni, con la vicepresidente della Camera e presidente del Pd, Rosy Bindi, che non riesce pro ¬≠prio a contenere i propri senti ¬≠menti. Si definisce ¬ęinquieta ¬Ľ, in quanto questa sentenza ¬ęanche se non √® definitiva, rivela la gravit√† dei comportamenti di un impor ¬≠tante imprenditore italiano, che √® stato a lungo presidente del Consi ¬≠glio. Ora √® pi√Ļ evidente quanto ab ¬≠bia pesato sulla politica e la vita del Paese il suo ingombrante con ¬≠flitto d’interessi. Alla luce di que ¬≠sta sentenza la rinuncia di Berlu ¬≠sconi a ricandidarsi appare di un tempismo perfetto ¬Ľ. Dietrologie e rimpianti. Spunta ¬≠no gioie dichiarate ( il popolo viola si d√† appuntamento per un im ¬≠provvisato brindisi stradale) e ne ¬≠mici di sempre. Tornano per√≤ a manifestarsi anche l’affetto e la so ¬≠lidariet√† dell’intero centrodestra e non solo,l’¬ęangoscia ¬Ľdel fedelis ¬≠simo Sandro Bondi, l’¬ęumana comprensione e il grande dispia ¬≠cere ¬Ľ di Rocco Buttiglione. ¬ęHo ri ¬≠spetto verso le persone, verso la magistratura. Io penso innanzitut ¬≠to che dal punto di vista politica si sia chiusa un’epoca ¬Ľ,si limita a di ¬≠re Massimo D’Alema. E mentre Dario Franceschini √® trincerato dietro un singolare ¬ęBerlusconi non √® pi√Ļ oggetto di confronto po ¬≠litico ¬Ľ, Gianfranco Fini oppone il suo gelido: ¬ęNon commentavo ie ¬≠ri le sentenze, non lo faccio oggi ¬Ľ. Pieferdinando Casini rifiuta di ¬ęspeculare sui guai di Silvio ¬Ľ, An ¬≠tonio Di Pietro invece ci si tuffa che √® un piacere: ¬ęGiustizia √® fat ¬≠ta, la verit√† √® venuta a galla. Berlu ¬≠sconi pensava solo a salvare i pro ¬≠pri affari e la propria impunit√†. Si √® chiusa un’epoca,ma ci ha fatto pa ¬≠gare prezzi altissimi ¬Ľ.

Da parte del centrodestra, per√≤, la reazione √® stata durissima. Il ca ¬≠pogruppo dei deputati, Fabrizio Cicchitto, non esita a definire ¬ęten ¬≠tato omicidio politico ¬Ľ una sen ¬≠tenza che vede non solo la condan ¬≠na penale, ma anche l’interdizio ¬≠ne dai pubblici uffici. ¬ęUso politi ¬≠co della giustizia, lo diciamo non da oggi ¬Ľ. Anche per il segretario Angelino Alfano, il primo a com ¬≠mentare sulle agenzie, la senten ¬≠za, ¬ęinaspettata e incomprensibi ¬≠le, √® l’ennesima prova di accani ¬≠mento giudiziario ¬Ľ. Conferma ¬ęanni e anni di accanimento ¬Ľ, di ¬≠ce anche Paolo Bonaiuti, certo che ¬ęnei prossimi gradi di giudi ¬≠zio, Berlusconi trover√† un giudice a Berlino ¬Ľ. Di sicuro ribaltamento della condanna nei prossimi gra ¬≠di di giudizio sono convinti un po’ tutti: dalla Carfagna alla Brambil ¬≠la, da Nania a Napoli.

Eppure Ste ¬≠fania Prestigiacomo ritiene evi ¬≠dente il manifestarsi, da parte dei magistrati, di ¬ęun odio cieco ¬Ľ; ¬ęuna magistratura militante che impegna risorse da anni per con ¬≠dannare Berlusconi ¬Ľ, come attac ¬≠ca Mariastella Gelmini. Sconcer ¬≠to, incredulit√†, sgomento vengo ¬≠no espressi in un’impressionante successione da tutti gli esponenti del Pdl. Ma se Berlusconi ¬ęfa anco ¬≠ra cos√¨ paura ¬Ľ (come dichiara Eli ¬≠sabetta Alberti Casellati), ecco al ¬≠lora che sarebbe proprio il caso di ripensarci e ¬ętornare in campo ¬Ľ. Lo chiedono con toni e accenti di ¬≠versi Giancarlo Galan, Daniela Santanch√© e Alessandra Mussoli ¬≠ni. Chiss√† che non diventi una pos ¬≠sibilit√† effettiva, di cui si avverte tutto l’eco nelle parole di Domeni ¬≠co Gramazio, a met√† strada tra profezia e annunciazione: ¬ęMan ¬≠cava solo la presenza della magi ¬≠stratura, ora la campagna elettora ¬≠le pu√≤ iniziare ¬Ľ.


La condanna di Berlusconi. Per le toghe Berlusconi √® l’unico che “non poteva non sapere”
di Gabriele Villa
(da “il Giornale”, 27 ottobre 2012)

Qualcuno doveva ¬ęper forza ¬Ľ sempre sapere e qualcun altro poteva ¬ętranquillamente ¬Ľ non sapere. √ą una curiosa filastrocca, quella che si sente oramai recitare spesso in certe aule di giustizia. Dove la giustizia naturalmente √® uguale per tutti.

Uno che per esempio deve, doveva, e, presumibilmente, dovr√† sempre sapere ¬ęper forza ¬Ľ ci√≤ che accade attorno a lui, anche se qualcosa accadesse a mille chilometri di distanza da lui medesimo, √® il Cavaliere, il solito, predestinato, colpevole di tutte le malefatte di questo Paese, Silvio Berlusconi.

Per contro, la lista di coloro che invece possono, potevano e, presumibilmente, potranno non sapere anche in futuro, √® piuttosto lunga e quindi, per non trasformare l’edizione odierna del nostro Giornale in una sorta di dizionario, prenderemo giusto qualche lettera a caso dell’alfabeto dei personaggi politici per offrire solo qualche esempio significativo.

Vi ricordate Filippo Penati? Mass√¨, certo, l’ex braccio destro di Pier Luigi Bersani ed ex vice presidente del Consiglio regionale lombardo. Quando rivestiva la carica di presidente della Provincia di Milano, Penati compr√≤ a prezzi stratosferici le azioni della Serravalle dall’imprenditore Marcellino Gavio che sembra proprio che ricompens√≤ a sua volta, il partito mettendo a disposizione 50 milioni di euro di plusvalenza per la scalata dell’Unipol alla Bnl. Affare non proprio chiarissimo di cui si √® parlato discretamente sui giornali. Ma il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, che pure non ha mai negato di aver messo Penati per un anno a capo della segreteria politica, si √® affrettato solo e sempre a dire: ¬ęIo? Io non lo sapevo. Non ho mai saputo niente su che cosa faceva lass√Ļ in Lombardia ¬Ľ. D’accordo, Penati non era il tesoriere dei democratici ma in questo caso i magistrati si sono sempre fidati della parola del Pier e del suo ¬ęnon sapevo niente ¬Ľ. ¬ęOcchio perch√© io querelo – ha persino detto via radio e sui giornali Bersani – perch√© sul mio rapporto con Penati sento fanfaluche incredibili ¬Ľ.

Perch√© non credergli dunque?E perch√© non credere ad un altro integerrimo come l’esterrefatto degli esterrefatti, Gianfranco Fini a proposito della sua estraneit√† alla ben nota vicenda della casa monegasca. Pensate che Gianfry, anche messo sotto pressione dal nostro quotidiano, anche inchiodato dall’evidenza ha sempre ripetuto: ¬ęLa vendita dell’appartamento √® avvenuta il 15 ottobre 2008 ma sulla natura giudica della societ√† acquirente e i successivi trasferimenti non so assolutamente nulla. Qualche tempo dopo la vendita ho appreso da Elisabetta Tulliani che il fratello Giancarlo aveva in locazione l’appartamento. La mia sorpresa ed il mio disappunto possono essere facilmente intuite. Non sapevo che la casa di Montecarlo fosse stata ristrutturata e affittata a mio cognato ¬Ľ. Buona fede, no? E che dire delle dichiarazioni di Francesco Rutelli, sempre giudicate attendibili dalla Procura di Roma a proposito dell’attivit√† di un suo discreto conoscente: Luigi Lusi, il suo ex tesoriere alla Margherita: ¬ęLe attivit√† di Lusi sono state condotte solo per il suo tornaconto personale, al di fuori di ogni mandato, e a totale insaputa mia e del gruppo dirigente della Margherita ¬Ľ. Una questioncella di appropriazione di 18-20 milioni di cui si pu√≤ ben non sapere nulla.

A maggior ragione se Lusi è sempre stato considerato un collaboratore fidatissimo di Rutelli tanto che è stato proprio lui ad affidargli le chiavi della tesoreria del partito e a insediarlo poi nella stanza dei bottoni del Partito democratico.

E il rigoroso Antonio Di Pietro? Si √® beccato persino il tapiro dalla banda di Striscia la notizia per il candore di ¬ęuomo che non sapeva nulla ¬Ľ. Gi√†, perch√© √® rimasto ¬ęsorpreso, stupito e sconcertato ¬Ľ nello scoprire che Vincenzo Maruccio, capogruppo dell’Idv al Consiglio regionale del Lazio e suo stretto collaboratore fosse indagato per peculato. All’esponente regionale dell’Idv, in particolare, sono stati contestati assegni, prelievi in contanti e bonifici non proprio trasparenti, Pensate che lo stesso Tonino ne aveva sponsorizzato la candidatura con grandi attestati di stima. Quindi la sua sorpresa √® comprensibile. Soprattutto quando allarga le braccia e dice: ¬ęMi √® dispiaciuto molto ¬Ľ.


Berlusconi si sfoga dopo la sentenza: ¬ęSono tentato di espatriare ¬Ľ
di Alberto Gentili
da “Il Messaggero”, 27 ottobre 2012)

ROMA – A dargli la brutta notizia √® stato Niccol√≤ Ghedini. Una telefonata veloce e imbarazzata dal Tribunale di Milano alla residenza di Arcore. Silvio Berlusconi, raccontano, ha reagito con rabbia: ¬ęMihanno voluto sfregiare di nuovo nonostante il mio passo indietro dalla politica. Quei giudici rossi mi braccano da anni e non abbandonano la preda. Qui viene davvero voglia di espatriare, di andare a vivere all’estero. Questo √® un Paese invivibile ¬Ľ.

Uno sfogo che minuto dopo minuto ha lasciato posto all’amarezza. ¬ęContinua la caccia all’uomo, quelli non si fermano davanti a nulla, mi vogliono vedere morto ¬Ľ, ha detto il Cavaliere a un interlocutore al telefono. Poi, cercando di mettere in fila i pensieri: ¬ęLa verit√† √® che ancora mi temono. Sanno che anche se non sar√≤ candidato alla premiership la mia presenza in politica sposta milioni di voti, dunque l’accanimento continua. Ma √® tutto cos√¨ assurdo, campato in aria… Io in quegli anni ero premier e non mi occupavo delle mie aziende. Come potevo commettere quelle frodi?! ¬Ľ.

A met√† pomeriggio, mentre su Arcore si abbatteva una pioggia fitta e nebbiosa, √® arrivata la telefonata di Daniela Santanch√©. La pasionaria gli ha lanciato un appello: ¬ęDevi restare, devi tornare in campo, ripensare al passo indietro. Senza di te si ammaina la bandiera del garantismo e torniamo nelle tenebre del giustizialismo. Il Paese finisce nelle mani dei giudici ¬Ľ. Berlusconi ha tentennato. Poi ha respinto l’avance: ¬ęNo, ormai √® tardi, ormai ho detto che passo la mano e che ci saranno le primarie. Non si pu√≤ cancellare tutto ¬Ľ.

Cresce piuttosto la voglia di ¬ęmollare tutto ¬Ľ. Di lasciare l’Italia dopo questa prima condanna. Tanto pi√Ļ che tra non molto arriver√† la sentenza sul caso-Ruby e in settimana √® prevista la partenza per Malindi. Una nuova vacanza (passeggiate, dieta e buone compagnie) nel resort di Flavio Briatore. L√¨ lo seguir√† anche l’amico Ennio Doris, il patron di Mediolanum. ¬ęQuando non si pu√≤ contare sull’imparzialit√† dei giudici un Paese diventa incivile, barbaro, invivibile e cessa di essere una democrazia. E’ triste, ma la condizione dell’Italia √® questa ¬Ľ, dir√† il Cavaliere alle 18.30 in un collegamento telefonico con Studio Aperto, uno dei tigg√¨ di cui √® editore.

Nella stessa telefonata, Berlusconi ha respinto con forza l’ipotesi che il suo passo indietro fosse collegato alla sentenza: ¬ęNessun collegamento. Ero certo di essere assolto da un’accusa totalmente falsa e fuori dalla realt√†. Io e i miei avvocati eravamo assolutamente certi dell’assoluzione ¬Ľ.

Eppure, nel Pdl, c’√® chi suggerisce l’esistenza di un legame tra la sentenza e l’annuncio di mercoled√¨. Che, insomma, il Cavaliere abbia voluto anticipare i giudici. Lanciargli un messaggio: me ne vado da solo. Sperando nella loro indulgenza e che gli fosse concesso l’onore delle armi. E, soprattutto, evitare che fosse l’odiato Tribunale di Milano a risultare, alle cronache e alla storia, come la vera causa del suo beau geste. Allora, altro che padre nobile del Pdl, altro che suggeritore della nuova covata di giovani berlusconiani.

Alle sei di sera Berlusconi ha deciso di uscire allo scoperto per professare la sua innocenza in tv. Ha cominciato proprio smentendo l’esistenza di un legame tra la sua rinuncia a candidarsi a premier e la condanna: ¬ęEro certo di essere assolto da un’accusa totalmente fuori dalla realt√†. Questa √® una condanna che posso tranquillamente definire politica, incredibile e anche intollerabile. Non si pu√≤ andare avanti cos√¨ ¬Ľ.

Lo sfogo televisivo di Berlusconi non si √® fermato con queste parole. E’ proseguito cercando di dimostrare l’infondatezza del teorema accusatorio dei giudici di Milano: ¬ęQuesta sentenza assurda √® la prova provata di un vero e proprio accanimento giudiziario e dell’uso della giustizia che √® di lotta politica. L’accusa mi vorrebbe socio occulto di due imprenditori americani che io non ho mai neppure conosciuto. Quest’accusa non ha nessun riscontro con la realt√†: ci sono anzi molte prove contrarie e due assolutamente inoppugnabili, che escludono assolutamente questa eventualit√†. Se io fossi stato socio di questi imprenditori, sarebbe bastata una mia telefonata ai responsabili dell’ufficio acquisti di Mediaset per determinare l’acquisto dei diritti che loro volevano vendere, senza che ci fosse bisogno di pagare nessuna tangente. Ma soprattutto, se fossi stato socio di questi imprenditori, sarei venuto immediatamente a conoscenza del pagamento di una tangente oltretutto cos√¨ elevata, 15 milioni di euro, ai responsabili dell’ufficio acquisti di Mediaset e non avrei potuto far altro che provvedere all’immediato loro licenziamento, visto oltretutto che da questi responsabili passavano acquisti di diritti televisivi per oltre 750 milioni all’anno, non solo i 35 milioni di questi due imprenditori. Nessun imprenditore si sarebbe potuto comportare diversamente consentendo ai responsabili del suo ufficio acquisti di continuare a rubare a danno suo e della sua azienda ¬Ľ.

Non solo. Berlusconi ha poi snocciolato le solite cifre, volte a dimostrare l’accanimento contro di lui: ¬ęSenza dubbio √® una sentenza politica, come sono politici i tanti processi che si sono inventati a mio riguardo: pi√Ļ di 60 procedimenti, pi√Ļ di mille i magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, abbiamo subito 188 visite della polizia giudiziaria e della Guardia di Finanza e si sono tenute 2.666 udienze in 18 anni, pi√Ļ di 400 milioni abbiamo dovuto spendere per avvocati e consulenti e poi ci sono quei 564 milioni che ho dovuto versare a De Benedetti per quella che non √® la rapina del secolo ma la rapina del millennio ¬Ľ.


Mediaset, Berlusconi condannato a 4 anni. I giudici: ‚ÄúDominus indiscusso‚ÄĚ
di Giovanna Trinchella
(da “il Fatto Quotidiano”, 26 ottobre 2012)

‚ÄúUn’evasione fiscale notevolissima‚ÄĚ. I giudici di Milano, ed √® la prima volta che accade per il reato di frode fiscale, hanno condannato ¬†Silvio Berlusconi ¬†a quattro anni. Per quella catena di intermediari e societ√† schermo che avrebbero permesso di gonfiare i costi d’acquisto dei ¬†diritti dei film ¬†da trasmettere in tv per creare fondi neri. E’ tutto qui il ¬†processo sui diritti Mediaset che, con mastodontiche consulenze e una infinita lista di testimoni, ha impiegato quasi sei anni di dibattimento. I giudici, presieduti da ¬†Edoardo D’Avossa, hanno inflitto tre anni al produttore cinematografico ¬†Frank Agrama, ¬†considerato dalla Procura di Milano il ‚Äúsocio occulto‚ÄĚ e dai giudici ‚Äúvero mandatario‚ÄĚ del Cavaliere in questa colossale truffa al Fisco: quantificata ¬† ¬†in 17,5 miliardi di lire nel 2000; in 6,6 milioni di euro nel 2001, in circa 4 milioni nel 2002, e in circa 2 milioni nel 2003. ‚ÄúNon √® sostenibile che la societ√† abbia subito truffe per oltre un ventennio senza neanche accorgersene‚ÄĚ; per i giudici Berlusconi era il ‚Äúdominus indiscusso‚ÄĚ e c’√® stato ‚Äúun preciso progetto di evasione esplicato in un arco temporale ampio e con modalit√† sofisticate‚ÄĚ. La riflessione dei magistrati si argomenta cos√¨: ‚ÄúIl sistema‚ÄĚ dei diritti tv aveva un ‚Äúduplice fine‚ÄĚ: una ‚Äúimponente evasione fiscale‚ÄĚ e la ‚Äúfuoriuscita‚ÄĚ di denaro ‚Äúa favore di Silvio Berlusconi‚ÄĚ che ‚ÄĚrimane al ¬†verticedella gestione dei diritti‚ÄĚ e del meccanismo fraudolento anche ‚Äúdopo la discesa in campo‚ÄĚ, perch√© ‚Äúnon c’era un altro soggetto‚ÄĚ a gestire il sistema di frode. ¬†I giudici nelle motivazioni contestuali richiamano anche verdetto della Cassazione sul caso Mills, che prosciolse l’avvocato inglese per prescrizione dall’accusa di corruzione giudiziaria, ma attribu√¨ al Cavaliere la paternit√† dei versamenti sui suoi conti: ‚ÄúIl giro dei diritti si inserisce in un ricorso pi√Ļ generale a ¬†societ√† off-shore ¬†create da Berlusconi affidandosi a fidatissimi collaboratori‚ÄĚ. ¬†Ma non solo perle toghe il comportamento di Berlusconi, nell’ambito del processo Mediaset sui diritti tv, dimostra una ‚Äúnaturale capacit√† a delinquere‚ÄĚ per perseguire ‚Äúil disegno criminoso‚ÄĚ. L’ex premier viene ritenuto l’‚ÄĚideatore‚ÄĚ del sistema fraudolento e ‚Äúnon si pu√≤ ignorare la produzione di un’immensa disponibilit√† economica all’estero ai danni dello Stato e di Mediaset che ha consentito la ¬†concorrenza sleale ¬†ai danni delle altre societ√† del settore‚ÄĚ.

Il dispositivo. ¬†Il presidente di Mediaset, ¬†Fedele Confalonieri, ¬†invece √® stato assolto per ‚Äúnon aver commesso il fatto‚ÄĚ, mentre al manager Daniele Lorenzano √® stata inflitta una condanna a 3 anni e 8 mesi. Un’altra manager Gabriella Galetto √® stata condannata a un anno e due mesi. ¬†Le pene sono ¬†condonate ¬†nella misura di tre anni grazie all’indulto ¬†(articolo 1 della legge 241 del 2006, ndr). ¬†Per l’ex presidente del Consiglio i giudici hanno stabilito tutte le pene accessorie previste dal codice: l’interdizione ¬†dai pubblici uffici per tre anni (che diventer√† esecutiva se e quando la sentenza passer√† in giudicato e dopo il terzo grado, ndr), l’incapacit√† a contrattare con la pubblica amministrazione, l’interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria e l’interdizione perpetua dall’ufficio di componente della commissione tributaria. ¬†I giudici hanno disposto un versamento a titolo di ¬†provvisionale ¬†di 10 milioni di euro da parte degli imputati condannati all’Agenzia delle Entrate. ¬†La sentenza dovr√† essere pubblicata nella sua interezza sul Sole24ore.

Condanna pi√Ļ alta della richiesta del pm. ¬†I magistrati giudicanti hanno superato di quattro mesi la richiesta dell’accusa nei confronti del leader del Pdl. Il pm ¬†Fabio De Pasquale ¬†aveva chiesto 3 anni e 8 mesi e in requisitoria aveva detto che Silvio Berlusconi ‚Äúaveva lasciato le sue ¬†impronte digitali‚Äú ¬†sul sistema ‚Äútruffaldino‚ÄĚ di ‚ÄĚmaggiorazione dei costi‚ÄĚ dei diritti tv acquistati da Mediaset, tra il 1994 e il 1998. ¬†C’era lui secondo la pubblica accusa ‚Äúall’apice della catena di ¬†comando del settore’‚Äė ed era lui ad avere ‚Äúil controllo su ¬†Fininvest, che ha organizzato la frode‚ÄĚ. E sempre all’ex presidente del Consiglio poi ‚ÄĚsono riconducibili i ¬†conti bancari ¬†dove sono stati versati i fondi neri‚ÄĚ, che sarebbero stati realizzati con le compravendite ‚Äėgonfiate’. ¬†Quello sulle ¬†presunte irregolarit√†nella compravendita dei diritti tv da parte di Mediaset, davanti ai giudici della prima sezione penale √® uno dei tre processi milanesi in corso a carico dell’ex premier, oltre a quello sul caso Ruby e all’altro con al centro la fuga di notizie sull’intercettazione Fassino-Consorte ai tempi della scalata alla Bnl. Per la vicenda ‚ÄėMills’, invece, a febbraio era stata decretata la prescrizione (le parti hanno tempo fino ai primi di luglio per ricorrere in appello), mentre per il caso ¬†Mediatrade ¬†la Cassazione ha confermato nei giorni scorsi il proscioglimento di Berlusconi. Un’assoluzione questa, in un procedimento ‚Äėparallelo’ sempre sui diritti tv, di cui i giudici della prima sezione, secondo gli avvocati Ghedini e Longo, avrebbero dovuto tenere conto.

Il sistema per creare fondi neri. Nello schema delineato dall’accusa, i dirigenti Fininvest/Mediaset, avvalendosi di intermediari e societ√† compiacenti, avrebbero, infatti, ¬†gonfiato i costi d’acquisto ¬†dei diritti dei film da trasmettere in tv (‚Äú3 mila titoli in 4 anni, comprati con 12 mila passaggi contrattuali‚ÄĚ) per creare ¬†fondi neri. ¬†E cos√¨, stando all’imputazione, nei bilanci Mediaset degli anni 2001-2002-2003 sarebbero finiti ‚Äúcirca 40 milioni di euro di costi gonfiati‚ÄĚ. E i soldi ottenuti dalla presunta frode? Secondo il pm,‚ÄĚcirca ¬†250 milioni di dollari ¬†sono rimasti nel ‚Äėcomparto riservato’ (il cosiddetto ‚Äėgruppo B’, ndr) di Fininvest‚ÄĚ. E queste‚ÄĚsociet√† nascoste‚ÄĚ’ √Ę‚ā¨‚Äú alcune delle quali, ‚Äúquelle maltesi‚ÄĚ in particolare, avrebbero avuto un ruolo nelle ‚Äúvendite fittizie e ‚Äėspezzettate‚ÄĚ’ √Ę‚ā¨‚Äú erano, ha affermato De Pasquale, ‚Äúproprio di Berlusconi come persona fisica‚ÄĚ. Allo stesso ex premier poi,‚ÄĚche era anche, da tempo immemorabile, in stretti rapporti col produttore americanoFrank Agrama ¬†(per lui chiesti 3 anni e 8 mesi di condanna, ndr)‚ÄĚ, sarebbero riconducibili anche ‚Äúi conti bancari‚ÄĚ da cui sarebbe transitata ‚ÄĚla cresta‚ÄĚ: quei presunti fondi neri passati per ‚Äúconti svizzeri ¬†e delle Bahamas o in quelli del fiduciario Del Bue di Arner Bank‚ÄĚ e poi ‚Äúusciti con prelievi in contanti‚ÄĚ. Una ricostruzione che oggi i giudici sembrano aver accolto. Un anno fa circa i giudici, su richiesta della Procura, aveva riconosciuto la prescrizione del reato a un imputato eccellente: l’avvocato ¬†David Mills, gi√† condannato per essere stato ¬†corrotto ¬†da Berlusconi per mentire in due processi. La ¬†Cassazione, ¬†confermando il quadro accusatorio, aveva dichiarato la prescrizione.Stesso destino per il Cavaliere, la cui posizione era stata stralciata per l’incostituzionale Lodo Alfano. ¬†Secondo quei giudici Berlusconi, ormai fuori dalla gestione del gruppo, sarebbe stato estraneo agli illeciti. In un procedimento stralcio il deputato Pdl, ¬†Massimo Maria Berruti, avvocato di Fininvest ma prima ufficiale della Guardia di Finanza (condannato definitivamente a otto mesi per favoreggiamento, ndr), ¬†si era visto infliggere una condanna a 2 anni e 10 mesi per riciclaggio. Anche in questo caso, per√≤, la Cassazione aveva riconosciuto la prescrizione.

I legali: ‚ÄúSentenza incredibile‚ÄĚ. ¬†‚ÄúUna sentenza assolutamente incredibile che va contro le risultanze processuali. ¬†Addirittura non si √® tenuto conto delle ¬†decisioni della Corte di Cassazione ¬†edel giudice di Roma, che per gli stessi fatti hanno ampiamente assolto il Presidente Berlusconi‚ÄĚ affermano in una nota congiunta i legali di Silvio Berlusconi, Niccol√≤ ¬†Ghedini ¬†e Piero ¬†Longo. Uno dei legali di Confalonieri, l’avvocato Alessio Lanzi, ha invece dichiarato: ¬†‚ÄĚGiustizia √® fatta. Tecnicamente non ha mai commesso nessun reato. Nessuno dei testi lo ha mai indicato come partecipante all’acquisto dei diritti. Bisogna capire perch√© per altre persone non c’√® stata l’assoluzione‚ÄĚ. Insieme a Confalonieri, sono stati invece assolti ¬†Marco Colombo ¬†e ¬†Giorgio Dal Negro ¬†perch√© ‚Äúil fatto non costituisce reato‚ÄĚ; i giudici hanno stabilito infine ‚Äúdi non doversi procedere‚ÄĚ nei confronti di ¬†Manuela De Socio ¬†e ¬†Carlo Scribani Rossi, ¬†Erminio Giraudi.


Obiettivo: vedere il Cav. sul lastrico
di Maurizio Belpietro
(da “Libero”, 27 ottobre 2012)

La guerra a Berlusconi non si esaurir√† con il suo ad ¬≠dio a Palazzo Chigi, ma quando il Cavaliere sar√† ri ¬≠dotto sul lastrico, costretto come Bettino Craxi ad espatriare per non essere tradotto in galera. Cos√¨ profetizzava parecchio tempo fa uno che la sa lunga, o almeno cos√¨ dice. Il quale non si tirava indietro nelPimmaginare scenari nerissimi, di processi ma anche di ricadute economiche sull’impero del Bi ¬≠scione. Confesso che all’epoca il racconto mi parve fantapolitica, frutto di una mente fervida ma forse un po’ troppo immaginifica. Ma ora, dopo l’uscita di scena traumatica causa intervento dei poteri forti e della Merkel, dopo la condanna Mondadori che ha obbligato l’ex pre ¬≠mier a donare mezzo miliardo a Carlo De Benedetti, e dopo la sentenza di ieri che descrive il Cavaliere come un bandito con ¬ęuna naturale capacit√† a delinquere ¬Ľ, appioppandogli quattro anni di carcere sulle spalle, cinque di interdizione dai pubblici uffici e tre dalla guida di societ√†, ora, dicevo, lo scenario dipinto dal tipo che la sa lunga mi pare assai meno remoto di come mi sembr√≤ tempo fa.

Certo, tutti diranno che le condanne e l’addio al leader del centrodestra non hanno niente a che fare, che si tratta di vicende separate, di processi che corrono lungo i binari della giustizia e arrivano a desti ¬≠nazione secondo i loro tempi, i quali non hanno nulla a che vedere con le faccende politi ¬≠che, le elezioni, le primarie e le alleanze fra questa e quella for ¬≠za. Sicuramente √® cos√¨ come osservano i ben informati. Tut ¬≠tavia fa una certa impressione vedere che la condanna giunge proprio nel momento di mas ¬≠sima debolezza dell’uomo che era sceso in politica per fare anche in Italia la rivoluzione li ¬≠berale. Colpisce che proprio mentre il Cavaliere getta la spugna arrivi questa stangata, la quale probabilmente non sar√† la sola perch√© in dirittura d’arrivo ci sono pure altri procedimenti giudiziari, primo tra tutti il cosiddetto processo Ruby, cui dovrebbe aggiungersi il pronunciamento della Cassa ¬≠zione a proposito del maxi ri ¬≠ri ¬≠sarcimento a favore del grup ¬≠po Espresso. Dopo la truffa all’erario potrebbero dunque esserci la concussione e la pro ¬≠stituzione minorile, cui si ag ¬≠giunge l’obbligo di aprire il portafogli e cacciare un altro pacco di milioni.

La gragnuola di mazzate giudiziarie proprio nell’ora del ritiro, nel momento preciso in cui il leader dei moderati deci ¬≠de di fare un passo indietro per favorire l’alleanza fra tutte le forze che non si sentono rap ¬≠presentate dalla sinistra, ma che anzi dai progressisti ex fal ¬≠ce e martello si sentono spa ¬≠ventate e ne temono il ritorno. Coincidenze, sicuramente. Che per√≤, se alle condanne si aggiungesse anche la scalata all’impero delle tv, potrebbero evocare gli scenari raccontati all’inizio. Gi√†, perch√© secondo le ipotesi delineate, dopo le di ¬≠missioni di Berlusconi da pre ¬≠mier sarebbero arrivate le sen ¬≠tenze che lo avrebbero messo fuori gioco e in seguito anche l’offensiva finale per conqui ¬≠stare Mediaset e il resto del gruppo. Fininvest possiede la maggioranza della societ√† tele ¬≠visiva, ma si tratta di un pac ¬≠chetto abbondantemente al di sotto del cinquanta per cento. Per cui basterebbe che i fondi d’investimento, spalleggiati dalle banche, si mettessero d’accordo e il gioco sarebbe fatto. Il Cavaliere non sarebbe pi√Ļ padrone in casa propna, spogliato del gruppo che ha fondato e contribuito a far cre ¬≠scere per infine affidarlo ai propri figli. Un golpe finanzia ¬≠rio. Non un colpo di Stato ma un colpo al cuore di Berlusco ¬≠ni, il quale, privato del potere politico e anche di quello dei soldi, finirebbe espropriato d’ogni ruolo, anche di quello di imprenditore. Il Cav si ritrove ¬≠rebbe a mal partito, proprio come molti anni fa profetizz√≤ Massimo D’Alema, il quale con la consueta cattiveria disse che la sinistra avrebbe mandato Berlusconi a chiedere l’elemo ¬≠sina sul marciapiede. 0 forse sotto un ponte. Frase che in bocca al Robespierre di Galli- poli sintetizza alla perfezione il sentimento nutrito a sinistra nei confronti dell’ex presidente del Consiglio.

Fantasie di una mente trop ­po abituata ad occuparsi di complotti e di sgambetti? Può darsi. Certo, in questo paese abbiamo già visto delle fortune economiche e imprenditoriali sbriciolarsi in poco tempo. Raul Cardini, il contadino che si mosse come un corsaro nel mondo della fi ­nanza e sfidò, fi ­no a umiliarlo, Enrico Cuccia, pagò a caro prezzo la sua scalata al potere.
Appena la fortu ¬≠na gli volt√≤ le spalle, il sistema gli present√≤ il conto. Le ban ¬≠che gli chiusero i rubinetti, la poli ¬≠tica (che lui ave ¬≠va finanziato a suon di miliardi) lo abbandon√≤, i suoi stessi soci lo misero alla por ¬≠ta. Privato di ogni responsabi ¬≠lit√†, quando la giustizia buss√≤ alla sua porta per arrestarlo con l’intenzione di lasciarlo mar ¬≠cire in galera, il grande giocatore d’azzardo si tir√≤ un colpo di rivoltella, chiu ¬≠dendo cos√¨ la sua straordinaria avventura di capitano d’azien ¬≠da.

A Berlusconi ovviamente non auguro una fine cruenta (anche se so che molti sogna ¬≠no questo finale di partita) co ¬≠me quella del povero Cardini. Ma vista l’aria che tira, e so ¬≠prattutto le fantasie a cui i ben informati si lasciano andare, gli regalo un consiglio: si guar ¬≠di le spalle, perch√© in questo Paese butta male e non basta mettersi alle spalle il passato per sentirsi al sicuro. Occhio.


La condanna a Silvio Berlusconi? Una roba mai vista prima…
di Filippo Facci
(da “Libero”, 27 ottobre 2012)

Cos√¨ per√≤ non si era mai vista. Gi√† nel 1998 Berlusconi prese una condanna in primo grado, √® vero, ma non cos√¨. Seccamente: il Cavaliere, a Milano, √® stato condannato in primo grado a 4 anni nel processo sulle presunte irregolarit√† nella compravendita dei diritti tv da parte di Mediaset; la sentenza √® durissima per quattro ordini di motivi: perch√© prevede anche l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici (se confermata in Cassazione), perch√© i pm avevano chiesto una pena addirittura inferiore (3 anni e 8 mesi) e perch√© il dispositivo prevede un versamento di dieci milioni all’Erario come risarcimento dei danni, questo ¬ęin via provvisionale ¬Ľ, il che significa che Berlusconi dovr√† pagarli subito. Nota: il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, √® stato invece assolto con formula piena mentre il produttore statunitense-egiziano Frank Agrama, presunto socio occulto di Berlusconi, ha beccato 3 anni di carcere. Nota due: i 4 anni di Berlusconi diventano uno solo grazie all’indulto del 2006. Il quarto motivo di gravit√†, proseguendo, √® che il presidente del collegio della Prima sezione penale, Edoardo d’Avossa, dopo aver letto il dispositivo della sentenza √® passato a leggerne immediatamente anche le motivazioni (per due ore) secondo una procedura d’urgenza invero rara per procedimenti di tale complessit√†: ed √® qui che ha ravvisato, in Silvio Berlusconi, ¬ęuna naturale capacit√† a delinquere mostrata nella persecuzione del disegno criminoso ¬Ľ. Naturale, ha detto.

Il giudizio pendente E non √® finita ancora: la sentenza √® arrivata nonostante sia pendente un giudizio della Corte Costituzionale su un gi√† noto conflitto di attribuzioni con la Camera: la presidenza di Montecitorio si era rivolta alla Consulta dopo che il tribunale milanese aveva rifiutato il rinvio di un’udienza nonostante Berlusconi fosse ufficialmente impegnato in attivit√† di governo: era il marzo 2010. Che i giudici non aspettino la decisione della Consulta pu√≤ anche accadere, ma √® molto raro, anzi: √® prassi che i giudici si fermino poco prima di una sentenza in attesa di una decisione che appunto riguarda quello specifico processo. Se la Consulta decidesse che a suo tempo vennero violate le prerogative del premier, del resto, la sentenza di ieri potrebbe uscirne azzerata: ma il giudice D’Avossa non √® stato dell’idea. Una scelta che ne ricorda un’altra, risalente all’ottobre 2008: il giudice Nicoletta Gandus, nel processo che vedeva imputati Berlusconi e l’avvocato David Mills, decise di non attendere il parere della Corte Costituzionale circa un ricorso presentato dal pm Fabio De Pasquale contro il Lodo Alfano: e prefer√¨ proseguire il dibattimento solo nei confronti del coimputato Mills. A comportarsi diversamente, per paradosso, fu proprio il giudice D’Avossa, che a margine dello stesso ricorso presentato da De Pasquale, nel tardo settembre 2008, sospese invece il processo in attesa della decisione della Consulta: per il giudice, evidentemente, le eccezioni di costituzionalit√† non sono tutte uguali. D’Avossa √® lo stesso giudice contro il quale, nel 2007, appena iniziato il dibattimento, i legali di Berlusconi proposero istanza di ricusazione perch√© si era gi√† occupato del Cavaliere nel filone d’indagine Medusa: in quella sede aveva definito Mediaset ¬ęuna societ√† nota per i fondi neri all’estero ¬Ľ. L’istanza fu respinta, ovviamente: ma fu uno solo dei tanti percorsi a ostacoli che hanno caratterizzato il processo. Si parla di nove anni di indagini, un’udienza preliminare interminabile, i rinvii a giudizio nel 2006, i singhiozzi procedurali tra richieste di ricusazione, l’istanze di astensione presentate dai giudici, capi d’imputazione che cambiano, slittamenti dovuti al Lodo Alfano, il citato ricorso alla Consulta, richieste di trasferimento, legittimi impedimenti e altro ancora: servirebbe una pagina, sul serio.

Processo lunghissimo Detto questo, spiegare i dettagli di questo processo non √® solo difficile: √® inutile. Non si tratta – come pure nei dibattimenti Mediatrade o Mills 1 e 2 – di processi in cui una tesi e un’antitesi possano essere seriamente prospettate in una quadro che, mediaticamente, permetta di farsi un’idea: l’istruttoria √® stata imperniata su sfilze di testimoni, rogatorie internazionali provenienti da paesi e legislazioni diverse (50 mila pagine attraverso rogatorie in 12 paesi) e sorretta soprattutto su consulenze di societ√† tecniche incaricate ad hoc dalla Procura, come per esempio la Kpmg; dall’altra, le tesi della difesa sono state egualmente imperniate su sfilze di testimoni – in parte defalcati – nonch√© su contro-deduzioni tecniche svolte da vari professionisti nei confronti delle consulenze addotte dall’accusa: in mezzo a tutto questo, per sei anni, c’erano – quando c’erano – i cronisti interdetti oltrech√© il giudice Edoardo D’Avossa, il quale ha meramente deciso che una tesi era pi√Ļ convincente dell’altra. A complicare le cose ci sono i diversi calcoli sulla prescrizione e le diverse valutazioni della procura di Milano rispetto a quella di Roma, a cui √® finito uno stralcio del processo: ma su questo si veda l’articolo di Franco Bechis. In soldoni, comunque, il giudice ha accolto in pieno le tesi dei pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo secondo i quali Berlusconi, pur non ricoprendo pi√Ļ cariche formali all’interno di Mediaset, si occupava lo stesso degli affari di famiglia. √ą lui che avrebbe disposto il pagamento dei diritti dei film hollywoodiani da trasmettere sulle reti Mediaset, il tutto a prezzi gonfiati per produrre uno ¬ęscrigno ¬Ľ di fondi neri per oltre trecento milioni di euro, poi approdati sui conti esteri della famiglia. Traduzione: falso in bilancio e frode al fisco. Il citato manager Agrama, in pratica, secondo l’accusa rivendeva i film a Berlusconi a prezzi nettamente superiori a quanto pagato alle case cinematografiche di Hollywood, ignare. La differenza, dal 1995, avrebbe permesso a Mediaset (ex Fininvest) 120 miliardi di lire di risparmi sul fisco.

La difesa Va da s√© che la difesa del Cavaliere l’abbia messa in tutt’altro modo: ¬ęLa Procura ha dimostrato di non conoscere il mercato dei diritti tv ¬Ľ, disse l’avvocato Niccol√≤ Ghedini nel gennaio scorso. Un teste chiave, secondo quest’ultimo, doveva essere Andrea Marcotulli, ex direttore generale dell’Anica (Associazione nazionale Industrie Cinematografiche) ed esperto di diritti tv. A dire di Ghedini, l’esperto dimostr√≤ la legittimit√† dell’utilizzo degli intermediari come Frank Agrama nel mercato internazionale dei diritti: e Marcotulli evidenzi√≤ in effetti una serie di carenze contenute nella relazione di Kpmg, la societ√† che aveva fornito consulenze all’accusa. Il giudice non sembra averne tenuto conto, e infatti secondo le difese ¬ęla sentenza √® incredibile e va contro le risultanze processuali ¬Ľ. Sentenza che parla di ¬ęevasione notevolissima ¬Ľ, ¬ęsistema fraudolento ¬Ľ, di ¬ędiretta riferibilit√† a Berlusconi del sistema dei diritti televisivi ¬Ľ poich√© Berlusconi ¬ęgestiva il sistema anche dopo la discesa in campo ¬Ľ, lui ¬ędominus indiscusso ¬Ľ. Cos√¨ recita la sentenza, e le sentenze si dovrebbero rispettare. Una volta comprese.


Travaglio peggio di me. Ma io lo voglio libero
di Alessandro Sallusti
(da “il Giornale”, 27 ottobre 2012)

Su ilFatto di ieri, tale Marco Po ¬≠liti, ex vaticanista di La Repub ¬≠blica, scodella odio e rancore contro di me. Dopo aver scritto un mucchio di falsit√†, conclu ¬≠de: si sottometta alla legge, vada a lavare i piatti alla Caritas e ai citta ¬≠dini sia garantita una informazio ¬≠ne libera e corretta. Intende che la politica non deve fare una legge per salvarmi, che sia un capestro per tutti noi. Hai ragione, Politi, ma io dico di pi√Ļ: galera, non servi ¬≠zi sociali alla Caritas (mi concede ¬≠rai il diritto di scegliere). Non so pi√Ļ come fare perch√© la giustizia faccia il suo corso. Secondo Politi, io non merito nulla perch√© la noti ¬≠zia (scritta da un altro) era ¬ęfredda ¬≠mente un crimine contro una per ¬≠sona innocente ¬Ľ. Io non la penso cos√¨, ma pazienza. Mi permetto di sottoporre a Politi il casellario penale-professionale del suo vice di ¬≠rettore Marco Travaglio (fonte: Wikipedia, mai smentita). Si parla di condanne per notizie false e infamanti, di attribuzione di reati mai avvenuti, mica noccioline. Pre ¬≠messo che non penso che Trava ¬≠glio debba andare in carcere n√© al ¬≠la Caritas, se la ricetta Politi fosse applicata anche a lui, la Caritas avrebbe risolto il problema del la ¬≠vapiatti per l’eternit√†. Che ne dici Politi, se hai la pazienza di leggere e se fossi coerente come dovrebbe essere un uomo di fede, stamane dovresti dimetterti da quel giornalaccio la cui guida ¬ęattribuisce fred ¬≠damente crimini inesistenti a per ¬≠sone innocenti ¬Ľ. Ti vergognerai di quello che dici e scrivi o continuerai a mangiare a sbafo senza mai lavare i piatti? (gradita risposta).

1 – Nel 2004 Marco Travaglio √® stato oggetto di un procedimento penale per il reato di diffamazio ¬≠ne aggravata dal mezzo della stampa, a seguito degli articoli ¬ęM’illumino d’incenso ¬Ľ e ¬ęZitti e Vespa ¬Ľ, pubblicati sul quotidiano l’Unit√† nei giorni 12 marzo e 6 maggio di quello stesso anno. Il procedimento ai danni del giornalista si √® concluso nel 2008 dopo che la persona offesa, il giornalista Antonio Socci, ha deciso di ri ¬≠mettere la querela a seguito delle scuse pubbliche di Travaglio.

2 – Nel gennaio 2010 la Corte d’Appello penale di Roma lo ha condannato a 1000 euro di multa per il reato di diffamazione aggra ¬≠vato dall’uso dei mezzo della stam ¬≠pa, ai danni di Cesare Previti. Il reato, secondo il giudice monocratico, era sta ¬≠to commesso mediante l’articolo ¬ęPatto scel ¬≠lerato tra mafia e Forza Italia ¬Ľ pubblicato su L’Espresso il 3 ottobre 2002.
La sentenza d’appello riforma la condanna dell’ottobre 2008 in pri ¬≠mo grado inflitta al giornalista ad 8 mesi di reclusione e 100 euro di multa. In sede civile, a causa del predetto reato, Travaglio era stato condannato in primo grado, in so ¬≠lido con l’allora direttore della rivista Daniela Hamaui, al pagamen ¬≠to di 20.000 euro a titolo di risarci ¬≠mento del danno in favore della vittima del reato, Cesare Previti.il 23 febbraio 2011 la condanna per diffamazione confermata in appello per il processo Previti cade in pre ¬≠scrizione.

3 – Nel 2000 √® stato condan ¬≠nato in sede ci ¬≠vile dopo esse ¬≠re stato citato in giudizio da Cesa ¬≠re Previti a causa di un articolo su L’Indipendente, al risarcimento del danno quantificato in 79 milio ¬≠ni di lire.

4 II 4 giugno 2004 √® stato con ¬≠dannato dal Tribunale di Roma in sede civile a un totale di 85.000 eu ¬≠ro (pi√Ļ 31.000 euro di spese pro ¬≠cessuali) per un errore contenuto nel libro LaRepubblica delle banane scritto assieme a Peter Gomez e pubblicato nel 2001; in esso, a pa ¬≠gina 537, si attribuiva erronea ¬≠mente all’allora neo-parlamentare di Forza Italia Giuseppe Fallica una condanna per false fatture che aveva invece colpito un omo ¬≠nimo funzionario di Publitalia. L’errore era poi stato trasposto an ¬≠che su L’Espresso, il Venerd√¨ di Re ¬≠pubblica e La Rinascita della Sini ¬≠stra, per cui la condanna in solido, oltre che la Editori Riuniti, √® stata estesa anche al gruppo Editoriale L’Espresso. Nel 2009, dopo il ricor ¬≠so in appello, la pena √® stata ridot ¬≠ta a 15.000 euro.

5 – 115 aprile 2005 √® stato condan ¬≠nato dal Tribunale di Roma, in se ¬≠de civile, assieme all’allora diret ¬≠tore de l’Unit√† Furio Colombo, al pagamento di 12.000 euro pi√Ļ 4.000 ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† di spese processuali a Fede ¬≠le Confalonieri (Mediaset) dopo averne associato il nome ad alcu ¬≠ne indagini per ricettazione e rici ¬≠claggio, reati per i quali, invece, non era risultato inquisito.

6 – Il 20 febbraio 2008 il Tribuna ¬≠le di Torino in sede civile lo ha con ¬≠dannato a risarcire Fedele Confa ¬≠lonieri e Mediaset con 26.000 eu ¬≠ro, a causa dell’articolo ¬ęPiazzale Loreto? Magari ¬Ľ pubblicato nella rubrica Uliwood Party su l’Unit√† il 16 luglio 2006.

7 – Nel giugno 2008 √® stato con ¬≠dannato dal Tribunale di Roma, in sede civile, assieme al direttore de l’Unit√† Antonio Padellare e a Nuova Iniziativa Editoriale, al pa ¬≠gamento di 12.000 euro pi√Ļ 6.000 di spese processuali per avere de ¬≠scritto la giornalista del Tgl Susan ¬≠na Petruni come personaggio ser ¬≠vile verso il potere e parziale nei suoi resoconti politici: ¬ęLa pubbli ¬≠cazione ¬Ľ, si leggeva nella senten ¬≠za, ¬ędifetta del requisito della con- tinenza espressiva e pertanto ha contenuto diffamatorio ¬Ľ.

8 – Il 28 aprile 2009 √® stato con ¬≠dannato in primo grado dal Tribunale penale di Roma per il reato di diffamazione ai danni dell’allora direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, perpetrato mediante un ar ¬≠ticolo pubblicato su l’Unit√† dell’11 maggio 2007.

9 – Il 21 ottobre 2009 √® stato con ¬≠dannato in Cassazione (Terza se ¬≠zione civile, sentenza 22190) al ri ¬≠sarcimento di 5.000 euro nei con ¬≠fronti del giudice Filippo Verde che era stato definito ¬ępi√Ļ volte in ¬≠quisito e condannato ¬Ľ nel libro Il manuale del perfetto inquisito, af ¬≠fermazioni giudicate diffamato ¬≠rie dalla Corte in quanto riferite ¬ęin maniera incompleta e sostan ¬≠zialmente alterata ¬Ľ visto il ¬ęman ¬≠cato riferimento alla sentenza di prescrizione o, comunque, la mancata puntualizzazione del ca ¬≠rattere non definitivo della sen ¬≠tenza di condanna, suscitando nel lettore l’idea che la condanna fosse definitiva (se non addirittu ¬≠ra l’idea di una pluralit√† di con ¬≠danne) ¬Ľ.

10 РII 18 giugno 2010 è stato con ­dannato dal Tribunale di Torino РVII sezione civi ­le Рa risarcire 16.000 euro al presidente del Senato Renato Schifani (che aveva chiesto un risarcimen ­to di 1.750.000 euro) per diffa ­mazione, aven ­do evocato la metafora del lombrico e della muffa a Che tempo che fa il 10 maggio 2008. Il Tribunale ha invece ritenuto che le ri ­chieste di chiarimenti, da parte di Travaglio, circa i rapporti di Schi ­fani con esponenti della mafia sici ­liana rientrino nel diritto di crona ­ca, nel diritto di critica e nel diritto di satira.

11 – L’11 ottobre 2010 Travaglio √® stato condannato, in sede civile, per diffamazione dal Tribunale di Marsala per aver dato del figlioc ¬≠cio di un boss all’assessore regio ¬≠nale siciliano David Costa, arre ¬≠stato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente assolto in forma definitiva. Travaglio √® stato con ¬≠dannato a pagare 15.000 euro.


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Bart